FIRENZE – A sessant’anni dalla disastrosa alluvione, il complesso monumentale di Santa Croce commemora i giorni dell’emergenza e del recupero del patrimonio artistico fiorentino. In vista dell’anniversario, l’Opera di Santa Croce ha completato con successo un collaudo del sistema di sicurezza dell’Ultima cena di Giorgio Vasari, capolavoro che, insieme al Cristo di Cimabue, rappresenta l’emblema dei danni subiti nel 1966 e della successiva rinascita.
La tela vasariana, sottoposta a restauro nel 2016 a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, è oggi protetta da un meccanismo di sollevamento manuale. Attraverso un sistema a contrappesi, il dispositivo permette di innalzare l’opera in undici secondi, garantendone la messa in sicurezza tempestiva per salvarla dal fango in caso di una nuova inondazione.
Il programma delle commemorazioni istituzionali culminerà il 4 novembre con una concelebrazione all’interno della Basilica. La funzione sarà presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, affiancato dall’arcivescovo Gherardo Gambelli e dal cardinale Giuseppe Betori. Sia Bassetti che Betori parteciparono attivamente ai soccorsi operando come ‘angeli del fango’, con quest’ultimo giunto in città da Roma, dove all’epoca era studente. La cerimonia sarà un momento di ricordo dedicato alle vittime, ai sopravvissuti e all’impegno collettivo nella ricostruzione.
Dalla Basilica si muoverà poi una processione in direzione di Ponte alle Grazie, per concludersi alle 10,30 con la deposizione di una corona nel fiume Arno. Le iniziative proseguiranno anche nelle settimane successive attraverso un ciclo di visite guidate speciali intitolato Dramma e rinascita: l’Arno e Santa Croce, in calendario per i sabati 14 e 21 novembre.



