“Vogliamo alleati forti, non alleati indeboliti. Vogliamo che l’Europa sia forte“, ma si sta “autodistruggendo”. Sono queste le parole con cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è rivolto agli “alleati” europei, in una sala gremita di leader mondiali sul palcoscenico del World Economic Forum a Davos, in Svizzera. Un discorso, quello del presidente Trump, che ha alternato toni concilianti a duri affondi contro l’attuale gestione politica dell’Occidente. Esordendo con una battuta sulla platea, Trump si è detto entusiasta di trovarsi nuovamente a Davos tra “tanti amici e pochi nemici”. Tuttavia, il cuore del suo intervento è stato un monito diretto all’Unione europea e ai governi che hanno seguito il modello della precedente amministrazione statunitense di Joe Biden.
Immigrazione irregolare in Ue; Danimarca “ingrata”; gli ironici complimenti agli occhiali da sole del presidente francese Emmanuel Macron e la disputa sui messaggi privati resi pubblici sul suo social Truth; passando poi per l’Ucraina e “l’amico Putin”, fino alla stoccata alla produzione di energia tramite l’uso di fonti green: ecco alcuni dei punti salienti del discorso di Trump a Davos.

“L’Europa ha preso la direzione sbagliata”
Il passaggio più controverso per l’Unione europea riguarda il tema dell’immigrazione e dell’identità del continente. Non è la prima volta che Donald Trump parla della “migrazione di massa” che negli ultimi hanno ha riguardato l’Ue: solo quattro mesi fa, il tycoon denunciò lo stesso problema all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Pur dichiarando il proprio affetto per il Vecchio Continente (“Amo l’Europa”), oggi Trump è tornato a ribadire la sua posizione: “L’Europa non sta andando nella giusta direzione”. Secondo il presidente degli Usa, a causa dell’“immigrazione di massa non controllata”, alcune aree del territorio europeo sarebbero diventate “francamente neanche riconoscibili”.
Questo declino, secondo Trump, è il risultato di una miopia politica condivisa da molti leader occidentali che avrebbero “seguito stupidamente l’esempio dell’amministrazione di Joe Biden”, rinunciando ai pilastri che rendono le nazioni forti e sovrane.
Dazi contro tasse
Sul fronte economico, Trump ha presentato gli Stati Uniti come l’unico vero “motore economico del pianeta”, sostenendo che la prosperità globale dipenda esclusivamente dal successo americano. Ha rivendicato con orgoglio di aver sconfitto l’inflazione e di aver garantito una crescita superiore alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Fed).
Il messaggio ai partner commerciali europei è stato netto: la difesa dell’economia nazionale passa per il protezionismo. Trump ha giustificato l’uso dei dazi doganali, spiegando di averli imposti ai Paesi stranieri “per far pagare a loro i danni provocati”, preferendo colpire le importazioni piuttosto che aumentare le tasse ai propri cittadini.
Il caso Groenlandia
Non sono mancati riferimenti alla sicurezza internazionale che toccano da vicino gli interessi strategici dell’Europa settentrionale. Trump ha infatti ribadito una posizione di forza sulla Groenlandia, affermando che “nessun Paese è in grado di garantirne la sicurezza a parte gli Stati Uniti”.
“Tutto ciò che vogliamo dalla Danimarca è questa terra su cui costruiremo il più grande Golden Dome mai costruito. Il Golden Dome difenderà il Canada. Il Canada riceve molti regali da noi, tra l’altro. Dovrebbero esserci grati, ma non lo sono. Ieri ho visto il loro primo ministro (Mark Carney, ndr). Non era molto grato, ma dovrebbe esserlo”, ha detto Trump, sottolineando che il Canada “esiste grazie agli Stati Uniti”. Il Golden Dome è il sistema di difesa missilistica proposto dagli Stati Uniti, progettato per rilevare e distruggere missili balistici, ipersonici e da crociera prima del lancio o durante il volo. Il sistema impiegherebbe una costellazione di satelliti dotati di sensori e intercettori spaziali.
“Gli Stati Uniti pagavano quasi il 100% del bilancio della Nato” e “io ho posto fine a tutto questo”, ha proseguito il presidente, prima di rivolgersi al segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, seduto tra il pubblico. “Ciao Mark! Non chiediamo nulla in cambio“, tranne una cosa: “Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è la Groenlandia”, ha scandito Trump. “Vogliamo solo un pezzo di ghiaccio per la protezione del mondo: è tutto ciò che abbiamo sempre chiesto. Non abbiamo nemmeno tenuto quel pezzo di terra quando avremmo potuto“, ha aggiunto.
L’Ucraina e il ruolo dell’Ue
“Sta all’Europa risolvere la guerra in Ucraina, non agli Stati Uniti“. Così, Donald Trump, ha ribadito anche la sua posizione nel suo discorso a Davos. “Lavoro sulla guerra in Ucraina da un anno, ho risolto nello stesso periodo otto guerre. Putin mi ha chiamato per dirmi che non riusciva a credere che avessi risolto il conflitto tra Armenia e Azerbaigian in un giorno, mentre lui ci stava lavorando da dieci anni”, ha aggiunto Trump.
La stoccata al “green”
Il presidente americano non ha perso occasione anche per ricordare la sua posizione su un altro tema caldo: il passaggio mondiale dall’energia basata sul carbonio all’energia eolica e solare. “Mulini a vento ovunque, distruggono la vostra terra“, ha detto al pubblico del Wef. “Ogni volta che girano, perdete 1.000 dollari. Con l’energia si dovrebbe guadagnare, non perdere. Qui in Europa, assistiamo al destino che la ‘sinistra radicale’ ha cercato di imporre all’America. La Germania ora produce il 22% di elettricità in meno rispetto al 2017″.

Macron “cerca di fare il duro”
“Ho chiamato Emmanuel Macron, ho ascoltato il suo bellissimo discorso ieri, con gli occhiali da sole, ha cercato di fare il duro – ha aggiunto Trump -. In realtà mi piace, anche se è difficile crederlo”. E poi è passato a raccontare come è riuscito a convincere “in tre minuti” Macron a tagliare i prezzi dei farmaci. “Ho detto a Emmanuel che avrebbe dovuto aumentare i prezzi dei farmaci”, ha raccontato, aggiungendo che lui ha risposto “no, no Donald”. “Emmanuel hai approfittato dei prezzi bassi dei farmaci americani, sì lo farai – è stata la replica secondo quanto raccontato da Trump – raddoppierai, triplicherai i prezzi dei farmaci o applicherò dazi del 25%, o del 100% sui vini francesi. Ci ho messo tre minuti a convincerlo”.
Gli insulti alla Somalia
Dal podio di Davos, Trump è tornato ad attaccare e insultare anche la Somalia e i somali, che gli Stati Uniti hanno accolto come rifugiati, affermando che “l’Occidente non può importare culture straniere”. “La situazione in Minnesota – ha detto riferendosi allo stato dove ha inviato migliaia di agenti della sua polizia anti-migranti che stanno conducendo arresti di massa – ci ricorda che l’Occidente non può importare in massa culture straniere, che non sono riuscite a costruire una società di successo da loro”.
“Noi abbiamo i somali – ha aggiunto riferendosi alla comunità somala in Minnesota – che vengono dalla Somalia che non è neanche una nazione, non c’e’ nulla”. Poi è passato ad attaccare “la falsa deputata” Ilhan Omar “che ci spiega quello che dobbiamo fare negli Stati Uniti”.
Trump ha poi insultato gli immigrati somali come “persone dal basso quoziente intellettivo” e “pirati”. “Potete crederci? la Somalia, alla fine viene fuori che hanno un quoziente intellettivo più alto di quello che credevo, io ho sempre pensato che questi lo avessero basso. Come hanno fatto ad andare in Minnesota e rubare tutti quei soldi?”, ha detto riferendosi all’inchiesta sulle frodi. Trump ha poi concluso con una sorta di appello anti-globalista: “La prosperità dell’Occidente viene dalla nostra cultura particolare, il nostro retaggio prezioso e comune, dobbiamo difenderlo nel modo più forte che mai”.
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