Referendum giustizia, Meloni, Nordio e tutto il governo di centrodestra eletto nel 2022 hanno rimediato una sonora sconfitta proprio in casa. Una sconfitta a cui, in chiave 2027, il governo Meloni dovrebbe dire grazie.
Riforma costituzionale Meloni-Nordio sconfitta in 17 regioni su 20. A dire No alla riforma costituzionale Meloni-Nordio non solo le regioni governate dal centrosinistra, con record Campania, oltre 65% No, e record Napoli, oltre 75% No. Con Toscana gran protagonista blindata col No.
A dire No nelle 17 regioni anche ben 10 regioni proprio di centrodestra.
A dire sì alla riforma Meloni-Nordio solo Lombardia, Veneto, Friuli, governate dal centrodestra a trazione leghista. Ma Milano, centrosinistra, dice No.
E nel Veneto dice No proprio Treviso, la città in cui vive il ministro della Giustizia Nordio.
E mentre Nordio fa da capro espiatorio, “Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica”, proprio alla vittoria del No Meloni, Salvini, Tajani e tutto il centrodestra deve dire grazie.
Perché è un segnale forte e chiaro per il Governo Meloni su cui riflettere che arriva, salvo elezioni anticipate, un anno prima delle politiche 2027.
Un segnale forte e chiaro anche per il campo largo di centrosinistra del No con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Che va colto, avendo ben presente che quel 53.74% di No referendario non diventa in automatico consenso elettorale.
Non è bastato per vincere il referendum a Meloni, Tajani e Salvini gettare come coriandoli famiglie nel bosco e casi Garlasco.
Non è bastato il santino di papà Nathan postato da Salvini nel giorno della festa del papà dopo l’annunciato arrivo di Salvini stesso in versione paterna nel bosco. E nemmeno l’invito del presidente del Senato sempre alla stessa famiglia nel bosco.
Non sono bastati per vincere il referendum “immigrati illegali, stupratori, pedofili e spacciatori rimessi in libertà, che mettono a repentaglio la vostra sicurezza”, come tuonò la premier Meloni al teatro Parenti di Milano durante un’iniziativa pro Sì referendum. E per chi volesse rinfrescare la memoria qui il discorso ufficiale pubblicato da Fratelli d’Italia, partito di cui la premier è leader.
Non è bastato l’intervento della premier Meloni da Fedez.
E nemmeno il taglio accise last minute valido un battito di ciglio, poco più del tempo del referendum.
A ben leggere la spiegazione della sconfitta del Governo Meloni sta proprio nelle parole di fair play istituzionale con cui la premier Meloni commenta il ko: “Il governo ha fatto quello che aveva promesso: portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini, e i cittadini hanno deciso. E noi, come sempre, rispettiamo la loro decisione”.
E qui sta il punto. Governo Meloni eletto alle politiche 2022 sulla base di un programma elettorale, bocciato per una riforma contenuta proprio in quel programma elettorale. Una bocciatura che dopo quattro anni di governo contiene inevitabilmente un giudizio.
Per questo in vista delle politiche 2027 a questa bocciatura a cui Meloni & C. dovrebbero dire grazie.



