L’Italia ha lanciato la sua nuova Strategia per l’Artico per proteggere gli interessi nazionali in una regione dove lo scioglimento dei ghiacci svela nuove rotte e risorse immense. Dalla Northern Sea Route alle materie prime per la transizione verde, il “Grande Nord” è diventato una priorità assoluta per la sicurezza dell’intera Unione europea. Roma punta tutto su ricerca scientifica d’eccellenza e diplomazia, rifiutando presidi militari simbolici e frammentati.
Si tratta di una “visione a 360 gradi”, hanno spiegato oggi alla Farnesina i ministri della Difesa e degli Esteri, Guido Crosetto e Antonio Tajani. Lo scopo? Garantire pace e stabilità in un quadrante dove si gioca il futuro del continente. Come raggiungerlo? Trasformando l’Artico in un pilastro dell’asse nord-sud, collegandolo direttamente ai destini del Mediterraneo.
Perché l’Italia punta all’Artico?
L’interesse italiano per l’Artico non è un semplice slancio esplorativo, ma una necessità economica e geopolitica dettata dai cambiamenti climatici che stanno ridisegnando il mondo. Come riportato da Osservatorio Artico, la regione funge da “barometro climatico mondiale”, con temperature che aumentano tre o quattro volte più velocemente rispetto alla media globale. Questo fenomeno rende accessibili risorse prima inarrivabili: dalle stime riportate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi a Roma, l’area sembra custodisca il 30% del gas mondiale e il 13% del petrolio non ancora scoperto, oltre a terre rare essenziali per la tecnologia.
Per il governo italiano, governare queste trasformazioni è vitale per proteggere l’export: la nuova “Rotta Marittima Settentrionale” (la Northern Sea Route) potrebbe drenare il 40-50% dei traffici che oggi passano dal Canale di Suez. L’Italia, pur essendo uno Stato non artico, si definisce un “vicino lontano” che intende promuovere uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle popolazioni indigene, come gli Inuit e i Sami.
L’Artico come confine dell’Unione europea
Per l’Unione europea, l’Artico rappresenta una porzione di mondo fondamentale per l’unità del continente. L’integrazione europea deve necessariamente passare per il rafforzamento dell’asse che unisce il Polo al Mediterraneo. Secondo la visione della strategia, l’Artico è un territorio europeo che richiede un ruolo più profilato dell’Ue per fronteggiare il “grande gioco” tra le potenze globali. La stabilità dell’area è considerata un “bene pubblico internazionale” strettamente legato alla sicurezza euro-atlantica.
In cosa consiste la Strategia italiana dell’Artico?
La Strategia italiana non è un piano d’azione militare tradizionale, ma una visione politica, economica e di ricerca. Il ministro degli Esteri Tajani ha chiarito che la sicurezza dell’Occidente in quest’area non si garantisce “mandando 10 o 20 soldati”, ma con una strategia forte. Sulla stessa linea, il ministro della Difesa Crosetto ha definito “una barzelletta” l’idea di inviare piccoli contingenti nazionali in modo frazionato, sottolineando che l’Italia deve agire esclusivamente in un’ottica coordinata Nato e Ue.
L’Italia non persegue una presenza militare autonoma o permanente, ma punta su:
- Innovazione e spazio: con l’utilizzo di satelliti come Cosmo-SkyMed per il monitoraggio ambientale e la sicurezza delle rotte.
- Eccellenza scientifica: valorizzazione della base “Dirigibile Italia” alle Svalbard e delle campagne della Marina militare attraverso il programma High North.
- Supporto industriale: con la creazione di un tavolo imprenditoriale per sostenere gruppi come Leonardo, Eni e Fincantieri, già leader nella costruzione di navi per ambienti estremi.
In sintesi, l’approccio italiano mira a mantenere l’Artico come un’area di “bassa tensione”, dove la competizione tra grandi potenze, come Russia e Cina, possa essere moderata dal dialogo e dalla cooperazione scientifica.
Dal canto suo, la Russia ha accusato la Nato di voler militarizzare l’Artico. I Paesi della Nato, in particolare la Danimarca, stanno usando lo spettro di una minaccia della Cina e della Russia per espandere la loro presenza nella regione, ha dichiarato l’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, in una intervista all’agenzia Tass. “La Russia non coltiva piani aggressivi contro i suoi vicini nell’Artico, non li minaccia con azioni militari, e non cerca di acquisire i loro territori”, ha affermato, dopo che ieri, la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha sottolineato che la Russia non avrebbe lasciato senza risposta azioni contro i suoi interessi nella sicurezza nella regione artica.
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