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Grok e X sotto inchiesta Ue per i deepfake sessuali, cosa rischia Elon Musk?

Bruxelles lancia una nuova offensiva contro la piattaforma X, mettendo nel mirino l’intelligenza artificiale Grok. Al centro dell’indagine formale ci sono i “deepfake” sessuali e il mancato rispetto delle norme europee sulla sicurezza digitale. Secondo l’esecutivo europeo, i diritti dei cittadini non possono essere più un “danno collaterale”.

Perché l’Europa ha messo Grok nel mirino?

Oggi 26 gennaio 2026, la Commissione europea ha ufficialmente avviato una nuova indagine formale contro X (ex Twitter) ai sensi del Digital services act (Dsa). L’azione si concentra specificamente sulle funzionalità di Grok, lo strumento di intelligenza artificiale sviluppato dalla società e integrato nella piattaforma dal 2024, e sui sistemi di raccomandazione dei contenuti. Questa mossa non è isolata, ma estende un’inchiesta già avviata nel dicembre 2023 riguardante la gestione dei rischi sistemici della piattaforma.

Il motivo principale dell’indagine risiede nel sospetto che X non abbia valutato né mitigato correttamente i rischi legati all’implementazione di Grok nell’Unione europea. Tra le preoccupazioni più gravi figurano:

  • Contenuti illegali, cioè la diffusione di immagini sessualmente esplicite manipolate (cosiddetti deepfake), inclusi contenuti che potrebbero costituire materiale pedopornografico;
  • Violenza di genere: riguardo i potenziali effetti negativi legati alla violenza contro le donne, principali bersagli di tali contenuti;
  • Benessere dei cittadini: le conseguenze negative per la salute fisica e mentale degli utenti derivanti dall’uso di queste funzionalità.

Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, ha dichiarato con fermezza che i deepfake sessuali sono una forma di “degradazione inaccettabile” e che l’indagine stabilirà se X ha trattato i diritti dei cittadini europei come un semplice “danno collaterale” del proprio servizio.

Come si sta svolgendo il procedimento?

L’indagine valuterà se X abbia violato specifici articoli del Dsa (34, 35 e 42), che impongono alle grandi piattaforme online (Vlop) di analizzare e mitigare i rischi prima di lanciare nuove funzioni. In particolare, la Commissione contesta a X di non aver trasmesso un rapporto di valutazione del rischio ad hoc prima di distribuire le funzionalità di Grok che hanno un impatto critico sul profilo di rischio della piattaforma.

L’inchiesta è condotta in stretta collaborazione con il Coimisiún na Meán, il coordinatore dei servizi digitali irlandese, essendo l’Irlanda il Paese di stabilimento di X nell’Ue. Già nel settembre 2025, la Commissione aveva inviato richieste di informazioni relative a contenuti antisemiti generati da Grok.

I precedenti: la multa da 120 milioni di euro

X non è nuova a sanzioni da parte di Bruxelles. Il 5 dicembre 2025, la Commissione aveva già adottato una decisione di non conformità contro la piattaforma, infliggendo una multa di 120 milioni di euro per violazioni legate alla mancanza di trasparenza pubblicitaria, all’uso di “dark patterns” (design ingannevoli) e all’insufficienza di accesso ai dati per i ricercatori.

Cosa accadrà adesso?

Con l’apertura del procedimento formale, la Commissione ha ora il potere di adottare ulteriori misure esecutive. I prossimi passi includono, prima la raccolta di prove, attraverso nuove richieste di informazioni, interviste o ispezioni dirette. Poi, se X non apporterà modifiche significative per ridurre i rischi, la Commissione potrebbe imporre misure cautelari urgenti. E, infine, il procedimento potrebbe concludersi con una decisione di non conformità o, in alternativa, la Commissione potrebbe accettare impegni formali da parte di X per rimediare ai problemi riscontrati.

Mentre l’Ue procede, anche altri Paesi mostrano segni di insofferenza: nel Regno Unito, il Segretario alla Tecnologia ha ricordato che, ai sensi dell’Online Safety Act, le autorità hanno il potere di bloccare l’accesso ai servizi che rifiutano di conformarsi alle leggi sulla sicurezza online, specialmente in relazione alla creazione di immagini intime non consensuali.

Sicurezza

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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