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“Bruxelles non si occupi di quello che Roma può fare meglio”: cosa ha detto Giorgia Meloni

Dalle sale di Palazzo Chigi, dove ancora scrive i suoi discorsi a mano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un messaggio politico chiarissimo ai partner europei: l’Italia non è più l’anello debole, ma un modello di stabilità che chiede un cambio di paradigma a Bruxelles. Posizionandosi come l’interlocutore chiave tra l’Europa e la Casa Bianca di Trump e lanciando un monito severo sul futuro del lavoro e delle democrazie, la premier ha tracciato la rotta dell’Italia per i prossimi anni. Ecco i punti salienti dell’intervista rilasciata all’agenzia di stampa internazionale Bloomberg che definisce la sua “seconda fase” di governo.

“No al superamento dell’unanimità in Europa”

La governance dell’Unione europea è stata uno dei temi centrali dell’intervista. Meloni ha ribadito la sua ferma opposizione al superamento del voto all’unanimità, definendolo un pilastro della sovranità, specialmente in politica estera. La polemica è particolarmente accesa in queste settimane a causa dei ripetuti veti dell’Ungheria sul dossier russo-ucraino, che hanno mostrato concretamente come un singolo Stato possa bloccare decisioni cruciali. La Premier propone invece un’Europa basata sulla sussidiarietà: “Bruxelles non si occupi di quello che Roma può fare meglio,” ha dichiarato, aggiungendo che l’Ue dovrebbe concentrarsi solo sulle sfide che i singoli Stati non possono affrontare da soli, come la difesa.

Economia, debito in mano agli investitori e la “Locomotiva Sud”

Sul fronte interno, Meloni ha rivendicato i successi economici, citando il record di debito pubblico italiano in mano a investitori internazionali come segno di fiducia. Lo spread, che era a 235 punti al suo insediamento, è sceso stabilmente intorno ai 60 punti, garantendo un risparmio reale di risorse per lo Stato. Nonostante una crescita nazionale ancora contenuta, condizionata dalle difficoltà di Germania e Francia, la premier ha evidenziato come il Mezzogiorno stia crescendo più della media nazionale in termini di Pil e occupazione, definendolo la nuova “locomotiva” del Paese. Ha inoltre rivendicato la creazione di 1,2 milioni di posti di lavoro stabili e un aumento dell’occupazione femminile.

Il “Reality Check” sull’intelligenza artificiale

Meloni ha espresso forti preoccupazioni sull’intelligenza artificiale, temendo che la politica sia troppo lenta rispetto alla tecnologia. Il rischio è una “verticalizzazione della ricchezza” e la sostituzione non più del lavoro fisico, ma dell’intelletto, minacciando milioni di professionisti. Paragonando questo momento alla “globalizzazione senza regole”, ha avvertito che l’aumento della produttività non garantisce più un aumento dell’occupazione. Per questo, ha promosso l’iniziativa “più assumi meno paghi”, una tassazione che tiene conto del numero di dipendenti per contrastare la sostituzione tecnologica.

Finanza e asset nazionali

Spostandoci sul piano della finanza, la premier ha confermato che il ruolo del governo in Monte Paschi di Siena (Mps) è terminato, lasciando spazio al mercato e favorendo la creazione di un terzo polo bancario. Meloni si riferisce alla recente grande operazione di vendita delle quote statali in banca, che ha segnato la fine del controllo pubblico sulla Mps. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ceduto sul mercato un ulteriore 15% del capitale di Mps, incassando circa 1,1 miliardi di euro e riducendo la partecipazione pubblica a una quota non più rilevante ai fini del controllo. L’operazione ha visto l’ingresso di diversi investitori italiani, tra cui Banco Bpm, Anima Holding, il gruppo Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.

Poi rivolto lo sguardo a Generali, uno dei principali gruppi assicurativi europei che gestisce una parte enorme del risparmio delle famiglie italiane, definendo gli italiani un popolo di risparmiatori e auspicando che tali risorse vengano investite per rafforzare l’economia nazionale in un “circolo virtuoso”.

Geopolitica, il ponte verso Trump e la tensione con Macron

Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza statunitense, Meloni si è posta come ponte diplomatico, pur definendo i dazi un “errore” dannoso per i consumatori. Ha proposto invece una zona di libero scambio tra Ue e Usa, portando l’esempio dell’olio d’oliva: un dazio farebbe solo lievitare il prezzo finale per il consumatore americano senza aiutare i produttori locali.

Riguardo al presidente francese Emmanuel Macron, Meloni ha liquidato la narrazione che ci siano costanti tensioni tra le due nazioni e ha confermato la collaborazione tra i due Paesi. Il riferimento è relativo alla ferita aperta del caso Quentin Deranque, il militante di estrema destra francese la cui morte è stata commentata da Meloni, scatenando la dura reazione dell’Eliseo che ha accusato la premier di ingerenza negli affari interni francesi.

Referendum sulla Giustizia

Infine, Meloni ha difeso la riforma della giustizia in vista del referendum di fine marzo. Ha sottolineato che la separazione delle carriere è già realtà in 22 dei 27 Paesi Ue e che l’obiettivo è modernizzare il sistema e liberare i magistrati dal “gioco delle correnti” tramite il sorteggio dei membri del Consiglio superiore della magistratura.

Fatti

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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