Una ‘scuola per nazionalisti-gladiatori’ in Italia. Ovvero, un luogo di formazione per leader sovranisti. Potrebbe diventare realtà il progetto avviato in Italia qualche anno fa da Steve Bannon, ex stratega del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ed esponente di spicco del movimento ‘Make America Great Again’, con epicentro presso la Certosa di Trisulti, un monastero certosino del XIII secolo situato nel Lazio. Un’esclusiva di Brusselssignal, a firma Luca Steinmann, rivela che i piani dell’attivista – che muove le fila di una rete globale di persone allineate con il movimento trumpista – e del suo collega Benjamin Harnwell, ex membro dello staff del Parlamento europeo, potrebbero riprendere dopo uno stop per motivi giudiziari.
L’iniziativa di una scuola per gladiatori-sovranisti si inserisce pienamente nei piani di ‘infiltrare’ il Vecchio Continente portati avanti da Maga e dalla Heritage Foundation, il think tank autore del controverso manuale ultraconservatore ‘Project 25’ a cui Trump si ispira.
E rientra altrettanto bene nella Strategia americana di sicurezza nazionale ‘ufficiosa’ (smentita dalla Casa Bianca) che è circolata sui media dopo la pubblicazione di quella ufficiale, la quale indica Austria, Polonia, Ungheria e Italia come Paesi con cui “collaborare maggiormente con l’obiettivo di allontanarli dall’Unione Europea” e in tal modo indebolire quest’ultima.
Ma in pratica in cosa consiste la scuola di Bannon e Harnwell?
Cos’è la “scuola del populismo”
Il progetto dei due a Trisulti, avviato nel 2017-2019, prevedeva la trasformazione della Certosa in una accademia di formazione politico-culturale destinata a quadri e militanti del populismo sovranista internazionale. Concretamente, si doveva articolare in corsi intensivi per giovani leader sovranisti su comunicazione politica, uso dei media, costruzione del consenso e guerra culturale.
L’idea di fondo era soprattutto politica. Bannon intendeva creare un centro di diffusione ideologica contro liberalismo, globalismo, multiculturalismo e Unione europea: una sorta di hub del sovranismo, dove fondere tradizionalismo cattolico, nazionalismo identitario e populismo politico, con un forte richiamo simbolico alla civiltà cristiano-occidentale assediata.
La scelta di Trisulti non era casuale: un luogo isolato, solenne, carico di storia, simbolo della tradizione religiosa europea, era ed è uno spazio perfetto per un messaggio di “resistenza spirituale”. La Certosa doveva incarnare la continuità tra Impero, Cristianità e identità occidentale.
Va detto che la Chiesa Cattolica si era dissociata da una tale iniziativa, soprattutto quando divenne chiaro che non rispettava la natura spirituale e storica del luogo, e che la società che aveva preso in carico quest’ultimo aveva caratteristiche e obiettivi estranei alla tradizione religiosa.
Il contenzioso
L’iniziativa doveva essere gestita attraverso il Dignitatis Humanae Institute (DHI), una fondazione cattolica ultraconservatrice con sede a Roma fondata nel 2008 da Harnwell e da un gruppo di membri cattolici conservatori del Parlamento europeo. Bannon ne era ispiratore politico e volto internazionale.
Dhi nel 2017 vinse un bando governativo del Ministero della Cultura italiano che aveva ad oggetto la concessione della Certosa finalizzata alla sua gestione e valorizzazione. Quando divenne chiaro che le intenzioni erano altre, ovvero aprire una ‘accademia’ per sovranisti, montarono le polemiche con accuse di uso politico di un bene pubblico storico, di snaturamento culturale del monastero, di opacità finanziaria e del rischio di legittimare un polo estremista europeo. Nel 2019, il governo revocò il contratto di locazione, di fatto congelando il progetto, asserendo la mancanza dei requisiti dichiarati e la falsità delle dichiarazioni in fase di gara.
Dhi impugnò la revoca della concessione e nel 2020 il tribunale amministrativo regionale del Lazio si pronunciò a suo favore ritenendo che il Ministero della Cultura non avesse fornito prove sufficienti. Il Ministero a sua volta impugnò con successo la decisione presso il Consiglio di Stato italiano, il più alto tribunale amministrativo, che nel marzo 2021 invertì la sentenza e confermò la revoca della concessione.
Ora, l’11 febbraio prossimo, il tribunale del Lazio dovrà esprimersi nuovamente sulla vicenda e Harnwell, come ha spiegato a Bruxelles Signal, si dice sicuro di vincere dato che si tratta dello stesso organo giudiziario che ha emesso la sentenza favorevole del 2020. Secondo Harnwell, il punto sarà se il Ministero abbia agito legalmente nel rifiutare di riesaminare l’annullamento, alla luce della successiva assoluzione di Harnwell in tribunale penale. “Non c’è un giusto processo in Italia?”, ha chiesto a Steinmann, aggiungendo di essere pronto a portare il caso alla Corte di giustizia europea, se necessario.
Una decisione a favore di Harnwell potrebbe riaprire il percorso verso l’operatività della scuola, anche se sono possibili ulteriori appelli.
Perché Maga guarda all’Impero romano
Ma perché una scuola per ‘gladiatori’? Il richiamo all’immaginario dell’Impero romano da parte del movimento Maga è una scelta simbolica precisa, che affonda le radici nella storia della propaganda politica occidentale (riguarda ad esempio anche ambienti alt-right e correnti sovraniste) e in una visione del potere fortemente identitaria.
Il movimento recupera infatti l’impero romano in modo del tutto funzionale alla narrazione che gli interessa veicolare. Sfruttando un’iconografia che fa largo uso di aquile romane, statue classiche, elmi, colonne per realizzare meme, merchandising e visual, sia sui social sia nei raduni, Maga intende richiamare il mito della “grandezza perduta” che può essere rifondata (Make America Great Again vuol dire proprio questo: tornare ai vecchi fasti). E punta a funzionare come archetipo universale di potenza basato su ordine, supremazia militare, civiltà che “porta legge”, decadenza causata da corruzione interna e contaminazione esterna.
Questo schema narrativo è perfettamente sovrapponibile al racconto trumpiano degli Stati Uniti:
un’America grande indebolita da élite, globalizzazione e immigrazione e dunque da restaurare. En passant, è anche la narrazione che l’amministrazione sta portando in Europa, sull’Europa stessa: debole, confusa, che sta perdendo la propria identità a causa delle politiche migratorie e progressiste. Nel discorso Maga, il leader forte è visto come necessità storica, il pluralismo come segno di debolezza e il compromesso come decadenza. Non a caso l’iconografia romana è spesso associata a Donald Trump, rappresentato come imperatore o statua classica.
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