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sabato 1 Ottobre 2022
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Le calciatrici fuggite dall’Afghanistan tornano in campo a Firenze con la maglia del Lebowski

La società milita in Eccellenza: "Vogliamo che le ragazze possano continuare a coltivare il proprio percorso sportivo con il massimo della soddisfazione"

FIRENZE – Dalla paura del regime talebano alla riconquista della libertà, anche la libertà di giocare. Le tre calciatrici del Bastan Football Club di Herat e il loro allenatore, fuggiti nell’agosto scorso dall’Afghanistan dopo il ritiro delle truppe occidentali e il ritorno del regime talebano, torneranno in campo indossando la maglia del club fiorentino Centro Storico Lebowski. Squadra di calcio femminile che milita in Eccellenza. Le accoglie il Lebowski: “Da parte nostra non vuole limitarsi a essere un gesto, pur importantissimo, di solidarietà, ma vogliamo anche che le ragazze possano continuare a coltivare il proprio percorso sportivo con il massimo della qualità e della soddisfazione”. Le calciatrici sono arrivate a Firenze nell’agosto 2021, grazie all’interessamento della Ong Cospe e al coinvolgimento del Comune di Firenze, del sindaco Nardella e dell’assessore Sara Funaro. In tutto questo periodo sono state accolte dalla Caritas. A settembre erano state ricevute dal Museo del Calcio di Coverciano insieme al loro allenatore, accolti da Figc e dalla Nazionale femminile.

La ripresa degli allenamenti dopo aver le visite medico sportive, essere state accompagnate nelle pratiche ed aver fatto test a Coverciano grazie al sostegno di Figc, Assocalciatori e di Aiac, Associazione italiana allenatori di calcio. Renzo Ulivieri, presidente Aiac: “Siamo molto felici di appoggiare questo progetto perchè ci permette di aiutare  donne che hanno vissuto in un contesto a dir poco difficile. E grazie alla collaborazione della società sportiva Lebowski che permette una attività sportiva in sicurezza in un percorso di integrazione e condivisione con le altre calciatrici italiane”. Sara Gama, vicepresidente Associazione italiana calciatori: “Siamo al fianco delle donne afghane in questo difficile momento. Per noi lo sbocco naturale di un percorso in cui l’Aic si è da subito impegnata, favorendo l’accoglimento nel nostro Paese e dando, insieme alla Figc, un supporto concreto”. Francesca Pieraccini, direttrice generale Cospe: “Le calciatrici erano costrette ad allenarsi all’alba per non dare nell’occhio e proprio perché vittime di minacce si erano rivolte insieme all’allenatore al Cospe di Herat già nel 2016”. Cospe, grazie alla collaborazione con il Ministero degli Esteri e della Difesa, è riuscita ad evacuare 42 persone minacciate dall’Afghanistan, tra cui  calciatrici, cicliste e una pallavolista, oltre a diverse attiviste e attivisti per i diritti umani. Nasce la campagna Cospe #Unasolasquadra, per i diritti delle donne afghane. Alla campagna aderisce anche Assocalciatori.

 

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