L’Unione europea parteciperà alla prima riunione del Board of Peace – il Consiglio per la Pace istituito dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per Gaza -, in programma a Washington giovedì prossimo (19 febbraio). E lo farà come ‘osservatrice’, inviando la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, ha confermato ieri la portavoce della Commissione Paula Pinho in conferenza stampa. Non parteciperà invece la presidente dell’organo esecutivo del blocco, Ursula von der Leyen, che aveva ricevuto un invito formale. Sempre ieri, anche la premier italiana ha fatto sapere che Roma sarà presente come osservatrice. In entrambi i casi, non sono mancate e non mancano le polemiche.
“Partecipazione limitata alla ricostruzione”
Il gruppo dei Socialisti all’Europarlamento ha chiesto all’organo esecutivo europeo di chiarire “il mandato politico e la portata della sua partecipazione alla prima riunione del cosiddetto ‘Board of Peace’”, in quanto questo “è in contrasto con le norme internazionali consolidate e i processi guidati dall’Onu“.
Il portavoce per i partenariati internazionali di Bruxelles Guillaume Mercier oggi ha precisato che la presenza come osservatrice non rende la Commissione membro del Consiglio, ma che “partecipiamo a questa riunione in virtù del nostro impegno di lunga data per l’attuazione del cessate il fuoco a Gaza, nonché per partecipare agli sforzi internazionali a sostegno della ricostruzione e della ripresa postbellica”.
“Ciò che conta qui è ciò che l’Ue può apportare alle discussioni“, ha continuato. “Abbiamo competenze specifiche. Disponiamo già di un importante sostegno finanziario. Ed è in questo contesto che vogliamo partecipare”. Ricordiamo che l’Unione attualmente è il più grande finanziatore dell’Autorità Palestinese, di conseguenza ha tutto l’interesse a sedersi al tavolo dove verosimilmente verranno prese molte decisioni per il futuro della regione.
Ma, secondo il gruppo guidato da Iratxe García Pérez, vi sarebbero “serie preoccupazioni sulla mancanza di trasparenza” e il rischio che il Board diventi “un forum unilaterale che esclude i palestinesi e ignora gli accordi internazionali”.
“Perplessità sul Board ma disposti a collaborare con Usa”
Il portavoce per gli Affari Esteri della Commissione Anouar El Anouni ha riconosciuto le perplessità: “Abbiamo una serie di questioni su diversi elementi dello Statuto del Board relativi al suo ambito di applicazione, alla sua governance e alla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite“, ma “siamo certamente disposti a collaborare con gli Stati Uniti per quanto riguarda l’attuazione del piano di pace per Gaza”. Il portavoce ha dunque chiarito: la partecipazione della Commissione riguarda solo “il punto specifico relativo a Gaza e alla sua ricostruzione“.
Quanto ad Hamas, “l’Ue ricorda che deve essere smilitarizzata e non deve avere alcun ruolo nella futura governance palestinese, come delineato nel piano di pace”.
Il Board of Peace
Il Board – di cui Trump è presidente a vita con poteri di nomina, invito e revoca dei membri – nasce dal piano di pace statunitense presentato nell’autunno 2025 per supervisionare il cessate il fuoco, la stabilizzazione e la ricostruzione della Striscia di Gaza, anche se il suo statuto, presentato dal capo della Casa Bianca il mese scorso a Davos, non menziona mai Gaza e definisce il Consiglio come un’organizzazione internazionale volta a garantire genericamente “stabilità e pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti“.
In occasione della prima riunione, Trump vuole annunciare la messa a disposizione di 5 miliardi di dollari per ricostruire Gaza. Secondo il New York Times, Usa ed Emirati Arabi Uniti sono pronti a investire un miliardo di dollari ciascuno, mentre alcuni dei Paesi che parteciperanno al vertice fornirebbero soldati per creare la forza di stabilizzazione da schierare nella Striscia. Al momento non è chiaro di chi si tratti, con l’eccezione dell’Indonesia che domenica scorsa ha dichiarato di poter inviare fino a 8mila soldati entro fine giugno.
“Il Board of Peace si rivelerà l’organismo internazionale più importante della storia, ed è per me un onore essere il suo presidente”, ha affermato Trump via social.
Tajani: “Non ci sono altre vie”
Come anticipato, anche l’Italia ieri ha fatto sapere che parteciperà come osservatrice alla riunione di Washington. È stata la stessa premier Giorgia Meloni ad annunciarlo ad Addis Abeba: “Secondo noi è una buona soluzione rispetto al problema che chiaramente abbiamo della compatibilità anche costituzionale con l’adesione al Board of Peace”.
D’altronde, ha spiegato Meloni, “con tutto il lavoro che l’Italia ha fatto, sta facendo e deve fare in Medio Oriente per stabilizzare una situazione molto complessa e fragile, una presenza italiana e anche europea è necessaria“.
Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenuto alla Camera: “L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contraria alla lettera e allo spirito dello stesso art. 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie”.
“Se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo Piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà“, ha proseguito il vicepremier sottolineando che “l’obiettivo è arrivare a due Stati che convivano in pace e sicurezza“.
Oggi pomeriggio la Camera ha votato a favore della partecipazione italiana al Board nelle vesti di osservatrice.

Chi non ci sarà
Al momento non è chiaro quanti membri del Board saranno presenti alla prima riunione. Non parteciperà il premier israeliano Benjamin Netanyahu e, secondo indiscrezioni riportate da TurkiyeToday, nemmeno il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. La Turchia – Paese fondatore del Consiglio – sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Hakan Fidan.
Finora nessun altro Paese del G7, oltre agli Stati Uniti, ha aderito formalmente. Germania e Francia hanno declinato l’invito, così come altri Paesi europei tra i quali Danimarca, Svezia, Norvegia, Slovacchia, Polonia. Rimanendo in Europa, Bulgaria e Ungheria si sono iscritte. Italia, Romania e Cipro presenzieranno come osservatori, mentre il Giappone sta valutando l’invio dell’ambasciatore incaricato della ricostruzione di Gaza, Takeshi Okubo. Hamas non è membro né parte della struttura del Consiglio.
Tra i firmatari, invece, ci sono Paesi del Medio Oriente oltre ad Argentina, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bielorussia, Russia, Albania e Kosovo. Tra i membri ci sono anche il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale in Medio Oriente Steve Witkoff, il genero di Trump Jared Kushner e l’ex primo ministro britannico Tony Blair.
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