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Mirto alleato della fertilità maschile, ‘protegge gli spermatozoi dai veleni delle plastiche’

(Adnkronos) – Mirto alleato della fertilità maschile. Uno studio nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze del farmaco dell’università di Padova e gruppi tunisini dell’università di Beja e di Hammam Lif mostra come l’olio essenziale di mirto comune (Myrtus communis) possa proteggere gli spermatozoi dai danni causati dal bisfenolo A, una sostanza chimica molto diffusa nelle plastiche che agisce da interferente endocrino, riducendo la funzionalità dei gameti maschili e aumentando lo stress ossidativo. In un articolo pubblicato sulla rivista ‘Antioxidants’, i ricercatori hanno visto cosa succede agli spermatozoi quando vengono esposti al bisfenolo A e hanno osservato come l’olio essenziale di mirto sia in grado di ridurne gli effetti. Gli scienziati hanno documentato, per ora in fase preclinica, “un miglioramento di tutti i parametri legati allo stress ossidativo”. Poiché “l’olio essenziale di mirto è naturale e non ha pericolosità – sottolineano – potrebbe essere un punto di partenza per controbilanciare l’esposizione agli interferenti endocrini”. Pianta aromatica tipica dell’area mediterranea, il mirto è inoltre “molto comune e disponibile in diverse varietà. Questo rende ancora più interessante il suo possibile utilizzo in ambito terapeutico”. 

“Nel corso dello studio abbiamo visto che alcuni dei composti presenti nell’olio sono selettivamente rilevabili all’interno delle cellule, e che il bisfenolo causa una riduzione delle difese antiossidanti del nostro organismo – afferma Stefano Dall’Acqua del Dipartimento di Scienze del farmaco dell’università di Padova, corresponding author dello studio – Questo ci ha portato a concludere che l’olio essenziale di Myrtus Communis protegge dal danno indotto da bisfenolo attraverso meccanismi di stabilizzazione della membrana degli spermatozoi e di riattivazione delle loro attività enzimatiche, evidenziando così un nuovo potenziale campo di applicazione di questo fitoterapico contro la sterilità maschile, e per contrastare il danno alla fertilità dovuto appunto all’esposizione all’inquinante”. I primi dati sono incoraggianti: “La prova fatta su un modello animale sembra funzionare, abbiamo diverse buone informazioni che ci mostrano la possibilità di un certo grado di successo”, riporta Dall’Acqua. “I prossimi passi – aggiunge l’autore – saranno aumentare il numero di studi e verificare la possibilità di utilizzo, cioè la sicurezza nell’uomo. Si procede”. 

Il bisfenolo – ricorda una nota dell’ateneo padovano – è un composto chimico organico utilizzato come materia prima per produrre plastiche. E’ un interferente endocrino perché è capace di simulare l’azione degli estrogeni e di alterare l’equilibrio ormonale sviluppando dei malfunzionamenti a livello del sistema riproduttivo. Questi danni sono maggiori se l’esposizione avviene durante la gestazione o durante il periodo dell’embriogenesi. Nell’adulto la tossicità del bisfenolo è ridotta, ma alla lunga gli effetti di ormonosimili, cioè sostanze che imitano la struttura e l’azione degli ormoni naturali del corpo umano, possono creare problematiche. Ad oggi tutti gli interferenti endocrini fra cui il bisfenolo sono vietati nei cosmetici, nella produzione di alcune plastiche per i biberon, e in generale degli oggetti di plastica che sono più a contatto con la popolazione mettendola più a rischio. E’ considerato una di quelle sostanze preoccupanti di cui dovrebbero essere limitate la produzione, la dispersione e l’esposizione umana. 

Lo stress ossidativo è il meccanismo da contrastare. Il nostro corpo – illustrano da UniPd – produce naturalmente molecole chiamate radicali dell’ossigeno. In piccole quantità sono utili, ma quando diventano troppe possono danneggiare le cellule. Lo squilibrio che causano si chiama appunto stress ossidativo. “E’ come il fuoco: utile se controllato, ma pericoloso se si diffonde senza controllo – rimarca Dall’Acqua – Quindi, finché i sistemi che producono radicali dell’ossigeno si comportano nelle loro corrette forme non c’è stress ossidativo, cioè abbiamo dei radicali che svolgono la funzione che ci è utile, producono e velocizzano reazioni molto importanti in condizioni molto blande. Quando invece per qualche motivo il sistema non funziona più bene, questi radicali dell’ossigeno perdono il controllo e si ha stress ossidativo che porta a danneggiare le molecole e tutto quello che ne consegue”. 

salute

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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