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Dal Pd la proposta di legge per riconoscere la cittadinanza agli stranieri collaboratori di giustizia

Il testo si basa su una specifica interpretazione degli "eminenti servizi all'Italia". L'onorevole Gianassi: "Testo concreto e non ideologico"

FIRENZE- Premiare e sostenere lo straniero che mostra il coraggio di denunciare la criminalità e sceglie di sostenere la battaglia per la legalità. È questo il cuore del disegno di legge depositato in parlamento dai senatori Walter Verini, capogruppo Pd in antimafia e primo firmatario al Senato, ed Enza Rando, responsabile della legalità del Pd, e dai deputati Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione giustizia, primo firmatario alla Camera, e Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd. La proposta punta a modificare la legge n. 91 del 1992, introducendo una corsia dedicata per i cittadini stranieri che decidono di testimoniare contro la criminalità.

“La normativa italiana è nata in una fase storica diversa, quando la criminalità nel nostro paese era governata esclusivamente da organizzazioni nazionali  – dichiara il deputato dem Federico Gianassi -. Oggi la capacità di infiltrazione delle organizzazioni straniere nel tessuto nazionale è molto significativa e ciò richiede strumenti legislativi modernizzati. Chi sceglie di schierarsi contro le mafie compie un servizio fondamentale per la buona qualità della nostra democrazia: lo Stato deve proteggerli e accoglierli nella comunità. È un segnale di civiltà e una strategia necessaria per favorire il contrasto alle più efferate forme di criminalità organizzata”.

“Questa proposta nasce dall’impegno quotidiano di chi con competenza e determinazione lavora per il contrasto alla criminalità organizzata e con l’esperienza propria di chi sa lavorare sul territorio aveva sollecitato interventi normativi che favorissero la lotta contro le associazioni malavitose” aggiunge Gianassi. “Il testo è molto concreto, non è alimentato da ideologie e speriamo possa trovare disponibilità e accoglimento dalle diverse forze politiche”.

Attualmente, l’articolo 9 della legge sulla cittadinanza prevede la concessione del titolo per “eminenti servizi all’Italia” o per “eccezionale interesse dello Stato”. Il disegno di legge chiarisce che il cittadino straniero che denuncia quanto subito o visto svolge, a tutti gli effetti, un eminente servizio alla democrazia e alla giustizia del paese. Secondo il nuovo comma 2-bis proposto, la cittadinanza potrà essere concessa allo straniero che si trovi nelle condizioni di protezione previste dalla legge 6 del 2018.

La concessione nella proposta di legge è subordinata a criteri rigorosi: attendibilità: le dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria devono essere caratterizzate da fondata e intrinseca attendibilità; rilevanza: le testimonianze devono risultare decisive per le indagini e per il giudizio; onestà: il richiedente non deve essere stato sottoposto a misure di prevenzione, né avere procedimenti in corso per la loro applicazione.

Il disegno di legge introduce novità anche sul piano procedurale e della sicurezza: proposta della commissione centrale: l’istanza sarà formulata al ministro dell’interno dalla commissione centrale per le misure di protezione, sentita la procura competente; tutela dell’identità: viene regolamentato l’uso del cambio di generalità e dei documenti di copertura per garantire la riservatezza e il reinserimento sociale del testimone, proteggendolo dal rischio di ritorsioni; iniziativa del procuratore: viene estesa al procuratore circondariale la facoltà di attivare le speciali misure di protezione in relazione ai fatti oggetto delle denunce.

 

© Riproduzione riservata

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