Quelli con Ursula von der Leyen sono stati colloqui “estremamente costruttivi e positivi“. Così li ha definiti il primo ministro eletto ungherese Péter Magyar, che ieri si è recato a Bruxelles per incontrare la presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio António Costa. Concorde von der Leyen ha affermato su X di aver avuto un “ottimo scambio”.
I fondi congelati a causa di Viktor Orbán
Al centro dell’incontro, quasi un unicum visto che non è prassi che un premier non ancora in carica sia ricevuto dalle massime cariche dell’Unione, c’era una posta piuttosto alta: lo sblocco di 17 miliardi di fondi – circa 10 dal Fondo per la ripresa post-pandemia e circa 7 dai fondi di coesione – congelati per questioni di corruzione e arretramento democratico dell’era di Viktor Orbán, e un accordo su altri 16 miliardi nell’ambito del prestito per investimenti militari Safe. Budapest è l’unica capitale a non avere definito i piani per quest’ultimo strumento, tenuto di fatto in ammollo da Bruxelles in attesa di un cambio di governo nel Paese dell’Est alle elezioni del 12 aprile.
Per Magyar l’incontro era della massima importanza: l’Ungheria ha davvero bisogno delle risorse in questione, e lui potrà subito far valere un importante successo. “I fondi dell’Ue cominceranno presto ad arrivare in Ungheria“, ha rassicurato i propri concittadini ieri sera su facebook. Ma c’è un ‘ma’: l’erogazione degli oltre 10 miliardi dei Recovery Fund dipenderà da fatti concreti, ovvero dall’approvazione entro metà agosto di tutta una serie di riforme necessarie per riportare il Paese nell’alveo democratico.
Il precedente che ha reso la Commissione cauta
Se ciò non avverrà, i soldi andranno persi. I tempi sono stretti, e sebbene Magyar goda di una super-maggioranza, l’esperienza insegna a Palazzo Berlaymont che è meglio prima ‘vedere cammello’ e solo dopo ‘pagare’. Infatti c’è un precedente: nel 2023 il polacco Donald Tusk venne ricevuto pur non essendo ancora entrato formalmente in carica e in una situazione simile. Anche Varsavia infatti doveva smantellare le precedenti decisioni in senso anti-democratico del partito PiS, e Bruxelles concesse fondi dietro l’impegno di farlo. Tusk però poi non è perfettamente riuscito nell’impresa, a causa dei continui veti da parte del presidente . En passant, un problema con cui il polacco sta facendo i conti a tutt’oggi.
Quindi la Commissione, che all’epoca concesse ‘sulla fiducia’ lo sblocco delle risorse, stavolta ci va più cauta. D’altronde l’Unione ha bisogno di riportare a sé la ‘pecorella smarrita’ ungherese e avviare una rinnovata collaborazione che porti Budapest a “riallinearsi con i valori europei condivisi”, come ha sottolineato von der Leyen, dopo gli anni di continue opposizioni e uso ‘negoziale’ del veto da parte del ‘lupo’ Orbán, diventato il ‘bad guy’ del blocco.
Questo doppio interesse convergente spiega la velocità con cui vertici Ue e futuro governo magiaro si sono incontrati. Entrambe le parti infatti hanno avviato i colloqui di alto livello subito dopo le elezioni che hanno visto stravincere il partito di Magyar, Tisza.
Ma quali sono le riforme chieste da Bruxelles?
Cosa chiede Bruxelles
Bruxelles chiede innanzitutto il rispetto di 27 ‘obiettivi strategici’ e strutturali che puntano al ripristino dello stato di diritto. Tra questi, gli appalti pubblici, l’indipendenza della magistratura, la libertà accademica e la possibile adesione dell’Ungheria alla Procura europea. Il futuro governo intende anche tagliare i finanziamenti ai media di Stato e ai think tank legati al precedente regime, come il Mathias Corvinus Collegium, che ha già promesso battaglia. Il presidente del Consiglio europeo, che ieri ha incontrato a sua volta Magyar, ha indicato tre dossier prioritari: il Quadro finanziario pluriennale 2028-34, l’Ucraina e la competitività. Sull’Ucraina va ricordato che Magyar ha già tolto il veto al prestito da 90 miliardi vitale per Kiev, con cui Orban ha tenuto in scacco per mesi tutto il blocco.
Come detto, dato che il futuro premier dispone di un’ampissima maggioranza, si prevede che riuscirà a far approvare rapidamente le riforme, ma il fattore tempo è assolutamente stringente, considerando anche che sarà comunque complesso passare alla parte attuativa e di dettaglio entro agosto.
La strategia del leader di Tisza è di dare precedenza a quello che può essere completato entro la scadenza, rimandando le modifiche che richiedono più tempo. Gli incontri già in corso con Bruxelles servono, tra le altre cose, proprio a stabilire tali priorità. Va peraltro ricordato che a febbraio un parere di un avvocato della Corte di giustizia dell’Ue – non ancora confermato dai giudici – ha precisato che per erogare i fondi è necessario che tutte le riforme richieste siano entrate in vigore.
Von der Leyen: “Lavoreremo a stretto contatto”
Magyar ha fatto sapere su facebook che tornerà a Bruxelles il 25 maggio per “concludere un accordo politico” sui fondi congelati. Lo farà da premier in carica, dato che presterà giuramento il 9 maggio, tra l’altro data in cui ricorre la Giornata dell’Europa. Il primo ministro in pectore ha anche specificato che “l’Unione non sta imponendo condizioni che siano contrarie agli interessi del nostro Paese“.
Dopo l’incontro, von der Leyen ha confermato su X che i due hanno discusso “i passi necessari per sbloccare i fondi Ue destinati all’Ungheria” e ha promesso di “lavorare a stretto contatto” con il nuovo governo. Costa ha commentato: “L’Ue ha di fronte molte sfide, ma quando siamo uniti l’Europa produce sempre risultati”.
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