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Il diritto all’acqua passa per le donne: il lavoro invisibile che rende sicuro ogni bicchiere

Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza”. Lo slogan delle Nazioni Unite per il World Water Day mette l’accento su quanto l’oro blu ed equità siano connesse, e su come, di conseguenza, investire in soluzioni idriche inclusive sia una leva fondamentale per lo sviluppo sostenibile e la salute pubblica. Un tema che riguarda soprattutto le donne.

Non è un caso, infatti, se il focus della Giornata Mondiale dell’Acqua, che si celebra il 22 marzo, è ‘Water and Gender‘: l’Onu ha voluto sottolineare il legame tra accesso all’acqua, diritti umani e parità di genere. Per avere un’idea, oggi 2,2 miliardi di persone nel mondo vivono senza accesso ad acqua sicura e le donne sono le prime a subire le difficoltà. A livello globale, donne e ragazze dedicano ogni giorno oltre 200 milioni di ore alla raccolta dell’acqua per la comunità: tutto tempo sottratto all’istruzione, al lavoro e alla sicurezza personale. E il paradosso è che restano spesso escluse dai processi decisionali.

Parità di genere nel settore privato

Il tema riguarda anche il contributo che viene dal settore privato. Culligan, azienda attiva da novant’anni nella filtrazione dell’acqua per famiglie e imprese, in occasione del 22 marzo richiama il ruolo delle donne all’interno della propria organizzazione e nel più ampio ecosistema della gestione delle risorse idriche. Un impegno che attraversa ambiti diversi, dall’ingegneria alle scienze, fino ai ruoli operativi e di leadership.

Il tema della parità di genere, per l’azienda, si declina nel concreto. L’azienda punta a raggiungere il 35% complessivo di presenza femminile nelle posizioni di leadership. In Italia, nella sede di Bologna – headquarter del Gruppo -, le donne rappresentano il 60% dei dipendenti, con una forte presenza nelle fasce più giovani: il 65% ha tra i 18 e i 30 anni. Numeri che riflettono un investimento diretto sulle competenze e sulle nuove generazioni. Per Culligan, infatti, l’empowerment delle donne è sì una questione di equità, ma anche un fattore chiave di innovazione, crescita e cultura aziendale.

Scienza e innovazione al centro

Fondamentale il lavoro scientifico. Ricercatrici, ingegnere e manager dell’azienda sono all’opera ogni giorno per anticipare i rischi legati alla qualità dell’acqua e sviluppare soluzioni basate su scienza e innovazione. In Italia, il volto di questo impegno è quello di Malamati Tsiola, Responsabile qualità e sicurezza alimentare di Culligan Italy, che coordina il laboratorio di analisi nello stabilimento di Fossombrone. Qui vengono monitorati i contaminanti che possono compromettere la qualità dell’acqua prima che arrivi al bicchiere dei consumatori.

Spiega la scienziata: “Mi piace pensare alle donne come a figure che danno la vita e la fanno crescere. Le stesse qualità sono fondamentali anche nella ricerca scientifica: far crescere idee, trasformarle in progetti e poi in soluzioni concrete a disposizione di tutti”.

Malamati Tsiola
Malamati Tsiola (Culligan Italy)

Aprire un rubinetto e bere: un gesto non scontato

Per quanto ci sembri un gesto scontato, aprire un rubinetto e bere acqua sicura non è così semplice. E non solo perché, come abbiamo visto, centinaia di milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’oro blu, ma anche perché la qualità dell’acqua è oggi al centro di una continua evoluzione scientifica, che spesso procede più velocemente rispetto alle normative. Così, le tecnologie di analisi permettono di individuare contaminanti in concentrazioni sempre più basse, anticipando rischi che non sempre sono regolamentati. È proprio nello spazio tra ciò che la scienza sa già e ciò che le norme non hanno ancora recepito che si posiziona il lavoro degli scienziati e delle scienziate di Culligan.

Un esempio è il TFA (acido trifluoroacetico), uno degli oltre 10mila PFAS, ovvero le sostanze chimiche note come ‘inquinanti eterni (‘forever chemicals’). Sottoprodotto di pesticidi e refrigeranti, il TFA è stato rilevato nelle acque europee con livelli crescenti, e dallo scorso gennaio il suo monitoraggio è entrato ufficialmente in vigore nell’Unione con la Drinking Water Directive, che si occupa della qualità delle acque destinate al consumo umano. Per quanto riguarda il gruppo definito ‘Somma di PFAS’, il limite previsto è di 0,10 µg/l, mentre per l’acido trifluoroacetico è di 10 µg/l.

Ma come fa Culligan ad affrontare l’inquinamento di contaminanti come PFAS, microplastiche, TFA e metalli pesanti? Con soluzioni innovative come i nuovi sistemi certificati NSF secondo gli standard americani, che già parametri applicano più stringenti su alcuni elementi.

“Proteggere il diritto all’acqua significa tutelare il futuro di tutti”

L’obiettivo di Culligan è chiaro, come spiega il Presidente Culligan Italia Giulio Giampieri: “Garantire a tutti un’acqua di qualità, sicura e accessibile, nel rispetto delle persone e dell’ambiente”. Per raggiungerlo, è fondamentale “costruire una cultura aziendale che metta le donne al centro, valorizzandone il talento sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione. Crediamo fermamente che l’acqua di qualità sia un diritto universale e continuiamo ogni giorno a rinnovare questo impegno”.

“In una giornata così significativa a livello internazionale (come il 22 marzo, ndr), il contributo di scienziate come Malamati Tsiola ci ricorda che proteggere il diritto all’acqua significa tutelare il futuro di tutti”, conclude Giampieri.

Welfare

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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