(Adnkronos) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato il summit della Nato ad Ankara in un suo show personale, in cui prima ha drammatizzato, attaccando con metodo sia l’Alleanza che gli alleati, specie quelli che osano resistergli, come la Danimarca che non intende cedergli la Groenlandia, e come la Spagna, che si ostina a non voler spendere per la difesa quanto lui vorrebbe. Poi però, in netta contraddizione con i toni e gli argomenti usati martedì e ancora mercoledì mattina, il lieto fine: il presidente ha parlato di “molta unità” e addirittura di “immenso amore” tra i 32 alleati.
Per il presidente Usa, che ha passato le ore precedenti a strapazzare sia la Nato nel suo complesso che gli alleati, specialmente alcuni, e tra questi anche l’Italia, il summit è stato un “grande successo”. Ha anche espresso rammarico perché la stampa non ha potuto assistere ai lavori, che si tengono a porte chiuse. Ha lodato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e lo stesso segretario generale Mark Rutte, che, ha sottolineato, ha fatto “un grande lavoro, è un fantastico unificatore”.
Il presidente ha ‘dirottato’ mediaticamente il vertice, convocando più conferenze stampa nel corso di poco più di 24 ore e calamitando così su di sé, com’era inevitabile, l’attenzione dei media: una martedì, subito dopo l’incontro con Recep Tayyip Erdogan, e altre ieri, la prima al fianco del segretario generale della Nato Mark Rutte, la seconda con Volodymyr Zelensky e la terza nella grande sala della biblioteca presidenziale, nel complesso di Bestepe ad Ankara, dove si è svolto il vertice.
Come aveva già fatto altre volte, Trump ha criticato l’Alleanza. “Non sono contento – ha affermato – della Nato per quello che ha fatto in Groenlandia. E non sono contento della Nato per il fatto che non hanno voluto aiutarci con il principale Stato sponsor del terrorismo”, l’Iran. Rutte ha notato che l’Iran non rientra nell’ambito territoriale delineato dal Trattato, ma non ha escluso che la Nato possa avere un ruolo in futuro per impedire che Teheran abbia l’atomica.
“Su questo fronte – ha aggiunto Trump – non erano disposti ad aiutarci. In tutta onestà, non ne ho parlato con Mark. Se l’avessi fatto, le cose sarebbero potute andare diversamente, ma non avevamo bisogno di aiuto. Però stavo solo mettendo alla prova la loro posizione. Volevo vedere se sarebbero stati presenti o meno”.
Il segretario generale, dal canto suo, ha avvertito anche lui nella sala dei leader un “enorme senso di unità” tra i 32 capi di Stato e di governo. Tuttavia, ha dovuto ammettere quello che già si intuiva dalla dichiarazione finale, cioè che la data del prossimo summit della Nato non è stata ancora fissata. Rutte ha confermato che si terrà in Albania, ma ha aggiunto che “la data esatta deve ancora essere decisa”.
Sembra che le proteste in corso in quel Paese contro un progetto immobiliare collegato al genero di Trump Jared Kushner in una riserva naturale, che si sono trasformate in un movimento di massa, la cosiddetta rivoluzione dei fenicotteri, abbiano irritato non poco il presidente americano, il quale avrebbe anche chiesto di diradare gli impegni della Nato, dai vertici alle ministeriali. Va però detto che i summit della Nato si tengono a cadenza annuale solo da qualche anno: in precedenza erano assai più rari.
Prima del lieto fine, ancora mercoledì Trump ne aveva avute un po’ per tutti, ma non per la Polonia che, ha sottolineato, “sta facendo molto bene” e ha “un grande presidente”, Karol Nawrocki dell’ultranazionalista Pis. Trump ha attaccato con particolare determinazione la Spagna di Pedro Sanchez, socialista, al quale gli attacchi di Trump finora hanno giovato sul piano dei consensi: la sua postura da “hombre vertical”, che non si piega davanti al presidente yankee, sembra non dispiacere agli spagnoli. “La Spagna – ha detto – è un caso senza speranza. Tra l’altro, non vogliamo più fare affari commerciali con la Spagna. Vorrei che fosse tagliata fuori”.
La Spagna, ha continuato Trump, “è un partner terribile nella Nato. Non partecipano. Non pagano. Non voglio avere nulla a che fare con la Spagna. Interrompete ogni commercio con la Spagna, per favore, incluse le visite. Non vogliamo avere nulla a che fare con loro”. Ma non si è fermato qui: “State a vedere – ha previsto – vedrete che torneranno strisciando. Oh, torneranno eccome”.
Trump ha aggiunto: “Vediamo quanto resteranno ostili, quando chiameranno dicendo: ‘Per favore, per favore, vogliamo commerciare con voi, signore. Vogliamo commerciare con voi, signore’ (qui ha fatto una vocina piagnucolante, ndr). Fanno un sacco di soldi con noi. Ora vedranno che ne faranno molti meno. Non voglio fare affari con loro”.
Il commercio con la Spagna non è una questione bilaterale Washington-Madrid, ma una materia che riguarda l’Unione Europea, che in materia ha la competenza esclusiva. Da Bruxelles i portavoce della Commissione hanno assicurato che la Commissione farà “sempre” in modo che gli interessi degli Stati membri vengano “pienamente tutelati”. Dal canto suo, Sanchez non si è lasciato impressionare e ha detto che nella Nato sono “più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”. Ha fatto poi notare che le decisioni in materia di spesa pubblica appartengono alla sfera della sovranità nazionale.
Dopo la Spagna, Trump è tornato ad attaccare l’Italia, ma quasi en passant: “L’Italia è stata pessima (very bad, ndr) per quanto riguarda le loro basi, come sapete”, e lo sono stati “anche un paio di altri Paesi”, ha osservato. Dopo la cena di martedì sera, in cui era allo stesso tavolo con la premier Giorgia Meloni, il suo obiettivo principale ieri sembrava essere tornata Madrid.
La presidente del Consiglio, rientrando in hotel martedì alla fine della cena, ha detto di avere “rapporti cordiali” con il presidente americano, senza elaborare oltre. In conferenza stampa, rifiutando di tornare sui post del presidente americano, ha risposto che non si pente “di nulla di quello” che ha fatto. Con Trump, ha spiegato, ha “fatto un investimento politico per convinzione sull’unità dell’Occidente”. Nella conferenza stampa serale, Trump ha ammorbidito ulteriormente i toni, dicendo che l’Italia “è stata brava” e che ha solo “avuto un brutto momento”.
Ma il vero chiodo fisso di Trump, il suo cruccio, è la Groenlandia, la grande isola artica che appartiene al Regno di Danimarca. Il quale, pur essendo (almeno fino a qualche mese fa) uno dei Paesi più atlantisti d’Europa, non intende cederla a Washington, cosa che Trump non pare voler accettare. Per l’Alleanza è un grosso problema, anche se il presidente oggi non ha ripetuto le minacce di prenderla con la forza. Prima di entrare, la premier socialdemocratica Mette Frederiksen ha detto ai giornalisti che la Danimarca è “pronta a difendere ogni centimetro del territorio della Nato, incluso il nostro territorio. L’articolo 5” del Trattato dell’Atlantico del Nord “vale per il versante orientale, per gli Usa e vale anche per la Groenlandia”.
E a chi le ha chiesto se Copenaghen è pronta a difendere l’isola, ha risposto: “Naturalmente difenderemo il Regno di Danimarca”. Ha poi fatto notare che il Paese scandinavo è “uno Stato sovrano” e che “tutti devono rispettare la nostra sovranità”. Anche se la premier islandese Kristrún Mjöll Frostadóttir e il presidente finlandese Alexander Stubb hanno confermato che sono in corso colloqui tra Usa e Danimarca sul tema, la risposta di Frederiksen non deve essere piaciuta molto a Trump, che ha imbracciato la clava e l’ha usata.
Trump ha parlato della Danimarca con parole ai limiti dello scherno, ricordando che il Regno venne invaso dal Terzo Reich “in meno di un giorno”. I nazisti in effetti impiegarono qualche ora, il 9 aprile del 1940, a sottomettere il Paese, pianeggiante e privo di difese naturali, che si arrese quasi senza combattere, a differenza dei norvegesi che dettero filo da torcere ai tedeschi, ritirandosi sulle montagne e resistendo per oltre due mesi alla Wehrmacht. L’invasione nazista della Danimarca è nota anche come Guerra delle sei ore.
La Groenlandia, ha detto Trump, “è molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca. Di fatto, quando la Danimarca fu invasa dai nazisti in meno di un giorno, noi prendemmo la Groenlandia. Adolf Hitler li sconfisse in un giorno e loro chiesero a noi di occuparci della Groenlandia”. Dopo la guerra, si è rammaricato, “stupidamente, l’abbiamo restituita”.
“Non avremmo dovuto restituirgliela – ha aggiunto – perché siamo noi ad averne bisogno. Ci serve per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti. Non è utile alla Danimarca, ma lo è per noi. E’ fondamentale per noi”. Durante la Seconda Guerra Mondiale, ha osservato, l’isola “era nostra. La controllavamo noi. Ce ne occupavamo noi, e poi l’abbiamo restituita; il motivo… non lo so. Io non l’avrei fatto; non avrei restituito nemmeno il Canale di Panama”.
Per quanto concerne l’Iran, Trump ha detto, in un altro passaggio che non deve essere piaciuto molto agli alleati europei i quali speravano in una normalizzazione della circolazione nello Stretto di Hormuz, che, per quanto lo riguarda, il cessate il fuoco “è finito”, dato che i governanti iraniani sono “feccia”, gente “fuori di testa”.
Non ha escluso di attaccare nuovamente l’Iran e ha apertamente minacciato di morte l’attuale leadership iraniana, avvertendo che potrebbe fare la fine delle precedenti, morte sotto le bombe e i missili di Israele e Usa. Ma ha aggiunto che, qualsiasi cosa accada, “finirà molto rapidamente” e il petrolio tornerà a “scorrere”, obiettivo piuttosto rilevante in vista delle elezioni di metà mandato. E’ sull’Ucraina che ad Ankara si registra una decisa apertura da parte di Washington: “Un uccellino mi ha detto che daremo all’Ucraina i diritti per produrre i missili Patriot”, ha affermato il presidente americano. Era una richiesta, questa, che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avanzava da tempo, per poter difendere il suo territorio dagli attacchi dei russi. Trump ha confermato, infine, che avrebbe lasciato la Turchia a bordo di un Air Force One più vecchio del nuovo Boeing 747, donatogli recentemente dal Qatar.
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