FIRENZE – Si è spento oggi (26 febbraio) a Firenze, all’età di 92 anni, Piero Barucci, una delle figure più autorevoli e poliedriche del panorama economico e istituzionale italiano del dopoguerra. Nato nel capoluogo toscano il 29 giugno 1933, Barucci ha attraversato da protagonista le stagioni più delicate della storia finanziaria del Ppese, legando indissolubilmente il suo nome a snodi cruciali come la guida del Monte dei Paschi di Siena e il ministero del Tesoro.
La sua carriera è stata un raro esempio di sintesi tra accademia e alta gestione. Laureatosi a Firenze nel 1959, è tornato nella sua università come docente e preside della facoltà di economia e commercio, dopo aver insegnato anche a Siena. Ma è nel mondo bancario che Barucci ha lasciato un’impronta indelebile: presidente di Mps dal 1983 al 1990 e dell’Abi dal 1987 al 1991, ha vissuto in prima linea la trasformazione del sistema creditizio italiano, ricoprendo anche il ruolo di amministratore delegato del Credito Italiano e sedendo nel consiglio di amministrazione dell’Iri.
Il suo impegno civile ha toccato l’apice nei primi anni Novanta, quando fu chiamato a guidare il ministero del Tesoro tra il 1992 e il 1994, servendo prima nel governo di Giuliano Amato e successivamente in quello di Carlo Azeglio Ciampi. Erano gli anni della tempesta finanziaria, delle privatizzazioni e del cammino verso l’euro, sfide che Barucci affrontò con la proverbiale sobrietà e competenza che lo hanno sempre contraddistinto.
Dopo l’esperienza di governo, Barucci ha continuato a servire le istituzioni per sette anni all’interno dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, confermando la sua vocazione per la tutela degli equilibri economici nazionali.



