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Mps, Cda balcanizzato: Lovaglio e Bisoni eletti a maggioranza

(Adnkronos) – Nessuna concordia in Mps, almeno per ora. Il consiglio di amministrazione dell’istituto ha nominato Luigi Lovaglio amministratore delegato e direttore generale e Cesare Bisoni presidente. Le decisioni sono state approvate a maggioranza, con il voto favorevole degli otto consiglieri espressione di Plt Holding — compresi gli stessi Lovaglio e Bisoni — senza alcun coinvolgimento delle minoranze. Nessuno spazio per queste ultime anche nelle cariche di vicepresidente, affidate a Flavia Mazzarella e Carlo Corradini, anch’essi eletti nella lista di maggioranza dell’imprenditore Tortora. 

Secondo quanto risulta all’AdnKronos da fonti ben informate, i consiglieri di minoranza sarebbero stati anche pronti a votare Lovaglio come amministratore delegato qualora la presidenza fosse stata assegnata a un nome condiviso espressione della minoranza, tutto nell’ottica della concordia necessaria. La disponibilità sarebbe però venuta meno di fronte alla scelta della maggioranza di procedere comunque con votazioni a maggioranza sulle nomine, senza apertura al confronto. 

Una dinamica che, secondo Angelo De Mattia, analista economico ed ex Bankitalia, rappresenta un’occasione mancata. “Nel non dare la presidenza alla minoranza si è persa un’occasione importante per rafforzare la coesione interna e il corretto funzionamento dell’organo deliberativo”, osserva all’AdnKronos. Per De Mattia, il ruolo del presidente — evolutosi nel tempo in una figura senza deleghe operative — “è più coerente con un ruolo super partes”. Proprio perché privo di funzioni gestionali dirette, il presidente “dovrebbe garantire equilibrio e sintesi all’interno del consiglio di amministrazione”. 

 

 

 

Il corretto funzionamento del Cda, sottolinea, si fonda su quella che “i latini chiamavano discordia concors”, ossia “una fisiologica discussione nell’organismo”, fatta di confronto e dibattito “con motivazioni pertinenti”, cui deve però seguire “una sintesi che privilegia la coesione” e “il bonum societatis2. 

In questo equilibrio, la figura del presidente è centrale: “Per fare questo la figura più idonea è quella di un presidente che sia non solo nell’azione super partes, ma anche nel momento genetico”, cioè già nella fase della nomina. Non basta essere imparziali nei fatti: “Non deve solo essere con i fatti, ma anche apparire”, e per questo “sarebbe opportuno che vi fossero forme di convergenza” al momento della designazione. 

De Mattia non mette in discussione il valore del confronto interno: “Ritengo fondamentale la dialettica nell’organo”, chiarisce, ma avverte che questa non deve degenerare. “Questi non sono organismi in cui c’è un certamen”, osserva, mettendo in guardia anche dai rischi di equilibri troppo fragili: “8 a 7, se diventa un certamen, è pure pericoloso per il funzionamento dell’organo”. (di Andrea Persili) 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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