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Così Piombino rimase col rigassificatore in porto

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Giani, Pd, presidente Regione Toscana commissario straordinario nominato col governo Draghi, per il rigassificatore di Piombino targato Snam, il ministro era Cingolani, ha tuonato che senza le opere di compensazione per il territorio non firma.

Firmerà qualcun altro al suo posto. Che potrebbe essere lo stesso sindaco di Piombino Francesco Ferrari, FdI, secondo Simona Bonafè, deputata Pd.

“Si sta pensando anche di commissariare il commissario: il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha seguito fin dall’inizio il progetto, potrebbe essere sostituito dal sindaco della città, espressione di Fratelli d’Italia”.

Bonafè definisce “un vero e proprio colpo di mano” il decreto legge con cui il Governo guidato dalla premier Meloni, leader FdI, lascia a Piombino ben oltre luglio 2026 l’ex Golar Tundra, ora Italis Lng, entrato in esercizio nel porto toscano nel luglio 2023.

E non poteva essere altrimenti, visto che in questi tre anni non sono state individuate reali collocazioni alternative in cui spostarlo.

Giani commissario straordinario, accolse allora in porto a Piombino il rigassificatore.

Oggi Giani rispetto al decreto del Governo Meloni: “Si parla di una autorizzazione da prolungare, facendo riferimento all’autorizzazione che ne ha disposto, nell’agosto del 2022, il posizionamento. In quell’atto c’è scritto, con molta chiarezza, che accanto all’autorizzazione del rigassificatore, vi erano dieci interventi di compensazione sul territorio che avevo concordato con il presidente Draghi. Anche se l’avevo concordato con il presidente Draghi la presidente Meloni deve rispettare quei 10 punti. Altrimenti non firmo”.

Francesco Ferrari è il sindaco di Piombino, al secondo mandato, nonché vicepresidente Anci Toscana, che pronti via ha manifestato in piazza il dissenso della gente di Piombino di cui, parla da solo l’ex Golar Tundra che troneggia in porto, non si è mai tenuto conto. Anche ricorrendo il Comune di Piombino al Tar per respingere il rigassificatore in porto.

Oggi Francesco Ferrari rispetto al decreto legge del Governo Meloni che quel rigassificatore lo lascia lì, in banchina nel porto di Piombino, parla di “proroga di natura tecnica, pensata per garantire la continuità operativa del rigassificatore nell’attesa che venga assunta una scelta conclusiva sul suo futuro. Questo meccanismo è legato alla prosecuzione dell’esercizio fino alla definizione delle procedure autorizzative che possono essere di proroga temporanea, di rinnovo dell’autorizzazione o di collocazione in altro luogo del rigassificatore”.

“Schiaffo alla città e palese delegittimazione del sindaco e coordinatore locale di Fdi Francesco Ferrari”, definiscono il decreto Emiliano Fossi, deputato, segretario Pd Toscana Simone De Rosas, segretario Pd Val di Cornia Elba Piombino, Fabio Cento, segretario Pd Uc Piombino, i deputati Pd Laura Boldrini e Marco Simiani, e Alessandro Franchi, consigliere regionale Toscana nonché coordinatore dem provincia di Livorno.

Il sindaco Ferrari però guarda lontano. A un rigassificatore, chissà, più o meno ad oltranza in porto: “È evidente come una decisione di questo tipo arrivi in un contesto internazionale estremamente delicato, nel quale la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è tornata al centro delle scelte dei governi europei.
Detto questo, la posizione di questa amministrazione non cambia. Abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà alla presenza del rigassificatore nel porto di Piombino e continuiamo a ritenere che la sua permanenza rappresenti un elemento di preoccupazione per la sicurezza della comunità e per l’equilibrio del porto.
Qualora, in un’ipotesi che auspichiamo non si concretizzi, l’impianto dovesse rimanere, il Comune continuerà a svolgere fino in fondo il proprio ruolo istituzionale: vigilare con la massima attenzione sul rispetto delle norme e delle condizioni di sicurezza, a tutela della città e dei suoi cittadini, indipendentemente dalle decisioni che il Governo riterrà di assumere”.

Quindi, mentre esulta la Liguria col presidente della Regione Bucci contraria ad accogliere l’ex Golar Tundra a cui aveva invece detto sì l’ex governatore Toti, Piombino rimane col rigassificatore in banchina.

Rimane a Piombino il rigassificatore, imposto allora dal governo Draghi all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina, e confermato oggi dal Governo Meloni in nome di una sbandierata sicurezza energetica nazionale.

Rimane a Piombino senza una data stabilita in cui fare i bagagli e traslocare.

Visto che il decreto legge 11 marzo 2026 numero 32 “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di data di scadenza esatta non parla al punto 5 dell’articolo 9.

Ecco cosa recita il decreto legge 11 marzo 2026 numero 32 al punto 5 dell’articolo 9.

“Allo scopo di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale, gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto in esercizio sulla base di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata  presentata  un’istanza  di  rinnovo,  proroga  o  nuova autorizzazione, anche in altro sito, continuano a operare sulla base dell’originaria autorizzazione e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione”.

“Qualora sia prevista la realizzazione di opere per il mantenimento ovvero l’esercizio degli impianti di cui al primo periodo in altro sito, l’efficacia dell’autorizzazione originaria e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, è prorogata sino all’ultimazione delle opere medesime, fermi restando gli adempimenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e al decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105”.

 

 

© Riproduzione riservata

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