Mantenere i rapporti con la Cina, indispensabile ma anche una minaccia, e allo stesso tempo non incrinare la relazione con gli Usa. È un equilibrio molto complicato quello che vuole trovare il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che mercoledì e giovedì è volato a Pechino per incontrare il presidente cinese Xi Jinping e il premier Li Qiang. Un viaggio ad alta intensità politica, arrivato dopo quelli di altri leader occidentali – dal britannico Keir Starmer al francese Emmanuel Macron, dal canadese Mark Carney allo spagnolo Pedro Sánchez tra gli altri – a segnalare la crescente rilevanza del Dragone nello scacchiere mondiale.
Tanti i temi più o meno apertamente sul tavolo: deficit commerciale, sovraccapacità cinese, cooperazione, ruolo dello yuan, tecnologie chiave e accesso alle materie prime. Tenendo ben presente la big picture, ovvero il contesto globale, come ricordato da Merz alla vigilia della partenza: “La politica estera, economica, interna e di difesa non possono più essere separate“. Parole che indicano la posta in gioco e gli obiettivi del cancelliere: una “partnership strategica globale” con la Cina, riducendo le dipendenze unilaterali e l’enorme deficit commerciale maturato dalla Germania in soli cinque anni. Allo stesso modo, è stato indicativo il fatto che Merz fosse accompagnato da una nutrita rappresentanza di industriali, a partire dal settore che più di tutti sta soffrendo la concorrenza cinese: quello dell’automotive.
Il nodo del deficit commerciale
Il primo punto critico è il disavanzo commerciale. La Cina è oggi il principale partner della Germania, davanti agli Stati Uniti. Ma se per anni Berlino era riuscita a mantenere una bilancia quasi in pareggio – talvolta persino in surplus – dal 2020 la situazione si è ribaltata. Pechino ha investito massicciamente nella manifattura avanzata, entrando in diretta competizione con i settori di punta tedeschi, dall’automotive alla meccanica industriale. Il risultato è un deficit che nel 2025 ha raggiunto quasi 90 miliardi di euro.
Per Merz e per gli industriali, “questi squilibri sono derivati principalmente dalla sovraccapacità produttiva della Cina“, e vanno ridotti, perché si tratta di una “dinamica non sana”, ha dichiarato ai giornalisti. A livello globale, il surplus commerciale cinese ha toccato il record di 1200 miliardi di dollari, 359 miliardi in Europa.
Il problema, secondo Berlino, non è solo quantitativo ma strutturale. La sovraccapacità industriale cinese, sostenuta da sussidi pubblici e da una moneta ritenuta sottovalutata, spinge le esportazioni verso l’Europa a prezzi difficilmente eguagliabili dalle imprese tedesche. “La concorrenza tra le aziende deve essere leale”, ha insistito Merz. “Abbiamo bisogno di trasparenza, di affidabilità e anche di rispetto delle regole stabilite congiuntamente”.
Dalla complementarità alla competizione
Per decenni la relazione economica tra Berlino e Pechino è stata complementare. La Germania esportava automobili di fascia medio-alta e di lusso – Volkswagen, Mercedes, BMW, Audi -, macchinari industriali, componenti chimici, tecnologie avanzate. La Cina, in piena espansione, aveva bisogno proprio di quei prodotti per alimentare la propria crescita.
Oggi lo scenario è cambiato. Pechino produce sempre più in casa beni ad alto valore aggiunto e le aziende cinesi competono direttamente con quelle tedesche, spesso con vantaggi di prezzo significativi dovuti anche ai sussidi statali. Nel frattempo, il rallentamento dell’economia cinese e la crisi immobiliare hanno compresso la domanda interna, spingendo le imprese nazionali a cercare sbocchi all’estero.
In Germania, le ricadute si sentono soprattutto nel manifatturiero, tanto che gli imprenditori imputano alla Cina la responsabilità di gran parte dei 10.000 posti di lavoro persi ogni mese nel settore manifatturiero tedesco.
“Vogliamo anche discutere su come possiamo porre rimedio alle situazioni in cui la sovracapacità sistemica, le restrizioni all’esportazione e le restrizioni all’accesso distorcono la concorrenza e ci impediscono di sfruttare appieno il potenziale della nostra partnership”, ha sottolineato Merz durante la visita.
Pechino ha ripetutamente respinto le accuse europee sulla sovracapacità, definendole “totalmente infondate” e affermando invece che i suoi punti di forza favoriscono gli obiettivi comuni, tra cui la transizione verde.
Materie prime e “de-risking”
Un altro punto sensibile è la dipendenza dalle materie prime critiche, di cui la Cina detiene una posizione dominante. Berlino teme che questa concentrazione possa trasformarsi in leva politica, cosa che si è già verificata nel 2025 quando Pechino ha bloccato le esportazioni di terre rare in ritorsione ai dazi Usa: anche l’Ue ci è andata di mezzo. Per questo da tempo il governo tedesco parla di “de-risking”: ridurre le dipendenze unilaterali senza arrivare a una rottura.
Ma il percorso è lungo e costoso. Nel frattempo, l’industria tedesca denuncia uno squilibrio competitivo. Le aziende tedesche non devono competere soltanto con i loro rivali cinesi, ma con il budget statale di Pechino, puntualizzano gli industriali riferendosi ai sussidi pubblici.
Svalutare lo yuan
Tra le richieste tedesche c’è un riequilibrio valutario. Berlino spinge per un apprezzamento dello yuan rispetto all’euro, ritenendo che ciò contribuirebbe a livellare il campo di gioco. Pechino, però, si definisce un “grande Paese responsabile” che non ha bisogno di svalutare la moneta per competere. D’altronde, la scarsa volontà cinese di consentire al tasso di cambio di adeguarsi è figlia della dipendenza del Paese dalle esportazioni, soprattutto nel momento in cui la domanda interna soffre a causa della crisi immobiliare e demografica.
Xi: Cina e Germania devono rafforzare fiducia
“Più il mondo diventa turbolento e complesso, più la Cina e la Germania devono rafforzare la comunicazione strategica e accrescere la fiducia strategica reciproca“, ha dichiarato Xi durante l’incontro bilaterale presso la Diaoyutai State Guesthouse, dichiarandosi pronto a lavorare con Merz per portare il partenariato strategico a “nuovi livelli”.
Per il tedesco, nonostante le divergenze, le due parti dovrebbero “enfatizzare le cose che abbiamo in comune e affrontare insieme le sfide che abbiamo davanti”. Merz ha ribadito il messaggio europeo: “Vogliamo una partnership equilibrata, affidabile, regolamentata ed equa con la Cina”. “Questa è la nostra offerta. Allo stesso tempo, è ciò che speriamo e ci aspettiamo anche dalla parte cinese”.
Li: “Accoglieremo le richieste ragionevoli”
Dal canto suo, il premier Li ha dichiarato che la Cina “affronterà attivamente le ragionevoli richieste delle imprese tedesche a capitale straniero”, che è disposta a importare più prodotti di alta qualità dalla Germania e che desidera collaborare in settori quali l’automotive, la chimica, l’intelligenza artificiale e la biomedicina.
“Cina e Germania – ha detto – dovrebbero rafforzare la fiducia nella cooperazione, salvaguardare il multilateralismo e il libero scambio e impegnarsi a costruire un sistema di governance globale più giusto ed equo“, ha detto ancora Li, evidenziando la volontà di Pechino di presentarsi come un partner affidabile, soprattutto per approfittare dell’imprevedibilità del presidente Usa Donald Trump.
“Entrambe le parti sono disposte a risolvere adeguatamente le rispettive preoccupazioni attraverso un dialogo franco e aperto”, afferma una dichiarazione congiunta rilasciata dall’agenzia di stampa Xinhua.
Airbus e nuovi accordi
Sul piano concreto, la visita ha “dato nuovo impulso allo sviluppo della partnership”, afferma la dichiarazione congiunta. “La leadership cinese ordinerà un numero maggiore di aerei supplementari ad Airbus. L’ordine totale comprenderà fino a 120 velivoli aggiuntivi“, ha dichiarato Merz, chiedendo “maggiori investimenti cinesi” in Europa, in linea con quanto fatto da Macron a dicembre.
Sono stati inoltre firmati cinque documenti di cooperazione, tra cui accordi su cambiamento climatico, transizione verde, prevenzione delle malattie animali e collaborazione sportiva nel calcio e nel tennistavolo. Molti osservatori hanno paragonato questo risultato con gli otto accordi siglati con Carney e i dodici con Starmer.
Ucraina
Il cancelliere ha inoltre chiesto a Pechino di “usare la propria influenza” sulla Russia per contribuire alla fine della guerra in Ucraina, anche limitando l’esportazione di beni a duplice uso. “I grandi problemi politici globali non possono più essere affrontati oggi senza coinvolgere Pechino”, ha detto, aggiungendo che la voce di quest’ultima “viene presa molto sul serio a Mosca”, cosa che “vale sia per le parole che per i fatti”.
La leva europea
Dopo la visita asiatica, Merz è volato a Washington, mentre i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico restano tesi. A Est, il margine di manovra del cancelliere si gioca su un equilibrio delicato. Da un lato, la Cina resta fondamentale per le catene di fornitura, le tecnologie e il mercato dei consumi. “Oggi siamo strettamente connessi. Questo apre opportunità, ma presenta anche dei rischi”, ha ammesso Merz. “Vogliamo evitare questi rischi nell’interesse di entrambe le parti”.
Ma dall’altro, Pechino dipende dal mercato europeo, tanto più dopo i dazi statunitensi. Lo strumento più forte nelle mani tedesche resta dunque l’accesso ai consumatori europei: un tema che può riavvicinare Berlino a Parigi, che da tempo denuncia che il Dragone sta costantemente svuotando la base industriale dell’Unione. La domanda è se questa leva verrà effettivamente utilizzata. “La leva c’è”, osservano analisti europei. ma Pechino “non pensa che l’Europa sia disposta a usarla”.
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