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Sanremo 2026, Tredici Pietro chi è: gli esordi e il rapporto con papà Gianni Morandi

(Adnkronos) –
Tredici Pietro è uno dei 30 concorrenti Big in gara del Festival di Sanremo 2026. Aveva già provato l’anno scorso, ma il semaforo verde è scattato solo ora. Il rapper bolognese, classe 1997, reduce da un’estate da protagonista grazie al brano ‘Che gusto c’è’ in coppia con Fabri Fibra, salirà sul palco dell’Ariston portando con sé un bagaglio di rime e una dichiarata voglia di indipendenza da un cognome ingombrante.  

All’anagrafe Pietro Morandi, figlio dell’eterno ragazzo Gianni Morandi, l’artista arriva al Festival con una poetica che rifiuta scorciatoie. “L’opzione del talent non l’ho mai presa in considerazione”, ha spiegato all’Adnkronos, sottolineando come il cognome paterno gli stia “un po’ stretto”. La motivazione è netta: “I raccomandati non mi piacciono. Ho sempre odiato i ricchi, anche se io, agli occhi di qualcuno, lo sono. Sono figlio di una persona ricca, mi confronto con questa cosa e non so come fare”. 

Il percorso che lo ha portato a Sanremo passa attraverso la gavetta e la scrittura, iniziata fin dalle scuole medie, culminata nel suo ultimo album ‘Non guardare giù’. Un titolo che, spiega l’artista, “è aperto a diverse interpretazioni: può significare ‘corri e viaggi’, ma anche l’esatto contrario. Viviamo in un’epoca di nebbia e forse ci sta bene così”. Un disco nato da un periodo complesso, segnato dal trasferimento a Milano e dal lockdown: “Mi sentivo perso, avevo abbandonato alcune realtà, tra cui una relazione di quasi sette anni. Ma lo shock emotivo è necessario e funzionale”. 

Un malessere che Tredici Pietro ha vissuto in autonomia, tanto che i genitori ne sono venuti a conoscenza solo tramite la stampa. “Non voglio essere sotto la cupola dei miei genitori, per me è come fallire”, ribadisce il rapper, che ha scelto il suo nome d’arte unendo il nome di battesimo al 13, numero fortunato del suo gruppo di amici, scartando l’uso del cognome per non sembrare “un neomelodico”. Musicalmente, Tredici Pietro difende la forza espressiva del suo genere: “Il rap concede tutto, in 30 secondi puoi raccontare quello che vuoi”.  

Se in passato il brano ‘Verità’ era stato scartato dalle selezioni sanremesi, quest’anno la porta si è aperta. Il sogno nel cassetto resta ambizioso: “Fare un disco che lasci il segno nella storia della musica italiana”. Tra i desideri di collaborazione cita Geolier, Lazza, ma anche nomi distanti dal suo mondo come Lucio Corsi e Giorgia. Più difficile un duetto con papà Gianni: “Ho fatto una piccola parte in ‘C’era un ragazzo’, ma è un’opzione che non avrei mai ponderato”. 

Tredici Pietro ha raccontato in un’intervista a La Repubblica di aver vissuto una relazione durata sette anni con una ragazza che ha sofferto di alcuni problemi di salute mentale. Proprio per starle accanto, nel 2020, in piena emergenza pandemica, aveva deciso di trasferirsi a Milano. 

La storia si è poi conclusa nel febbraio 2024, una rottura che ha definito dolorosissima e destabilizzante. Oggi, a distanza di tempo, dice di sentirsi pronto a rimettersi in gioco. 

 

A ‘Tv Sorrisi e Canzoni’ il cantante ha spiegato che la canzone parla di una relazione. “Chi segue i propri sogni è destinato a cadere e a farsi male, però va bene così: la vita è fatta soprattutto di cadute. I successi si contano sulle dita di una mano, ma anche i nostri modelli sono persone che sono inciampate”.  

 

L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo 

Lo aspetto come l’ultima cena 

Sarai bellissima ma è il minimo che aspetto da te 

Sarà anche colpa del tuo aspetto 

Ma di me non ho rispetto 

E mi sporco 

Sotto la pelle 

Ho gli interni neri come una Mercedes 

Tu ti sporchi 

A restare con me e, 

Chiusa in uno specchio, 

C’è tutto il tuo riflesso e… e 

Cambi forma 

Alle parole 

Come il fumo alle feste 

Muovi tutto ciò che è attorno 

Come un Dio della notte 

Io per te potrei anche perdermi in un gioco di niente 

Ma se ti farà male allora non pensare 

Chiudimi la porta in faccia 

Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa 

Dimmi che hai troppe 

Cose da dire 

Cose da fare 

Fogli bruciare 

Per rimanere ferma a guardare 

L’uomo che cade, l’uomo che cade 

Se solo tu 

Se solo sapessi che voglio soltanto che resti 

Andassi via 

Di questi palazzi non vedo che spenti riflessi 

Dalla città (dalla città) 

Che non riposa mai (che brucia ormai) 

Forse sapresti chi sei 

Tu sei la fine del film 

La grande esplosione 

La notte che conquista il giorno un nuovo colore 

Sei la lama 

Trafitta 

E io il tuo polmone 

Ma se ti farà male allora non pensare 

Chiudimi la porta in faccia 

Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa 

Dimmi che hai troppe 

Cose da dire 

Cose da fare 

Fogli bruciare 

Per rimanere ferma a guardare 

L’uomo che cade, l’uomo che cade 

E faccio un’altra figuraccia 

Come un bambino scivolato in una piazza 

A volte siamo bravi a sparire 

Per non rischiare 

Di farci male 

Se guardi su c’è un uomo che cade, 

L’uomo che cade, un altro che cade 

Se solo tu 

Andassi via 

Dalla città che fotte l’anima 

Forse potresti sì forse puoi 

Chiudermi la porta in faccia 

Se rivedermi al Margine ti scioglie l’ansia 

Dimmi che hai troppe cose da dire 

Cose da fare 

Fogli bruciare 

Per rimanere ferma a guardare 

L’uomo che cade, l’uomo che cade 

E faccio un’altra figuraccia 

Come un bambino scivolato in una piazza 

A volte siamo bravi a sparire 

Per non rischiare 

Di farci male 

Se guardi su c’è un uomo che cade, 

L’uomo che cade, un altro che cade 

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