Un canale diretto tra Casa Bianca e vertici del calcio mondiale riapre, a poche settimane dal via, la lista delle partecipanti ai Mondiali 2026. Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti in Italia, ha sollecitato Donald Trump e il presidente della Fifa, Gianni Infantino, a valutare la sostituzione dell’Iran con l’Italia. L’iniziativa arriva mentre la presenza della nazionale iraniana resta incerta e la decisione finale è rimessa a Teheran e, in ultima istanza, al Consiglio Fifa.
L’eventuale ritiro o l’impossibilità di partecipare della selezione iraniana attiverebbe una clausola regolamentare che assegna alla Fifa piena discrezionalità sulla sostituzione. Il regolamento del torneo prevede che, in caso di rinuncia o esclusione di una federazione qualificata, l’organizzazione possa decidere come intervenire e, se necessario, indicare una nuova partecipante.
Da Teheran arrivano segnali divergenti. Il ministro dello Sport e della Gioventù Ahmad Donyamali ha indicato che la partecipazione è oggetto di valutazione governativa e che la decisione dipenderà dalle condizioni generali e dalla sicurezza, con un coinvolgimento probabile del Consiglio di sicurezza nazionale. La federazione calcistica, parallelamente, continua a prepararsi all’evento. La distanza tra piano sportivo e piano politico comprime i tempi di decisione e trasferisce sul tavolo della Fifa una scelta che, a calendario ormai definito, ha ricadute immediate su organizzazione e diritti.
Il dossier Iran dentro il regolamento Fifa
Il regolamento del Mondiale 2026 concentra in un’unica disposizione la gestione delle situazioni straordinarie. L’articolo 6.7 attribuisce al Consiglio Fifa il potere di intervenire “a propria discrezione” qualora una federazione partecipante si ritiri o venga esclusa, includendo esplicitamente la possibilità di sostituirla con un’altra associazione. Non è previsto un meccanismo automatico di subentro né una gerarchia vincolante di criteri. La norma, costruita per garantire continuità al torneo, lascia aperta la scelta tra soluzioni diverse: designazione diretta, ricorso al ranking, selezione all’interno della stessa confederazione o organizzazione di uno spareggio straordinario.
Tra le ipotesi circolate negli ambienti federali figura un playoff intercontinentale a quattro squadre, soluzione che consentirebbe di trasferire almeno una parte della decisione sul piano competitivo. Una procedura di questo tipo richiederebbe però una rapida individuazione delle nazionali ammesse, la definizione di sedi e date, e l’integrazione del risultato nel calendario già approvato. Ogni opzione presenta vincoli stringenti: una designazione diretta ridurrebbe i tempi ma esporrebbe la Fifa a contestazioni sul criterio; uno spareggio introdurrebbe un elemento di legittimazione sportiva, ma comprimerebbe ulteriormente una tempistica già critica.
Il fattore tempo è determinante. Le squadre partecipanti devono confermare con largo anticipo base logistiche, spostamenti, accrediti, piani media e attività commerciali. Una modifica a ridosso dell’inizio comporta un effetto a catena su sedi, sicurezza, distribuzione dei biglietti e pianificazione televisiva. Anche le penali previste per un eventuale ritiro – fissate in importi significativi e accompagnate dalla possibilità di ulteriori sanzioni – non risolvono il nodo principale, che resta la sostituzione operativa della squadra mancante.
In questo contesto, le valutazioni sulla partecipazione iraniana non possono essere separate dal quadro politico. Le dichiarazioni del ministro Donyamali collocano la decisione fuori dall’ambito esclusivamente sportivo e la rimettono a un livello governativo. Ciò introduce un’incertezza che la Fifa non può sciogliere autonomamente finché non interviene un atto formale. Allo stesso tempo, l’organizzazione deve preparare scenari alternativi per evitare un vuoto nella composizione dei gironi.
Perché l’Italia torna in gioco
L’indicazione di sostituire l’Iran con l’Italia inserisce nel processo decisionale una variabile ulteriore. L’Italia, esclusa al termine delle qualificazioni, rappresenta una delle nazionali con maggiore riconoscibilità internazionale e un bacino di interesse rilevante per i mercati televisivi europei. La sua eventuale inclusione inciderebbe immediatamente su audience, pianificazione editoriale dei broadcaster e valorizzazione degli spazi commerciali associati al torneo.
Il Mondiale 2026, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, è costruito su un equilibrio complesso tra esigenze sportive e sostenibilità economica. I contratti di diritti audiovisivi, le sponsorizzazioni globali e la vendita dei biglietti presuppongono stabilità nella composizione delle partecipanti. Una sostituzione, soprattutto se coinvolge una nazionale con un forte richiamo mediatico, modifica le aspettative di pubblico in diversi mercati e richiede un adeguamento rapido delle strategie di distribuzione e comunicazione.
Sul piano organizzativo, l’ingresso di una squadra alternativa comporta l’assegnazione di una sede base, la ridefinizione dei flussi logistici e l’integrazione nei protocolli di sicurezza già predisposti. Negli Stati Uniti, dove si concentra una parte rilevante delle partite, la gestione dei visti e degli accessi rappresenta un ulteriore livello di complessità. La presenza o l’assenza di una nazionale proveniente da un’area geopolitica sensibile incide anche sulla pianificazione delle misure di ordine pubblico e sulle interlocuzioni tra autorità federali e locali.
La relazione tra Donald Trump e Gianni Infantino aggiunge un elemento di contesto istituzionale. Il torneo del 2026 è considerato dall’amministrazione statunitense un appuntamento di rilievo internazionale, al pari di altri grandi eventi sportivi assegnati al Paese. In questo quadro, la gestione delle partecipazioni è una componente della riuscita complessiva dell’evento.
Per la Fifa, la scelta eventuale della sostituta dovrà tenere insieme criteri differenti: continuità organizzativa, tenuta del calendario, coerenza con il regolamento e impatto sul sistema dei diritti. La discrezionalità prevista dall’articolo 6.7 consente di operare rapidamente, ma non elimina la necessità di motivare la decisione e di renderla sostenibile sul piano istituzionale. In assenza di un criterio predefinito, ogni opzione richiede una giustificazione esplicita.
Sul versante iraniano, la decisione finale dipenderà da una valutazione che esula dal perimetro sportivo. Le parole del ministro Donyamali indicano che la partecipazione è legata a condizioni politiche e di sicurezza che saranno determinate a livello governativo. Fino a quel momento, la federazione continua a operare come se la presenza al torneo fosse confermata. Questo scarto tra preparazione tecnica e incertezza politica è il punto in cui si concentra la pressione sul calendario. Nel frattempo, le strutture organizzative del torneo procedono secondo il programma definito.
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