Anche l’Italia manda navi a protezione della difesa aerea di Cipro, ma “non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, ha sottolineato ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Allo stesso tempo, l’ampia crisi nel Golfo scatenata dall’azione Usa-Israele contro Teheran, e il conseguente attacco con droni iraniani alla base militare di Akrotiri sull’isola mediterranea, hanno spinto Roma ad attivarsi insieme agli alleati europei.
Già lunedì la Grecia ha inviato a Cipro due fregate e caccia F-16, seguita il giorno dopo dalla Francia che ha annunciato il dispiegamento sia della portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo sia della fregata Languedoc e di mezzi antiaerei a favore di Nicosia. Dopo giorni di silenzio, l’Italia ha infine deciso di inviare navi, in coordinamento con Spagna, Francia e Paesi Bassi e con la Nato. Nello specifico, Roma potrebbe inviare la ‘Schergat’, o comunque una fregata che possa essere usata in funzione anti drone, oltre a dispositivi anti-droni e sistemi di difesa antimissilistica Samp-T, quest’ultimo già fornito in parte all’Ucraina nel quadro del sostegno europeo a Kiev.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ieri ha dato mandato al capo di Stato maggiore di innalzare al massimo il livello di protezione della difesa aerea e anti balistica nazionale.
Una ‘solidarietà europea’
Cipro si trova in una posizione strategica nel Mediterraneo orientale ma non fa parte della Nato. Questo significa che l’isola non beneficia della protezione prevista dall’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, secondo cui un attacco a un Paese membro equivale a un attacco contro tutti gli alleati.
Allo stesso tempo Nicosia non ha invocato nemmeno l’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea, che stabilisce l’obbligo di assistenza tra Stati membri in caso di aggressione armata. Ma la gestione della crisi ha portato anche a un rafforzamento del coordinamento tra le capitali.
Ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha contattato separatamente la premier italiana e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis per concordare un’azione comune, ovvero “l’invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso, ha fatto sapere l’Eliseo.
Anche la Spagna ha deciso di partecipare all’iniziativa inviando la fregata Cristóbal Colón. Tra Madrid e Washington in questi giorni si è consumato un pesante scontro diplomatico, per il rifiuto da parte del governo guidato da Pedro Sánchez di concedere agli Stati Uniti l’uso delle proprie basi militari in Andalusia per operazioni contro l’Iran. Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di tagliare ogni rapporto con lo Stato iberico. E lo ha fatto davanti a un silente Friedrich Merz, in quel momento in visita alla Casa Bianca. Il cancelliere tedesco è stato molto criticato e in seguito ha espresso solidarietà. E il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha dichiarato: “Non ci lasceremo dividere, resteremo uniti”.
Infine la Gran Bretagna, che si era subito detta disponibile a operazioni difensive, ha deciso di rafforzare l’impegno con altri quattro jet Typhoon in Qatar ed elicotteri Wildcat anti-drone, il cui arrivo a Cipro è previsto per oggi.
Vertice straordinario Ue e Paesi del Golfo
Sul piano diplomatico l’Unione europea ha cercato di rafforzare il dialogo con i Paesi della regione. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha convocato per ieri una riunione straordinaria in videoconferenza del Consiglio Esteri Ue-Golfo, che riunisce Bahrein, Kuwait, Qatar, Oman, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Dal vertice è uscito un documento in sedici punti che condanna gli “ingiustificabili” attacchi iraniani contro i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo e chiede a Teheran di “cessare immediatamente” le operazioni militari.
I ministri hanno ribadito l’impegno per la stabilità regionale, hanno chiesto “la protezione dei civili” e il “rispetto del diritto internazionale” e del diritto internazionale umanitario. Nel documento si richiama la richiesta all’Iran di limitare il proprio programma nucleare e missilistico, chiedendo allo stesso tempo che Teheran si astenga da attività destabilizzanti sia nella regione sia in Europa.
Allo stesso tempo i Paesi del Golfo hanno sottolineato la volontà di “non utilizzare i propri territori come base per attacchi contro l’Iran”, riaffermando la priorità del dialogo e della diplomazia come strumenti per affrontare la crisi.
La posizione del Parlamento italiano
Tornando all’Italia, il Parlamento ha approvato una risoluzione di maggioranza che prevede l‘impegno a partecipare, in caso di richiesta, alla difesa dei Paesi membri dell’Unione qualora venissero colpiti da attacchi missilistici o con droni; conferma il rispetto degli accordi internazionali che regolano l’uso delle installazioni militari presenti sul territorio italiano e concesse alle forze statunitensi; concede il sostegno ai Paesi del Golfo che hanno richiesto assistenza nel rafforzamento delle proprie capacità difensive.
Anche Roma ha infatti ricevuto richieste di aiuto sia da Cipro sia da parte di Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, attaccati da una Teheran determinata ad allargare il conflitto e a portare il caos nella regione.
“Nessuna richiesta di usare le basi italiane”
Uno dei punti caldi di tutta la questione sono le installazioni militari, come dimostra la crisi tra Spagna e Stati Uniti. Anche l’Italia ospita alcune importanti strutture, ma ieri, durante un intervento in Parlamento, Crosetto ha chiarito che al momento non risultano richieste da parte degli Usa per utilizzare le basi militari in Italia per operazioni legate al conflitto.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato la linea del governo dopo un colloquio telefonico con il segretario di Stato americano Marco Rubio, al quale ha ribadito “il deciso sostegno dell’Italia ai Paesi amici del Golfo, partner politici ed economici” dell’Italia.
Secondo le informazioni disponibili, per ora gli americani stanno utilizzano alcune infrastrutture italiane principalmente per attività di rifornimento, logistica e sorveglianza aerea, consentite dai trattati già esistenti, risalenti agli anni ’50 del secolo scorso. Eventuali operazioni militari offensive lanciate da queste basi, invece, richiederebbero il via libera del governo italiano. Meloni ha chiarito che se dovesse arrivare richieste in tal senso, condividerà la decisione col Parlamento.
Intanto alcuni media nazionali hanno segnalato movimenti nella base statunitense di Sigonella, in Sicilia, tra cui aerei da pattugliamento marittimo P-8A Poseidon della Marina americana.
Il ridispiegamento dei militari italiani nella regione
Nel frattempo l’Italia sta anche riorganizzando la presenza dei propri militari in Medio Oriente: parte del contingente italiano in Qatar si sta muovendo verso l’Arabia Saudita, così come stanno facendo 239 militari italiani dal Kuwait – mentre 82 resteranno nel Paese.
In Bahrein il personale militare italiano presente viene ritirato, mentre in Libano la situazione rimane stabile in attesa di ulteriori sviluppi.
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