AREZZO – Un assalto brutale, studiato nei minimi dettagli e messo a segno con una sfrontatezza che ha lasciato sotto choc l’intero centro storico di Arezzo. Intorno alle 13,30 di ieri (8 gennaio), la storica gioielleria Grotti di via Spinello è diventata teatro di un raid fulmineo che sembra uscito da una sceneggiatura cinematografica.
Mentre la città si avviava verso la pausa pomeridiana, un’auto nera con a bordo quattro individui travisati ha accostato bruscamente davanti alle vetrine. Prima ancora di colpire, i malviventi hanno innescato diversi schiumogeni, sprigionando una fitta nube bianca che ha saturato l’aria e oscurato la visuale ai passanti, creando una cortina fumogena strategica per coprire l’azione criminale.
Muniti di picconi e pesanti mazze ferrate, i banditi hanno infranto i cristalli della vetrina con colpi precisi e violenti, arraffando in pochi istanti un bottino di gioielli e orologi preziosi il cui valore è ancora in fase di quantificazione, ma che si preannuncia ingente. Il titolare, Mauro Grotti, è stato raggiunto dalla notizia mentre si trovava in palestra, poco dopo aver abbassato la saracinesca per la chiusura meridiana. Non è la prima volta che l’attività finisce nel mirino della criminalità, ma la dinamica paramilitare di questo blitz ha destato particolare allarme: i banditi hanno agito in pieno giorno, in una zona centrale e sotto gli occhi dei testimoni, dileguandosi poi a folle velocità e abbandonando sul marciapiede, tra la schiuma chimica, gli attrezzi da scasso e persino una bombola.
Sul posto sono immediatamente confluite le pattuglie della polizia e gli esperti della scientifica per i rilievi tecnici, isolando l’area sommersa dai residui bianchi dei fumogeni. Le indagini sono serrate e si concentrano ora sull’analisi dei filmati della videosorveglianza urbana e dei varchi elettronici della città, nel tentativo di tracciare la via di fuga della banda. Note di ricerca sono state diramate in tutta la provincia e lungo i principali snodi autostradali, ma non si esclude che i malviventi possano aver raggiunto un covo sicuro nelle vicinanze per “raffreddare” la situazione prima di lasciare il territorio aretino.
La determinazione mostrata dal commando suggerisce una pianificazione accurata, tipica di professionisti del crimine specializzati in colpi ad alto impatto.



