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Ue e India firmano l’accordo commerciale: 19 anni di negoziati e la spinta di Trump

Se l’America chiude le porte all’esterno, l’Europa apre a nuovi orizzonti, nuovi sbocchi, nuovi partner commerciali che possano smorzare le conseguenze economiche della politica trumpiana. Il protezionismo di Donald Trump ha avvicinato l’Ue all’India, due potenze che si cercano, ma non si trovano, da diciannove anni.

Domani, 27 gennaio 2026, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa insieme al primo ministro indiano Narendra Modi firmeranno a Nuova Delhi l’accordo commerciale tra Ue e India. Un accordo che era già stato quasi sepolto nel 2013, quando i negoziati si arenarono su vino, automobili, dati e proprietà intellettuale.

Da allora, tante cose sono cambiate. Mentre il presidente Usa Donald Trump alza i dazi contro l’India al 25% e minaccia l’Europa con la stessa arma, Ue e India si avvicinano come mai fatto prima nella storia. La geopolitica ha accelerato ciò che la diplomazia non riusciva a smuovere.

Secondo Rajesh Agrawal, segretario al Commercio indiano, 20 capitoli su 24 sono già definiti. Restano sul tavolo protezione degli investimenti e indicazioni geografiche, ma l’intesa principale è chiusa.

I numeri dietro l’accordo

Alla base ci sono numeri inequivocabili. Il commercio bilaterale tra Ue e India ha toccato i 136,5 miliardi di dollari nel 2024-2025. L’Ue è il primo partner commerciale dell’India con il 12,2% degli scambi totali, mentre per Bruxelles, Nuova Delhi rappresenta il nono partner in termini di volumi, con il 2,2% del commercio complessivo.

Secondo lo studio di impatto della Commissione europea, l’Europa avrà importanti benefici economici da questo accordo. Nello scenario più ambizioso, il Pil dell’Ue crescerebbe di 47,9 miliardi di euro, quello indiano di 69,6 miliardi. Nello scenario conservativo, i guadagni sarebbero rispettivamente di 25,5 e 39 miliardi. Gli esportatori taglieranno dazi per circa 4 miliardi di euro all’anno.

Cosa c’è nell’accordo (e cosa no)

L’accordo Ue-India copre un ventaglio ampio, a partire dall’automotive. Oggi l’India impone dazi del 110% sulle auto che provengono dall’Unione europea, di fatto impedendo ai produttori europei di accedere al mercato indiano, uno dei più importanti a livello internazionale. In base all’accordo, i dazi imposti da Nuova Delhi sulle automobili europee passeranno dal 110% al 40%, per poi scendere fino al 10%. Anche i dazi su vino e olio d’oliva caleranno drasticamente. In cambio, l’India ottiene maggiore accesso per tessili, gioielli, farmaci ed elettronica.
I servizi, tecnologia dell’informazione, telecomunicazioni, trasporti, finanza e servizi legali, trovano un peso rilevante nell’accordo. C’è spazio anche per semiconduttori, intelligenza artificiale e reti 6G.

Si prevede anche un accordo separato sulla sicurezza e difesa, così come un’intesa sulla mobilità di professionisti qualificati e studenti, di cui l’Unione europea ha un urgente bisogno.

Grande esclusa l’agricoltura, nodo principale dell’accordo col Mercosur. Carne bovina, pollame, zucchero, riso, spezie e latticini non fanno parte del pacchetto concordato da Bruxelles e Nuova Delhi. La scelta è stata presa per evitare tensioni su settori troppo sensibili per entrambe le parti.

I nodi da sciogliere

Non tutto è definito. Il Cbam, il meccanismo europeo di tariffazione del carbonio alle frontiere, resta un punto dolente: l’India chiede esenzioni, ma Bruxelles resiste sulla sua posizione. Anche i dazi sulle automobili di fascia media sono ancora in discussione, così come gli standard farmaceutici e i dettagli sulla mobilità dei lavoratori.

La ratifica al Parlamento europeo richiederà almeno un anno, e non è scontata. La storia recente dimostra che il dibattito sulle implicazioni ambientali e sociali potrebbe creare ostacoli lungo il percorso.

Trump come (involontario) catalizzatore

La tempistica non è casuale. Nell’agosto 2025, il presidente americano Donald Trump ha imposto dazi del 25% sui prodotti indiani e ha minacciato un ulteriore 50% sul petrolio russo che Nuova Delhi continua a importare provocando la reazione del primo ministro Modi, che ha ricordato a Ue e Usa come anche loro commercino con Mosca, pur avendo un’economia più solida e maggiori opportunità commerciali rispetto all’India. Parallelamente, ha alzato la tensione con l’Europa, prospettando nuove barriere commerciali.

Il doppio attacco commerciale di Trump ha avvicinato Bruxelles e Nuova Delhi. Negli ultimi quattro anni, l’India ha firmato nove accordi commerciali, posizionandosi come terza economia mondiale entro il 2030 secondo le stime. Per l’Ue, diversificare i partner è diventata una priorità strategica, alla luce delle storiche tensioni commerciali con Pechino e di quelle nuove con Washington.

Le potenze medie reagiscono

L’accordo Ue-India si inserisce in un movimento più ampio. Pochi giorni fa, a Davos, il premier canadese Mark Carney ha lanciato un appello alle “potenze medie” perché si uniscano contro quella che ha definito “sovranità coercitiva” delle grandi potenze. “Se non siamo al tavolo, siamo nel menù”, ha detto Carney rivolgendosi ai Paesi schiacciati tra la rivalità di Stati Uniti, Cina e Russia.

Il discorso, già ribattezzato “il discorso dell’anno” sui social, richiama proprio la strategia che Bruxelles sta perseguendo con l’India: costruire alleanze tra democrazie che condividono valori e interessi, senza sottomettersi all’arroganza commerciale di Washington. Dando adito alle sue mire sulla Groenlandia, Trump ha minacciato persino l’annessione del Canada e ha ritirato l’invito a Ottawa per il suo Board of Peace per Gaza dopo le parole di Carney.

Nuovi accordi, nuovi equlibri

L’accordo Un-India è una stretta di mano tra due blocchi democratici che condividono le stesse preoccupazioni su Cina e Usa mentre cercano autonomia (soprattutto) tecnologica. Per questo, parlare di presente, ovvero di auto, vino e olio, non basta: con la cooperazione su semiconduttori e intelligenza artificiale Ue e India puntano a costruire filiere alternative per il futuro.

Domani Von der Leyen, Costa e Modi domani non firmeranno solo numeri e percentuali. Metteranno nero su bianco una scommessa geopolitica: che in un mondo di nuove barriere, le alleanze strategiche passano anche dai trattati commerciali. E che restare seduti al tavolo, piuttosto che finire nel menù, richiede nuovi partner.

Imprese

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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