(Adnkronos) – L’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo, con una partecipazione pari al 63,3% del capitale rappresentato tramite il rappresentante designato, ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno: dal bilancio 2025 alla distribuzione del dividendo, fino alle politiche di remunerazione e incentivazione.
L’amministratore delegato Carlo Messina ha sottolineato come, anche in un contesto internazionale complesso, il gruppo continui a dimostrare solidità e capacità di generare risultati sostenibili. “La nostra crescita continuerà a essere guidata da leve interne, sinergie e sviluppo organico, con un approccio rigoroso e selettivo nell’allocazione del capitale”, sottolinea. Messina ha inoltre ribadito le priorità operative del gruppo: disciplina nella gestione dei costi, attenzione alla qualità del credito e forte spinta sulle commissioni, “facendo leva – dice – sulla nostra piattaforma tecnologica e sul modello di Wealth Management, Protection e Advisory, anche attraverso il contributo significativo della Divisione International Banks, a supporto di una crescente presenza internazionale”
Guardando al futuro, l’amministratore delegato ha confermato l’obiettivo di un utile netto pari a circa 10 miliardi di euro nel 2026. I risultati del 2025, spiega ancora Messina, “pongono Intesa Sanpaolo in una posizione di forza per il nuovo Piano di Impresa 2026–2029, un Piano basato su tecnologia, commissioni e un’elevata qualità dell’attivo, che si fonda su leve già pienamente operative e non presenta rischi di esecuzione”.
Dal canto suo, il presidente Gian Maria Gros-Pietro ha evidenziato il forte incremento della capitalizzazione registrato nel 2025. “La capitalizzazione di mercato di Intesa Sanpaolo, cresciuta di circa il 50%, ha superato i 100 miliardi di euro, ai vertici della classifica delle banche della zona Euro”, dice il presidente che ha infine richiamato l’attenzione sull’impegno del gruppo in ambito Esg: “Per noi, la crescita economica, seppur prioritaria, non è scindibile dall’attenzione alle dimensioni sociale e culturale”, sottolinea. “Il nostro impegno e i traguardi raggiunti in tema di ambiente, sociale e governance sono stati riconosciuti anche quest’anno a livello internazionale: Intesa Sanpaolo è la sola banca del Paese presente nei Dow Jones Best-in-Class Indices e nella Cdp Climate A List”.
Stando ai rumors, non sfugge tra gli operatori di mercato la curiosità per le prossime possibili mosse di Intesa Sanpaolo. Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, interpellato dall’AdnKronos sulla questione M&A, non ipotizza fughe in avanti: “Mi aspetterei un atteggiamento selettivo”. Dopo l’operazione Ubi, spiega il professore, “Intesa ha già raggiunto una dimensione tale da rendere poco probabili ulteriori grandi operazioni bancarie domestiche, anche per possibili vincoli regolamentari”. “Non escluderei però operazioni mirate, soprattutto nel wealth management, dove acquisizioni di dimensioni contenute possono rafforzare competenze e capacità distributiva”.
Sul tema del cosiddetto ”risiko” dell’asset management, spiega ancora Calcaterra, “credo che Intesa possa avere un ruolo, ma più in chiave industriale che aggressiva”. “Più che guidare un consolidamento tramite grandi acquisizioni, mi sembra probabile che la banca continui a investire sulle proprie fabbriche prodotto e sull’espansione, anche graduale, a livello europeo, valorizzando l’integrazione tra produzione e distribuzione magari facendo ulteriormente leva su partnership strategiche come quella sopra citata con Stoxx”. (di Andrea Persili)
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