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Romania (di nuovo) verso il caos, i socialdemocratici scaricano il premier: governo a rischio

Bucarest di nuovo verso il caos. A soli 10 mesi dalla costituzione del governo guidato dal liberale Ilie Bolojan, ieri il partito Socialdemocratico ha votato a stragrande maggioranza per togliere il suo sostegno al premier e chiederne le dimissioni, annunciando il ritiro entro la settimana di sei ministri e l’uscita dalla maggioranza parlamentare di cui è (era) il principale ‘azionista’. Si apre così alla crisi di governo e potenzialmente a mesi di instabilità.

I mesi tra le legislative del dicembre 2024 e nel giugno successivo la costituzione del governo a quattro guidato da Bolojan, leader del Partito Nazionale Liberale di centro-destra, sono stati caratterizzati da forti tensioni e grande precarietà, seguite all’annullamento delle presidenziali del novembre 2024 ad opera della Corte costituzionale per sospette ingerenze da parte russa e irregolarità attribuite al vincitore del primo turno, Călin Georgescu. Il voto era stato ripetuto nel maggio 2025 e aveva visto vincere l’europeista Nicușor Dan.

Bolojan, che ha dichiarato in un comunicato stampa che non si dimetterà, dovrà affrontare una mozione di sfiducia in Parlamento. Ieri sera, riportano i media locali, centinaia di persone si sono radunate nella capitale per manifestare in suo sostegno.

I socialdemocratici accusano Bolojan

Secondo i socialdemocratici, che in Parlamento detengono la maggioranza relativa, Bolojan avrebbe distrutto “la base sociale” del Paese con un pesante programma di austerità che ha danneggiato l’economia e fatto esplodere il costo della vita per i cittadini.

Va tuttavia ricordato che il deficit di bilancio della Romania per il 2025 è il più alto dell’Unione, attestandosi al 7,65% del Pil. Infatti dal 2020 Bucarest è sotto procedura da parte della Commissione per deficit eccessivo. Il governo stava ottenendo i primi risultati nell’abbassarlo.

Bolojan: “Fuga vigliacca”

Da parte sua, Bolojan ha accusato i socialdemocratici di “fuggire vigliaccamente” dalle responsabilità per decisioni che anche loro avevano preso. “Quello a cui assistiamo oggi è la messa a repentaglio delle finanze del nostro Paese, il collasso della governance, il tutto con totale mancanza di rispetto per i nostri cittadini”, ha dichiarato sottolineando anche il momento internazionale particolarmente critico che il mondo sta attraversando.

La coalizione di governo aveva concordato che Bolojan avrebbe guidato il paese per i primi due anni, prima di passare la carica a un socialdemocratico.

La destra sente l’odore del sangue

Intanto George Simion, leader del partito di estrema destra Alleanza per l’Unità dei Rumeni (Aur), arrivato secondo alle presidenziali del maggio 2025 dopo un ballottaggio al cardiopalma, ieri ha chiesto le elezioni anticipate prima ancora che i socialdemocratici votassero per destituire il premier. L’occasione d’altronde è ghiotta: i sondaggi danno il suo Aur al primo posto. Da programma, i romeni, che non hanno mai sperimentato voti anticipati, dovrebbero tornare alle urne nel 2028.

Aur e Socialdemocratici intanto hanno entrambi annunciato la presentazione di mozioni di fiducia, e se votassero insieme avrebbero i numeri per approvarla e dunque rovesciare il governo. A quel punto, il presidente Dan dovrebbe conferire l’incarico per un nuovo governo a qualcuno, probabilmente ‘pescando’ dall’attuale coalizione che vede insieme Pnl, Socialdemocratici, Unione Salva Romania (Usr, liberali) e il partito della minoranza ungherese (Udmr). Dan ha sempre escluso di nominare un primo ministro di estrema destra.

Fondi europei a rischio

La caduta del governo e la conseguente instabilità potrebbero mettere a rischio i fondi europei, di cui Bucarest ha grande bisogno. Si parla di circa 11 miliardi di euro del fondo per la ripresa e la resilienza che potrebbero andare persi se il Paese non adotterà le riforme richieste da Bruxelles entro agosto. Sarebbero incerti anche i contratti di difesa per 16,6 miliardi di euro nell’ambito dell’iniziativa Safe dedicata al riarmo europeo.

C’è poi la questione legata al rating creditizio, mantenuto dalle agenzie specializzate all’ultimo gradino della categoria “investment grade” grazie all’aumento delle tasse e ai tagli alla spesa pubblica decisi dal governo Bolojan per ridurre il deficit di bilancio. Ma a rischio in caso di instabilità politica.

Non è un caso che Dan abbia cercato di rassicurare, affermando ieri ai giornalisti: “Sì, avremo una crisi politica, ma sulle questioni essenziali c’è prevedibilità”.

Politics

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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