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Italia ancora fuori dai Mondiali, la Bosnia ci condanna a restare spettatori almeno fino al 2030

(Adnkronos) –
L’Italia è ancora una volta fuori dai Mondiali. Saliranno a dodici gli anni di astinenza. Assente nel 2018 e nel 2022, la nazionale di Rino Gattuso non sarà in campo nell’edizione 2026, che si disputerà negli Stati Uniti, in Messico e in Canada. L’ultimo atto, la sconfitta in Bosnia, è lo specchio fedele di un percorso che viene da lontano, dalle delusioni indelebili delle due mancate qualificazioni consecutive, e che finisce con una partita di grande sofferenza, giocata in dieci per ottanta minuti e persa dopo due tempi supplementari, ai rigori. Non è bastata la forza della disperazione lì dove non è arrivata la forza del gioco. Non c’è stata superiorità tecnica e neanche fisica, considerando l’intensità messa in campo dalle due squadre, le occasioni subite e quelle fallite, le parate di Gigio Donnarumma. Oggi serviva il risultato e il risultato non è arrivato.  

Il biglietto per il Nordamerica perso in extremis, dopo aver perso i play off superando l’Irlanda del Nord ma non la Bosnia, è un risultato che va oltre il dato sportivo. E ha implicazioni significative sia sul piano sociale sia sul piano economico.  

Rimanere ancora una volta fuori vuol dire privare più generazioni di bambini e adolescenti dell’esperienza di vivere con consapevolezza l’appuntamento con la massima espressione del calcio a livello mondiale. Prendiamo i nati nel 2010, troppo piccoli nel 2014 per avere memoria dell’ultima apparizione dell’Italia, e aggiungiamo tutti i nati fino a oggi: dovranno aspettare ancora, fino almeno all’edizione 2030, rimanendo tagliati fuori dal calcio che conta per una porzione significativa della propria vita.  

Se, dati alla mano, è difficile quantificare il danno economico dell’assenza dai Mondiali in termini di minor pil generato, è indiscutibile la perdita per il sistema calcio, sia guardando al bilancio della Figc sia all’indotto che si genera in termini commerciali e di sponsor, di scommesse legali e, in proiezione, di futuri tesserati. Senza Mondiali, il movimento italiano continua a vivere una progressiva, inesorabile, involuzione.  

Un altro mondiale da spettatori non coinvolti allontana ancora di più gli italiani dal calcio, almeno quello della nazionale, e lascia aperta una ferita sempre più difficile da rimarginare. Ora è difficile guardare avanti. Senza la qualificazione in tasca, con altre scorie da smaltire e con gli italiani che si devono rassegnare a restare osservatori del calcio degli altri. (Di Fabio Insenga) 

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