Il vertice informale sulla competitività al castello di Alden-Biesen, in Belgio, ha visto nascere una frattura diplomatica tra Roma e Madrid ancora prima dell’inizio dei lavori ufficiali. Nei giorni precedenti, la Spagna, secondo quanto riportato da El País, avrebbe fatto sapere all’Italia di non ritenere opportuno tenere riunioni preliminari al summit che escludano alcuni Paesi.
L’Italia, che con la Germania ha convocato il pre-summit sulla competitività, ha deciso di non invitare Madrid.
La tensione è rimasta sottotraccia durante il vertice vero e proprio. Fonti di Palazzo Chigi hanno precisato che Giorgia Meloni e Pedro Sánchez hanno avuto modo di confrontarsi a margine dell’incontro, ma che il premier spagnolo “non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito alla riunione di coordinamento svoltasi nella mattinata, prima dell’avvio dei lavori”.
Gli sherpa e il canale diplomatico parallelo tra Roma e Madrid
La comunicazione è avvenuto a livello sherpa, coinvolgendo quindi i diplomatici che rappresentano personali di capi di Stato o di governo che preparano i vertici internazionali, negoziano le dichiarazioni finali e coordinano le posizioni tra i Paesi membri. Il termine deriva dalle guide delle spedizioni himalayane e indica chi “porta il peso” del lavoro preparatorio prima che i leader si incontrino. Nel contesto europeo, gli sherpa si incontrano più volte nei mesi precedenti ai Consigli europei per definire priorità, linguaggio dei documenti e margini di compromesso.
Il fatto che la comunicazione spagnola sia partita a livello di sherpa è sintomo di una protesta formale ma discreta, veicolata attraverso i canali diplomatici tradizionali senza che Sánchez debba esporsi pubblicamente. Madrid ha fatto sapere la propria contrarietà prima ancora che l’invito arrivasse, costringendo l’Italia a fare una scelta: includere un paese critico sul formato del pre-summit o procedere senza.
Il pre-summit e le tre priorità
Il pre-summit sulla competitività entrato nel mirino di Madrid ha riunito 19 dei 27 Stati membri: Italia, Germania, Belgio, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Danimarca, Bulgaria, Lussemburgo, Finlandia, Croazia, Cipro, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Olanda, Romania, Grecia e Svezia.
Convocato da Meloni e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, insieme al premier belga Bart De Wever, il coordinamento si è concentrato su tre priorità:
- completamento del mercato unico;
- semplificazione regolatoria e riduzione dei prezzi dell’energia;
- politica commerciale ambiziosa.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato pubblicamente la partecipazione della Francia: “La presenza di Parigi è un bene perché è un Paese molto importante per discutere di queste materie”. L’inclusione di Emmanuel Macron nel gruppo ristretto evidenzia la volontà di non isolare Parigi nonostante le divergenze sul Buy European Act, il “protezionismo francese” contro cui si sono schierati nordici, baltici e l’asse italo-tedesco.
Non è la prima volta che Roma utilizza questo formato. L’Italia ha già promosso riunioni preparatorie con Danimarca e Paesi Bassi sul dossier migranti, che nel tempo hanno finito per rappresentare una maggioranza di Stati membri e orientare le decisioni del Consiglio europeo. Sul fronte economico, i ministri delle Finanze di Italia, Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia hanno lanciato il gruppo dei “Big Six” per accelerare sulla crescita.
Cosa significa l’esclusione della Spagna
L’esclusione della Spagna dal pre-summit solleva interrogativi sulla legittimità di questi formati ristretti. Se da un lato i coordinamenti informali accelerano le trattative e permettono ai Paesi allineati di arrivare ai Consigli europei con proposte concrete, dall’altro rischiano di creare un’Europa a due velocità in cui le decisioni vengono prese da un nucleo ristretto prima ancora che tutti i 27 si siedano al tavolo.
I 19 paesi del pre-summit hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo “per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alla definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”. Di fatto, l’istituzionalizzazione di questi incontri trasforma un format informale in un organo permanente, con un’agenda propria e una capacità di orientare le politiche europee.
La Spagna, che ha rifiutato di seguire gli alleati europei nel portare la spesa per la Difesa al 5% del Pil,
resta fuori da questo nucleo. Secondo alcune fonti, anche l’Irlanda è stata tagliata fuori da questi pre-summit.
Il silenzio di Pedro Sánchez a margine del vertice suggerisce che Madrid abbia scelto di non trasformare una tensione diplomatica in uno scontro pubblico, ma la protesta tramite sherpa resta agli atti. E indica che, per alcuni Stati membri, la geometria variabile dei pre-summit non è una soluzione pragmatica, ma un problema di metodo che mina l’uguaglianza tra i Ventisette.
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