“Mi si nota di più se vado o se non vado”? Così rifletteva il protagonista del film di Nanni Moretti ‘Ecce Bombo’, chiedendosi se partecipare o meno a una festa. Un dubbio esistenziale che deve aver attraversato anche la mente del presidente francese Emmanuel Macron, invitato da Roma e Berlino a un pre-summit che si terrà prima dell’incontro informale sulla competitività in programma giovedì 12 febbraio al castello belga di Alden Biesen.
Un pre-vertice indetto e organizzato da Italia e Germania insieme al Belgio, sostanzialmente mettendo da parte Parigi, e per questo mal digerito dal titolare dell’Eliseo. Che alla fine ha deciso che sia meglio andare, dandone notizia ieri sera dopo congruo silenzio.
E sempre ieri, Macron ha rilasciato un’intervista a 7 quotidiani europei (tra i quali Le Monde e il Sole 24 Ore) sulla propria visione di “dottrina economica europea”. Ovvero quella che difenderà nelle prossime settimane, a partire da giovedì, ma che rischia di portarlo all’isolamento.
“Debito comune Ue per finanziare difesa e Ai”
Nell’intervista, Macron parte da una domanda molto chiara: “Siamo pronti a diventare una grande potenza, sul fronte economico e finanziario, in termini di difesa e sicurezza, e quando si parla di democrazia”?
L’Europa rischia di esser spazzata via, ha detto il titolare dell’Eliseo, peraltro sulla scia di analoghi avvertimenti provenienti da più parti, in primis dall’ex governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi. L’ex premier italiano è tornato sull’argomento non più tardi della scorsa settimana, quando ricevendo una laurea honoris causa in Belgio ha sottolineato che il blocco ha bisogno di maggiore integrazione, di un “federalismo pragmatico”, pena il vassallaggio, la subordinazione e l’irrilevanza.
La ricetta, per Macron, è lineare (ma non semplice): fare “debito comune”. Ma per finanziare cosa? In realtà ciò di cui si parla incessantemente da tempo: sicurezza e difesa, tecnologie per combattere il cambiamento climatico, intelligenza artificiale e calcolo quantistico.
Settori in cui, ricorda, “investiamo molto meno rispetto a Cina e Stati Uniti, e dai quali l’Ue “sarà spazzata via se non farà nulla nei prossimi tre-cinque anni”. “Quest’investimento – se vogliamo proteggere il mercato unico, se non vogliamo frammentarlo ulteriormente – non dovrebbe essere lasciato ai singoli paesi. Deve essere un investimento congiunto”, ha specificato aggiungendo che “non si tratta in alcun modo di mettere in comune debiti passati”.
Il presidente francese non parla di un investimento al ribasso: “Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno le esigenze di investimento pubblico e privato nelle tecnologie verdi e digitali. Inclusi la difesa e la sicurezza, il totale raggiunge circa 1.200 miliardi di euro all’anno“.
Protezionismo e Buy European
La Cina, d’altronde, è diventata davvero ingombrante, e ancora di più da quando nel 2024 furono presentati i rapporti Draghi e Letta: “(Pechino, ndr) Ha accelerato enormemente e oggi ha un surplus commerciale con il resto del mondo di 1.000 miliardi di euro – un terzo con gli Stati Uniti e un terzo con l’Europa. Se dovessimo rimanere un mercato aperto ai quattro venti, saremmo spazzati via”.
In una parola, Macron chiede protezionismo, anche se lo chiama “essere coerenti“, nel senso di “in altre parole “non imporre regole ai nostri produttori che non imponiamo agli importatori non europei”. “Dobbiamo proteggere il nostro settore. Lo fanno i cinesi, lo fanno anche gli americani. L’Europa è attualmente il mercato più aperto al mondo”, avvisa.
Protezionismo, ma anche preferenza europea, il ‘Buy European’ che secondo Macron va applicato a “settori strategici come tecnologie pulite, chimica, acciaio, automobilistica e difesa”.
Una traiettoria, quella del capo dell’Eliseo, che pone Parigi in collisione con il nuovo asse italo-tedesco, ovvero quello di due Paesi esportatori che si sono allineati su molte questioni, sostituendo il classico asse franco-tedesco e lasciando da parte proprio la Francia.
Macron isolato
E in effetti il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha già respinto la proposta francese di emettere eurobond. “Riteniamo che, alla luce dell’ordine del giorno (del vertice dei leader dell’Ue di giovedì, ndr) questo distolga un po’ l’attenzione da ciò di cui si tratta in realtà, ovvero che abbiamo un problema di produttività”, ha affermato oggi un alto funzionario del governo tedesco, secondo quanto riportato da Politico, aggiungendo che i maggiori investimenti, sicuramente necessari, rientrano nell’ambito del Quadro Finanziario Pluriennale, attualmente in fase di negoziazione.
Anche sul Buy European Macron si avvia a ricevere un bel due di picche al prossimo vertice sulla competitività. “La risposta alle sfide globali non può essere l’isolamento“, ha affermato la ministra dell’Economia tedesca, Katherina Reiche, in accordo con Nordici e Baltici – Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Svezia, tutti invitati al pre-summit. In un non-paper, i governi hanno chiarito che “una preferenza europea generalizzata rischia allontanare gli investimenti“.
Dall’altro lato, giovedì interverranno al vertice sia Draghi sia un secondo ex premier italiano, Enrico Letta. I due faranno anche il punto sullo stato di avanzamento del blocco rispetto alle raccomandazioni contenute nei loro rapporti sulla competitività e sul mercato unico del 2024, piuttosto lento. E Letta in questi giorni ha comunque sottolineato che è arrivato il momento di “rompere gli schemi”, sostenendo la possibilità di realizzare un Bund europeo.
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