(Adnkronos) –
Non si ferma l’escalation tra Stati Uniti e Iran. Lo Stretto di Hormuz resta al centro dello scontro. E il Centcom, il Comando centrale Usa responsabile per le attività militari nella regione, rende noto di aver utilizzato nei raid effettuati nelle scorse ore contro l’Iran “droni d’attacco unidirezionali (one-way attack aerial drones) e droni navali d’attacco unidirezionali (one-way attack sea drone) per la prima volta”. Nessun dettaglio su quanti e quali droni in particolare siano stati impiegati nelle operazioni a cui Teheran non ha mancato di rispondere. I droni d’attacco unidirezionali sono quelli pensati per colpire senza fare rientro in base, anche detti droni kamikaze.
Il comunicato spiega che il 12 luglio sono stati colpiti obiettivi, decine di obiettivi, in varie zone della Repubblica islamica utilizzando “munizioni di precisione” per “ridurre le capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il traffico marittimo internazionale che passa dallo Stretto di Hormuz”. Le forze del Centcom, si legge, hanno “utilizzato caccia, navi militari, droni d’attacco unidirezionali e droni navali d’attacco unidirezionali per la prima volta” per colpire gli obiettivi iraniani.
La Cnn ricorda come droni d’attacco Usa siano stati impiegati per la prima volta nelle prime fasi del conflitto con l’Iran, come il Centcom abbia ‘messo in campo’ il Lucas (Low-cost Unmanned Combat Attack System), che – sintetizza la rete americana – è ‘ispirato’ ai droni Shahed 136 progettati proprio dagli iraniani e usati dalla Russia in Ucraina nel conflitto che si trascina dal febbraio del 2022, dall’avvio dell’invasione russa su vasta scala.
Per quanto riguarda i droni navali, gli Stati Uniti stanno sperimentando diverse tipologie, ragiona con la Cnn l’analista Carl Schuster, ex numero uno del Centro congiunto di intelligence dello Us Pacific Command. E Schuster evidenzia come “il più adatto per attacchi unidirezionali” sia quello che è noto come Usv di classe flotta (Fleet-class Usv, Unmanned Surface Vessel). E’ stato pensato per altre missioni, ma con una velocità superiore ai 60 chilometri orari “potrebbe essere adattato”, dice, per attacchi studiati per colpire e non fare rientro in base. Un’arma “costosa – conclude – ma difficile da fermare”.
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