L‘ultimo viaggio riporta a casa con volo di Stato Chiara, Achille, Giovanni, Emanuele, Riccardo, 16 anni. Con Sofia, 15 anni, rimasta in Svizzera, sono le sei giovanissime vittime italiane della strage di Capodanno a Crans-Montana.
Accolti dalle istituzioni in un abbraccio che vuole essere abbraccio collettivo alle famiglie lacerate da strazio e dolore. Chiara, Achille, Giovanni, Emanuele, Riccardo e Sofia tra le 40 vittime, giovanissime vite spezzate per le quali adesso sono obbligatorie e in tempi rapidi verità e giustizia.
Vittime la maggior parte ragazzini di 16 anni, ma ci sono anche ragazzini di 14 e 15 anni. E sono la maggior parte giovanissimi i 116 sopravvissuti, molti ancora ricoverati in gravi condizioni, nel locale diventato trappola mortale che sembra avere caratteristiche di bunker nella blindata Svizzera terra di bunker.
E mentre la procuratrice generale Pilloud spiega che non ci sono mandati di arresto per i gestori del locale teatro di morte Jacques Moretti, che avrebbe precedenti giudiziari, e Jessica Maric “perché i criteri richiesti per la custodia cautelare non sono, allo stato attuale, presenti”, di ben altro parere è Gian Lorenzo Cornado, ambasciatore d’Italia in Svizzera.
Se per la procuratrice Pilloud, in sostanza, non ci sarebbero sospetti di pericolo di fuga dei due gestori indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposi, Cornado, nel giorno dell’ultimo viaggio dei ragazzi in Italia, è molto chiaro: “In Italia sarebbero stati arrestati”.
Poi: “Le famiglie mi hanno chiesto due cose: di fare di tutto per sensibilizzare le autorità svizzere affinché venga accertata la verità e venga fatta giustizia“.
E garantisce l’ambasciatore Cornado: “Voglio che sia chiaro che l’Italia attende notizie, l’Italia vuole conoscere la verità e l’Italia vuole che venga fatta giustizia. Tutta l’Italia. E questo gli svizzeri lo hanno capito, lo hanno ben presente e si impegneranno a fondo perché giustizia sia fatta”.
Ma, mentre si attendono i nomi di eventuali altri responsabili in merito ad autorizzazioni, licenze, controlli concernenti la sicurezza del locale, ci sono primo punti fermi.
Mentre il sindaco di Crans Montana afferma “ll Comune di Crans-Montana non ha adottato un approccio permissivo nell’ispezione dei bar”, e ci domandiamo chi avrebbe avuto la responsabilità di minorenni in un locale svizzero, c’è un primo punto fermo che assume valore di testimonianza incontrovertibile.
Quel video che riprende un ragazzo cercare di spegnere il principio di incendio al soffitto con un panno mentre la musica continua a suonare. Girato col telefonino da ragazzini che evidentemente non hanno avuto immediata contezza del pericolo.
Chi l’ha avuta e magari non ha lasciato attimi preziosi per recuperare una giacca è scappato subito e si è salvato.
E mentre qualcuno, che evidentemente non ricorda di aver avuto 16 anni, punta il dito contro i ragazzini, proprio quel video testimonia ciò che non è stato fatto.
In quel video non si vedono adulti tutelare la sicurezza dei ragazzini. Non si vede qualcuno intervenire con un estintore. Non sembra proprio, mentre il ragazzo scuote le fiamme con un panno, esserci una procedura di emergenza in corso.
Secondo le cronache, il signor Moretti la notte della strage di Capodanno si trovava in un altro locale. Mentre nel locale teatro di morte si sarebbe trovata la signora Maric che, sempre secondo le cronache, sarebbe rimasta ustionata.
Tutto ciò lo dovrà o meno confermare l’inchiesta di una Svizzera da cui attendiamo in tempi rapidi verità e giustizia. Qualora venisse confermata la sua presenza nel locale, sarà interessante conoscere quali procedure antincendio abbia attivato. Quali fossero le vie di fuga nel muro di fuoco. E sarà anche interessante, sempre qualora venisse confermata la sua presenza nel locale, conoscere quali azioni la signora abbia messo in atto per riuscire a salvarsi o, chissà, magari provare a salvare quei ragazzini dilaniati dalle fiamme.
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