(Adnkronos) – ”Per fermare preventivamente chi è determinato a creare disordini, le forze dell’ordine hanno bisogno di strumenti giuridici chiari. Serve una norma che consenta un vero ed efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nelle comunicazioni al Senato sugli scontri avvenuti alla manifestazione pro Askatasuna avvenuti a Torino sabato scorso. ”È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione: da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi, vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa”, ha aggiunto. “Tutti abbiamo interesse a impedire il più possibile che pochi violenti trasformino una manifestazione in un pretesto per il caos, facendo sì che nei giorni successivi si parli solo degli scontri e non delle ragioni per cui tanti cittadini erano scesi in piazza”, ha aggiunto.
Il ministro ha dichiarato che “dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi. Va inoltre ricordato nuovamente che queste violenze non sono comparse in questa legislatura. Anche in passato, chiunque si sia occupato di ordine pubblico si è trovato a fronteggiare questi gruppi, con difficoltà e risultati non molto diversi”. ”D’altronde, è un riflesso purtroppo diffuso nel nostro Paese: attribuire sempre allo Stato la colpa di tutto – ha sottolineato – È un modo comodo per deresponsabilizzare i violenti e per evitare un’analisi seria dei fatti. Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Io credo che se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, non della pattuglia che in quel momento non si trovava in quel punto preciso”. ”Sostenere che si tratti di pedine manovrate da un livello occulto superiore serve solo a spostare l’attenzione, a costruire alibi e, in ultima analisi, a difendere Askatasuna e i suoi fiancheggiatori”, ha aggiunto.
”La verità è che in Italia, a prescindere dal colore politico dell’Esecutivo, le forze di polizia gestiscono le manifestazioni di piazza sempre con equilibrio, professionalità, prestando grande attenzione ai criteri di proporzionalità e adeguatezza nella modulazione dei dispositivi predisposti. Anche in queste specifiche attività dedicate a tutelare la sicurezza dei cittadini e, insieme, a garantire la libertà di manifestazione del pensiero, le nostre Forze di polizia hanno acquisito e sviluppato un livello di competenze, di conoscenze e di sensibilità, riconosciuto anche a livello internazionale. Aggiungo che, in Italia, l’applicazione della forza coattiva da parte delle Forze di polizia costituisce da sempre l’extrema ratio e, in ogni caso, essa è tenuta al livello minimo indispensabile, date le circostanze”, ha continuato.
”Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente. Cambiano le argomentazioni, ma lo stile, o meglio il metodo squadrista, resta lo stesso. I militanti di questi centri sociali sono infatti professionisti del disordine fine a sé stesso, criminali in servizio permanente effettivo. Le loro azioni sono frutto delle loro scelte, delle loro attitudini e delle loro responsabilità. Sono delinquenti per conto proprio Non agiscono per conto del Governo. e da quando questi gruppi hanno iniziato a distinguersi per la loro violenza, di governi ne sono passati molti, di ogni colore politico”, ha dichiarato Piantedosi. ”Il problema non è contingente. Il problema sono questi delinquenti, squadristi che non vanno guardati con accondiscendenza”, ha detto Piantedosi.
”C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal Governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale. È un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile: le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale Governo”, ha aggiunto.
E ancora: ”Vorrei dire qualcosa anche su quanto emerso in alcuni punti della discussione pubblica. Su alcuni organi di stampa, ho sentito ipotizzare da alcuni commentatori, che, a Torino, la gestione dell’ordine pubblico avrebbe evidenziato qualche forma di impreparazione o addirittura di eccessivo uso della forza. Io respingo tali ipotesi con la massima decisione. E lo faccio non per la difesa della reputazione del ministro di turno, ma del lavoro e della professionalità di decine e centinaia tra prefetti, questori e dirigenti di polizia, che ci hanno lavorato anche a rischio della propria incolumità”
”Un’altra argomentazione ricorrente nel dibattito riguarda la presunta responsabilità di quanto accaduto, che alcuni commentatori attribuiscono al Governo e alle forze di polizia, colpevoli, secondo questa lettura, di non aver impedito gli incidenti. Ricacciamo indietro l’illazione che i poveri poliziotti siano mandati allo sbaraglio da questori, prefetti e, magari, dal sottoscritto. Sono le accuse di chi ignora come funziona l’ordine pubblico e di chi dimentica la storia della violenza politica nel nostro Paese, prospettando una inesistente ‘eccezionalità’ rispetto agli incidenti provocati dagli antagonisti”, sono le parole al Senato del ministro.
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