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Fumo, scienza e politica: 23 esperti scrivono a von der Leyen contro la “disinformazione” Ue sui prodotti alternativi alle sigarette

Ventitré tra professori universitari, medici e specialisti delle dipendenze hanno scritto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, per denunciare quelle che definiscono “affermazioni false e fuorvianti” del commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi.

La lettera, datata 25 febbraio 2026, è stata resa pubblica da uno dei firmatari, Clive Bates. Nel documento – otto pagine corredate da riferimenti scientifici – si chiede alla Commissione di correggere ufficialmente dichiarazioni secondo cui i nuovi prodotti a base di nicotina, come sigarette elettroniche, bustine di nicotina e tabacco riscaldato, sarebbero “dannosi quanto le sigarette tradizionali”.

Gli autori parlano esplicitamente di “misinformation” e avvertono che tali posizioni rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni europee.

Le frasi contestate: “Dannosi al cento per cento come le sigarette”

Al centro della polemica vi sono alcune dichiarazioni rilasciate dal commissario a Euractiv nel dicembre 2025. Alla domanda se fosse convinto che i prodotti alternativi fossero dannosi quanto le sigarette tradizionali, Várhelyi ha risposto di esserne “assolutamente certo, al cento per cento”, ribadendo che sarebbero “dannosi quanto il fumo”.

Secondo i firmatari, queste affermazioni non sarebbero episodiche ma parte di una linea comunicativa ricorrente. Viene citato anche un intervento al Parlamento europeo in cui il commissario avrebbe parlato di rischi “comparabili o persino superiori” rispetto al fumo, evocando il caso del cosiddetto “polmone da popcorn”, che secondo la lettera non risulta attribuibile allo svapo nell’Unione europea.

Il nodo scientifico: “Non sicuri” non significa “ugualmente dannosi

Il cuore della contestazione è scientifico. Gli esperti sottolineano una distinzione decisiva: tra “sicuro” e “meno dannoso”.

Nessuno dei firmatari sostiene che i prodotti senza combustione siano “sicuri” o “innocui”. Sostengono però che siano, oltre ogni ragionevole dubbio, molto meno dannosi rispetto alle sigarette tradizionali, perché privi della combustione che genera migliaia di sostanze tossiche e cancerogene.

La lettera richiama valutazioni di istituzioni scientifiche indipendenti che convergono su un punto: l’esposizione alle sostanze nocive è significativamente inferiore rispetto al fumo combusto.

Viene citata anche la nota affermazione del 1976 del ricercatore Michael Russell: “Le persone fumano per la nicotina ma muoiono per il catrame”, a indicare che la principale causa di malattia e morte è la combustione del tabacco, non la nicotina in sé.

Le implicazioni politiche: accise, direttiva tabacco e mercato interno

La lettera non si limita al piano scientifico. Evidenzia conseguenze concrete sulle politiche europee.

1. Revisione della direttiva sulle accise

Secondo gli autori, equiparare i rischi porterebbe a tassare in modo eccessivo i prodotti senza combustione, riducendo l’incentivo per i fumatori a passare a opzioni meno dannose e alterando il principio di proporzionalità.

2. Revisione della direttiva sui prodotti del tabacco

La proposta attesa nel 2026 dovrebbe bilanciare due aspetti: il rischio di attrarre nuovi consumatori e il beneficio potenziale per chi già fuma e sceglie alternative meno nocive. Una valutazione errata del rischio, avvertono i firmatari, potrebbe produrre norme eccessivamente restrittive e favorire mercati paralleli.

3. Piano europeo contro il cancro

Nel quadro del Piano europeo di lotta contro il cancro, il fumo resta uno dei principali fattori di rischio modificabili. Trascurare le strategie di riduzione del danno, sostengono gli esperti, potrebbe limitare l’efficacia delle politiche sanitarie.

Il precedente dello snus e la lezione svedese

La lettera richiama il divieto europeo dello snus introdotto nel 1992, con l’eccezione della Svezia. Secondo alcune stime citate nel documento, la diffusione di questo prodotto avrebbe contribuito a ridurre in modo significativo la mortalità legata al fumo nel Paese scandinavo.

Il messaggio è esplicito: l’Unione europea non dovrebbe ripetere errori regolatori che, in passato, avrebbero limitato l’accesso a strumenti potenzialmente meno dannosi.

Una frattura dentro l’Europa della salute?

La vicenda si inserisce in un momento delicato per la politica sanitaria europea. Da un lato l’obiettivo di una generazione libera dal fumo entro il 2040, dall’altro il dibattito su come integrare o meno la riduzione del danno nelle strategie ufficiali.

Gli autori concludono con un appello netto: la Commissione deve correggere dichiarazioni che ritengono scientificamente infondate e assicurare che le decisioni politiche siano fondate su basi scientifiche solide.

In gioco non c’è soltanto una disputa terminologica, ma la credibilità istituzionale, la coerenza della lotta europea contro la disinformazione e, soprattutto, la salute di circa 90 milioni di fumatori nell’Unione.

Health

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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