“Dobbiamo deregolamentare ogni settore. Chiedo una ‘tabula rasa dal punto di vista normativo’. Per il cancelliere tedesco Friedrich Merz non bastano “piccole correzioni legislative”: occorre “rivedere sistematicamente l’intero corpus legislativo Ue vigente“. Lo ha sostenuto con fermezza intervenendo ieri allo European Industry Summit di Anversa, un passaggio che ha portato e porta dritti al pre-summit e al summit di oggi incentrato sulla competitività.
Deregolamentazione contro il declino industriale
Merz ha dunque lanciato un appello per una deregolamentazione che tocchi ogni settore dell’Unione, con l’obiettivo di contrastare il declino industriale e la stagnazione economica europea rispetto a Stati Uniti e Cina. La perdita di competitività rispetto ai due concorrenti non è certo un tema delle ultime settimane, ma oggi ad Alsen Bieden, castello nella campagna belga, i leader faranno il punto sulla situazione. A partire dai due rapporti Draghi e Letta, presentati nel 2024 e da allora poco ascoltati. I due ex premier italiani interverranno al summit, che vedrà anche la partecipazione della Commissione.
La sua posizione riflette un’impostazione liberista e pro-business, in contrasto con politiche fondate su maggiore regolazione ambientale o su un interventismo pubblico più marcato, scontrandosi con le posizioni di Parigi che puntano più su investimenti comuni.
Sul tema, Berlino ha trovato una sponda in Roma – e viceversa -, dando vita a un asse italo-tedesco che sostituisce il tradizionale motore delle iniziative europee, quello trainato da Germania e Francia, chiudendo un’era e aprendone un’altra. Merz e Meloni sono accomunati da una posizione “atlantista” – orientata a non alienarsi il presidente Usa Donald Trump -, di destra, pro-business e anti-europea.
Il non-paper con Meloni
Una posizione che emerge chiaramente dal non-paper sulla competitività messo a punto da Merz e dalla premier italiana Giorgia Meloni, con l’omologo belga Bart De Wever, in vista del vertice di oggi ad Alsen Bieden.
Il non-paper è un documento informale e non vincolante, pensato per orientare il dibattito tra i capi di Stato e di governo al vertice informale sulla competitività e lanciare idee e proposte. Ma sono proposte di peso, e non solo perché, come ha sottolineato Merz ieri ad Anversa, puntano a una deregolamentazione radicale, ma anche perché Italia e Germania sono due tra le principali economie del blocco.
Le misure contenute nel documento, dal chiaro titolo ‘Elementi per un’ambiziosa agenda sulla competitività europea nel 2026‘, si basano su “procedure di approvazione accelerate, abrogazioni di routine di leggi obsolete e un controllo più rigoroso delle nuove norme, con relazioni periodiche ai leader dell’Ue sui progressi compiuti”. Tre i pilastri: mercato interno, semplificazione, commercio.
Quanto al primo aspetto, i leader chiedono l’adozione entro fine anno del “28esimo regime”, ossia un quadro normativo armonizzato – e parallelo alle legislazioni nazionali – per consentire alle imprese di operare in tutti i 27 Stati membri senza doversi adattare a sistemi giuridici differenti. A questo si affiancano il rafforzamento delle infrastrutture energetiche transfrontaliere, il miglioramento dell’accesso al venture capital, la conclusione dei negoziati sulla eDeclaration per i lavoratori distaccati e una revisione delle regole sulle fusioni per favorire la nascita di grandi imprese capaci di competere a livello globale.
Sulla semplificazione, il documento propone di ridurre le procedure amministrative, introdurre un Omnibus finanziario, ritirare regolamenti e direttive e prevedere un “emergency brake” per impedire l’introduzione di nuovi carichi amministrativi eccessivi durante il processo legislativo europeo.
Infine, per la politica commerciale, sostengono che sia ambiziosa e pragmatica, con accordi internazionali e una preferenza europea nei settori strategici solo “eccezionale, limitata e proporzionata”: uno degli elementi di maggior collisione con la Francia di Macron, che spinge invece per ‘comprare europeo’.
Transizione verde in bilico
“Condividiamo la necessità di investire ulteriormente in settori altamente sviluppati, innovativi e integrati a livello internazionale, che costituiscono il nucleo delle nostre economie profondamente interconnesse. Sosteniamo una transizione competitiva verso un’economia decarbonizzata, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica rispetto alle scelte nazionali e sulla base della sostenibilità e dei benefici socioeconomici. “
Il principio di neutralità tecnologica stabilisce che le normative e le politiche pubbliche non debbano favorire una tecnologia specifica, lasciando al mercato la libertà di scegliere le soluzioni più efficienti per raggiungere un determinato obiettivo, come appunto la decarbonizzazione o l’innovazione.
Ma secondo alcuni analisti, questo aspetto e tutto il documento rischiano di privilegiare l’immediato a scapito del futuro, in particolare per quanto riguarda proprio la transizione ecologica. Vittima della ‘tabula rasa’, questa finirebbe per presentare il conto con il tempo, ovvero con l’inesorabile procedere dei cambiamenti climatici: le imprese e i cittadini rischierebbero di rimanere indietro a livello di innovazione (basti pensare alla Cina che progredisce sempre più nelle tecnologie verdi) e di dover affrontare le conseguenze di eventi estremi sempre più frequenti.
Secondo i critici, inoltre, l’agenda Merz-Meloni rischia di ridursi a semplificazione e accordi commerciali, senza affrontare nodi strutturali come investimenti comuni, debito europeo o riforma delle regole sugli aiuti di Stato.
L’allineamento con la Commissione e le critiche
Ieri, nel suo discorso alla planaria del Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ripreso i tre pilastri indicati da Germania, Italia e Belgio: commercio, mercato unico e semplificazione. Ha evocato il 28esimo regime, il pacchetto sulle reti energetiche e nuovi accordi commerciali con Australia, Thailandia, Filippine ed Emirati Arabi Uniti. Sulla preferenza europea ha parlato di “linea sottile da percorrere”, ribadendo la necessità di un’analisi economica solida e del rispetto degli obblighi internazionali.
Ma gli occhi sono puntati sul summit informale di oggi: non ci si aspettano conclusioni scritte, ma si capirà l’aria che tira. Non solo verso che tipo di futuro potrebbe andare l’Unione, ma anche chi quel futuro lo forgerà.
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