In una qualunque città italiana, basta guardarsi intorno per cogliere i segni di una stratificazione umana senza precedenti: è la fotografia di un Paese dove otto diverse generazioni camminano, respirano e, spesso, lavorano nello stesso spazio. Si passa dai volti di chi ha conosciuto l’Italia rurale e i conflitti mondiali ai bambini che muovono i primi passi in un mondo già mediato dall’intelligenza artificiale. Come spiega Alessandra Spinelli in un editoriale per il Messaggero, richiamando le analisi della sociologa Isabella Pierantoni, questa convivenza non è più un’eccezione ma la struttura stessa della nostra società. È un presente in cui la longevità ha rallentato il tempo degli anziani mentre la denatalità ha svuotato le culle, creando un mosaico dove il passato e il futuro si siedono ogni giorno alla stessa scrivania. La sfida? Rompere l’inerzia e trasformare questa convivenza in una forza propulsiva, dove ogni generazione smette di difendere il proprio perimetro e inizia a contaminare le altre.
La convivenza di otto generazioni
Ad accendere i riflettori su questa straordinaria co-esistenza di otto generazioni diverse è la sociologa Pierantoni, fondatrice di Generation Mover, futurista, tra le maggiori esperte italiane ed europee di analisi generazionale, nel suo saggio “Il secolo delle generazioni”: “Per la prima volta nella storia convivono insieme ben otto generazioni e ben cinque di queste possono trovarsi fianco a fianco in alcuni ambiti lavorativi”. Come racconta a Spinelli, sulle pagine del quotidiano romano, questa stratificazione comprende:
- Founder Generation: nati fino al 1924, cresciuti in un’Italia rurale e povera, segnata dall’emigrazione e dalle Due guerre. Vivono 21mila. Parola chiave: sopravvivenza.
- Silent Generation (1925-1945): infanzia sotto il Fascismo e II Guerra Mondiale. Parola chiave: obbedienza. Oltre 4 milioni di persone.
- Baby Boomer (1946-1964): nati durante il boom economico, sono circa 13 milioni. Hanno avuto accesso all’istruzione di massa, vissuto l’espansione dei consumi e conquistato un solido benessere materiale. Parola chiave: ottimismo.
- Generazione X (1965-1979): segnata dall’incertezza. Ha conosciuto la crisi energetica, l’Aids, l’austerity e l’instabilità lavorativa. Parola chiave: pragmatismo.
- Millennial (1980-1994): crescono tra analogico e digitale con meno certezze economiche. Parola chiave: work balance.
- Generazione Z (1995-2009): in un mondo segnato da crisi economiche globali, pandemia e instabilità. Parola chiave: iperconnessione.
- Alpha Generation (2010-2024): nativi digitali parlano con Alexa, imparano su YouTube tra algoritmi e realtà aumentata. In Italia sono 7,8 milioni, di cui quasi un milione figli di immigrati. Parola chiave: ansia.
- Beta Generation (2025-2039): appena nata. In Italia l’11 dei bambini ha almeno un genitore straniero. Parola chiave: intelligenza artificiale.
L’emergenza demografica italiana
Per comprendere la portata di questa trasformazione, ecco alcuni dati cruciali: l’umanità, che ha toccato gli 8 miliardi nel 2022, raggiungerà i 9 miliardi nel 2037 sotto la spinta demografica dell’India. Esiste però una frattura profonda: secondo Bank of America, l’89% della Gen Z vive nei Paesi emergenti, mentre l’Occidente ha fatto della longevità un pilastro sociale, con un’aspettativa di vita globale balzata dai 47,8 anni del 1960 ai 73,5 del 2024. Già nel 2018 si è verificato un sorpasso storico: gli over 65 sono diventati più numerosi dei bambini sotto i cinque anni.
In questo contesto, l’Italia detiene il primato della denatalità, un Paese dove le culle si svuotano ma gli anziani restano al centro della vita produttiva e politica, continuando a guidare imprese e governare. Nella Pubblica Amministrazione, ad esempio, il 40% dei lavoratori ha tra i 50 e i 59 anni, mentre si registra una drammatica emorragia di talenti: tra il 2010 e il 2023, 550mila giovani hanno lasciato l’Italia, una fuga che è costata al sistema nazionale 134 miliardi di euro. Nonostante il dominio della Silver Economy, si avvicina un momento di svolta finanziaria: entro il 2028, secondo l’Associazione italiana private banking, Millennial e Gen Z erediteranno capitali imponenti, che nella sola Italia toccheranno i 20 miliardi di euro.
Generazioni a confronto nel mondo del lavoro, qual è il segreto del cambiamento?
L’intelligenza generazionale
Come far sì che tutto ciò possa trasformarsi in una ricchezza per il futuro della nostra Nazione? Il segreto è la Generational Futures Wave. Questa mappa, come illustrato dalla sociologa Isabella Pierantoni, consente di definire la propria onda generazionale, analizzando i bisogni specifici e le prospettive per il domani. Si tratta di una rielaborazione di un modello concepito originariamente alla Stanford University negli anni ’90 con l’obiettivo di guidare i processi di innovazione.
Pierantoni, che nel suo saggio basato su quindici anni di ricerche mette in risalto anche il ruolo cruciale delle donne, afferma che la diversità generazionale costituisce un pilastro fondamentale per il vantaggio competitivo di un’organizzazione. Invece di focalizzarsi esclusivamente sull’Intelligenza artificiale, la studiosa suggerisce di investire nell’Intelligenza generazionale. Questo tipo di intelligenza umana invita a superare la logica dei talenti isolati o dei comportamenti compartimentati per riconoscere e integrare la ricchezza derivante dalla convivenza di diverse età. In conclusione, la sociologa sostiene che il futuro non debba essere considerato una scelta, bensì una competenza obbligatoria da acquisire, sottolineando che possediamo già le strategie e le abilità necessarie per concretizzarlo.
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