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Arrivano a Siena Munzir e Mustafa, padre e figlio siriani mutilati dalla guerra. Una nuova vita grazie a una foto simbolo

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SIENA – Quella foto simbolo di speranza nella tragedia e nell’orrore di una guerra aveva fatto il giro del mondo. Munzir e il piccolo Mustafa, padre e figlio mutilati dalla guerra in Siria, arrivano a Siena da Istanbul. Un viaggio in Toscana per una nuova vita. A Siena trascorreranno il periodo di quarantena insieme alla madre e agli altri due figli per poi trasferirsi a Budrio, Bologna, dove al Centro Protesi Vigorso inizieranno il loro cammino verso una nuova vita. La conferma anche da parte di Eugenio Giani, presidente Regione Toscana, sulla sua pagina Facebook. ” Munzir e Mustafa, padre e figlio, stanno arrivando a Siena. Dalla città toscana con la foto era partita la grande manifestazione di solidarietà internazionale, in Italia riceveranno ora cure e assistenza, benvenuti!”. Quello scatto, ‘Hardship of Life’, che ha commosso il mondo, autore Mehmet Aslan, è stato premiato come vincitore assoluto tre mesi fa al Siena International Photo Awards, presidente Luca Venturi. Mustafa, sei anni, ha due sorelline di due e quattro anni e la possibilità di una nuova vita grazie a un’iniziativa nata proprio dal clamore mediatico che ha avuto quella foto e, spiega Venturi, “dal forte desiderio che non rimanesse solo un clamore mediatico ma si tramutasse in qualcosa di concreto a sostegno della famiglia”. E’ così è nata l’idea di lanciare la campagna ‘Can a photo make a difference?’  per la raccolta dei fondi necessari. Sono stati raccolti oltre 100mila euro, rendiconta Venturi, “ma  è importante far capire che è nulla rispetto a quello che sarà necessario raccogliere per consentire al bambino di crescere con gli arti nuovi”. Con la speranza di un’opera di sensibilizzazione che possa portare a garantire un futuro migliore a tutta la famiglia di Munzir, che ha perso la gamba destra nei bombardamenti a Idlib. E di Mustafa, nato senza gli arti per una malformazione causata dai farmaci assunti dalla madre per curare gli effetti del gas nervino.

Intanto l’ufficio comunicazioni sociali dell’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino con una nota precisa: ‘L’intera famiglia, composta da padre, madre e tre bambini, verrà accolta in un appartamento messo a disposizione dalla Caritas dell’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino. Verranno forniti loro il vitto e i pocket money. E’ già stato individuato anche un mediatore linguistico. L’intera famiglia dovrà seguire la quarantena prevista delle vigenti leggi italiane. Successivamente la Caritas si adopererà per creare una rete di supporto e relazioni con il territorio per favorire il processo di integrazione della famiglia El Nezzel. Attivare un accompagnamento e l’insegnamento della lingua italiana, tramite una cooperativa accreditata, qualificata e con esperienze nel settore’.

© Riproduzione riservata

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