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Da Rampini a Cassese, ecco le novità in libreria

(Adnkronos) – Una selezione delle novità in libreria: tra romanzi, saggi, libri d’inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall’AdnKronos. 

Arriva in libreria con Mondadori ‘Pane e cannoni’, l’ultimo saggio del giornalista e scrittore Federico Rampini. Per trent’anni abbiamo creduto di vivere nell’era della globalizzazione: mercati aperti, catene produttive planetarie, cooperazione economica destinata a rendere la guerra sempre meno probabile. Quell’illusione- spiega Rampini – è finita. Oggi l’economia parla il linguaggio delle strategie militari, e al tempo stesso la guerra torna a essere più ‘normale’. Le nazioni combattono sempre con i missili e le portaerei, ma anche con dazi e sanzioni, il controllo di tecnologie strategiche, il dominio su risorse energetiche e materie prime critiche. Le catene di approvvigionamento diventano strumenti di pressione geopolitica. Le aziende private sono arruolate nella competizione tra potenze. I generali entrano nei consigli d’amministrazione e i governi tornano a fare politica industriale per difendere la sicurezza nazionale. È la nuova epoca della geoeconomia, dove commercio, tecnologia, finanza e potenza militare si fondono in un unico campo di battaglia. In questo libro Federico Rampini racconta come siamo arrivati a questa svolta storica e cosa significa per il futuro dell’Occidente.  

Spiega le nuove dimensioni della rivalità tra Stati Uniti e Cina, destinata a dominare il XXI secolo; perché la Russia resta una minaccia strategica; perché la corsa alle tecnologie decisive – intelligenza artificiale, energia, semiconduttori – determinerà i nuovi equilibri di potere e come è entrato in crisi il modello europeo, un continente che per decenni ha potuto permettersi il lusso del pacifismo perché altri garantivano la sua sicurezza. La storia non ha mai smesso di essere governata dai rapporti di forza. Oggi lo scopriamo di nuovo, mentre le guerre divampano, la capacità militare riemerge come ultima garanzia della libertà, e la sua assenza può risultare fatale. Perché, nel mondo che sta nascendo, pane e cannoni tornano a essere inseparabili: la prosperità economica e la sicurezza nazionale sono ormai due facce della stessa realtà. E ignorarlo è il più pericoloso degli errori. 

Rizzoli manda sugli scaffali ‘Il coltello della memoria’ di Franco Currò. “Conveniva a tutti” sta scritto nel biglietto di addio che viene ritrovato accanto al cadavere di Alberto Novelli, nel salotto del suo appartamento in Porta Venezia. Un colpo di pistola alla tempia. La polizia non ha dubbi: il critico cinematografico – un tempo celebre ma ormai dimenticato dai vecchi compagni di militanza del Sessantotto – si è ucciso. Incuriosito e insieme attratto dal messaggio, il vicecommissario Peppuccio Loporto si appassiona alla storia di Novelli, nella quale rivede le promesse mancate della propria giovinezza.  

E accanto a lui Pietro, il figlio di Alberto, da sempre un estraneo per quel padre che non aveva mai accettato di fare il padre. Ora Pietro è costretto ad affrontare ciò che ha sempre evitato: l’enigma di chi fosse davvero Alberto Novelli e della sua eredità politica e intellettuale, in grado di far tornare a galla ideali traditi e segreti che nessuno ha interesse a riesumare. Sullo sfondo di una Milano che cambia volto a ogni pagina, l’indagine diventa per Pietro un sofferto viaggio alla scoperta di sé, della sua rinuncia ad amare e di una generazione che ha creduto di cambiare il mondo ma che ancora oggi fatica a fare i conti con la storia. Ironico e disincantato, ‘Il coltello della memoria’ è un romanzo sorprendente per la sua capacità di illuminare una stagione controversa e vitale del nostro passato. Che continua a pesare sul nostro presente, forse più di quanto non immaginiamo. 

Uscirà in libreria dal 28 aprile il nuovo romanzo della serie di Kostas Charitos firmato dallo scrittore Petros Markaris: un noir teso e contemporaneo, dove l’indagine criminale si intreccia a una società sull’orlo della frattura e in cui ogni delitto è il sintomo di una malattia più profonda. In una Atene lacerata dall’emergenza abitativa, dove gli affitti divorano vite e la città si spacca tra chi una casa non può più permettersela e chi non l’ha mai avuta, un suicidio apre una crepa inquietante. Due ex coniugi, costretti a condividere lo stesso appartamento perché è per loro impossibile pagare due affitti, scelgono la morte come ultimo avvertimento. Charitos lo capisce subito. Non è un crimine, ma è un segnale. 

Mentre la tensione cresce tra affittuari, senzatetto, migranti e gruppi anarchici, un omicidio aggrava la situazione: Gheràsimos Fakìs, dirigente di un’importante impresa immobiliare, viene ucciso nella sua auto all’interno del parcheggio del complesso residenziale nel quale viveva. Proprio quei palazzi che aveva contribuito a costruire sono al centro della bufera da quando un gruppo di senzatetto ha deciso di accamparsi nel vicino parco dell’Ellinikòn, per protestare contro la gentrificazione che ha alzato in modo insostenibile gli affitti nella zona. 

Il direttore della polizia dell’Attica Kostas Charitos, insieme alla commissaria Antigone della squadra omicidi, si muove in un’indagine fatta di dettagli minimi, sospetti silenziosi e indizi che emergono nei luoghi meno attesi. Ogni pista sembra portare a una verità, finché un’esplosione all’alba, una cucina distrutta e una vittima innocente rimettono, ancora una volta, tutto in discussione. 

Che cosa succede alla democrazia italiana? I sintomi di un declino ci sono ma riguardano anche molti altri Paesi occidentali: il sistema pensionistico è al palo, quello sanitario in grande difficoltà, permangono le disuguaglianze tra Nord e Sud, cresce la complessità e la scarsa trasparenza dei molti enti pubblici, la giustizia ha tempi lunghi e troppi imputati in attesa di giudizio, l’istruzione registra un elevato tasso di abbandono scolastico e pochi laureati. Il giurista Sabino Cassese in ‘Come si misura una democrazia’, in libreria con Solferino, analizza i grandi problemi nazionali, partendo da casi concreti, numeri e statistiche per arrivare alle possibili soluzioni, suggerendo di misurare il malessere, comparare la situazione italiana con quella di altri Paesi ed evitare impressionismo e pressapochismo. 

Il suo è un viaggio nella democrazia ricco e articolato, che racconta un Paese attraversato da crisi istituzionali, scorciatoie populiste e rimozioni collettive. Senza catastrofismi, ma con la precisione e la chiarezza di chi conosce dall’interno la macchina dello Stato, ci offre un messaggio chiaro: l’Italia ha buone istituzioni, ma ha bisogno di un’amministrazione più efficiente, di una governance più equilibrata e di investimenti strategici. Perché ridare autorevolezza allo Stato è la strada maestra per far crescere il Paese. 

 

Sellerio manda in libreria ‘Persa e mai ritrovata’ di Simon Mason. Una magnifica Rolls-Royce Phantom accartocciata contro l’ingresso di un parcheggio in una sordida stradina di Oxford è l’ultima traccia di Zara Fanshawe insieme al criptico messaggio da lei lasciato al centralino della polizia: “Sempre persa e mai ritrovata”. La donna è una celebrità da rotocalco, di famiglia aristocratica, ex moglie di un miliardario, ex tossicodipendente, protagonista di clamorosi incidenti mondani. Mentre giornalisti in cerca di scoop entrano in fibrillazione, sono chiamati a occuparsi del caso i due investigatori Ryan e Ray: che cosa ci faceva Zara in quella zona malfamata? Che cosa le era accaduto? Quando viene ritrovata con il collo spezzato in una delle sue lussuosissime case, si pensa a una drammatica ricaduta nella droga. Ma gli indizi si fanno presto molteplici, le piste si sovrappongono, i ruoli si ribaltano: forse Zara era alla ricerca di qualcuno, o da qualcuno stava scappando. 

I due detective incaricati sono opposti in tutto, Ray è un bel giovane appartenente alla buona borghesia nera con ambizioni di carriera, Ryan è un ragazzaccio cresciuto in un camper di bianchi poveri, troppo disobbediente e maleducato per piacere ai superiori. Però è Ryan a condurre l’inchiesta, la sorte di Zara lo ha smosso dentro ed è cresciuta in lui la convinzione che tra i diversi individui coinvolti qualcosa di sconvolgente fosse accaduto nel passato, un elemento che possa ricomporre le varie immagini in un unico quadro. ‘Persa e mai ritrovata’ è un giallo che si muove tra le pieghe di una Oxford abitata da senzatetto e miliardari, poliziotti rampanti e attori falliti, giovani amanti e vecchie prostitute. Un romanzo dalla scrittura brillante e disincantata, dove l’indagine sul campo si intreccia alla scoperta deduttiva illuminante. 

E’ in libreria con Marsilio ‘Controrivoluzione’, il saggio di Giovanni Orsina. Un’insurrezione politica sconvolge le democrazie. La chiamiamo ‘populismo’ e ne parliamo ogni giorno, ma non potremo mai capirla se non comprendiamo l’ordine impolitico e rivoluzionario contro cui si ribella. Quell’ordine inseguiva un sogno: conciliare in un equilibrio perfetto libertà individuale e solidarietà sociale, reti globali e differenze locali, sviluppo economico e tutela ambientale. Che cos’è andato storto? Ripercorrendo le metamorfosi della democrazia negli ultimi sessant’anni, Orsina mette a nudo le contraddizioni del nostro tempo: come una rivoluzione nata liberale sia divenuta sempre più moralista, come un ordine che voleva emancipare gli individui ne abbia dimenticato i bisogni quotidiani. 

E come abbia preso forma, infine, un’aspra reazione di rigetto nel nome della concretezza e della vicinanza. Il desiderio urgente di rifugiarsi in una comunità che si fondi su ciò che resta della tradizione, per chi reagisce da destra, o in una comunità nuova che realizzi la democrazia autentica, per chi lo fa da sinistra. “Le definizioni del populismo – scrive Orsina – paiono descrivere qualcosa di totalmente altro dal liberalismo. Solo scavando più a fondo ci si rende conto di quanto ‘l’altro’ tenda a diventare ‘lo stesso’, di quanto la rivolta s’immedesimi nell’ordine contro cui si scaglia, e viceversa. In questo gioco di specchi rinasce la politica, ma disfunzionale. Perché ciascuno dei contendenti ha in seno pulsioni antipolitiche e rifiuta di riconoscere legittimità all’antagonista. Ma anche perché sono venute meno le condizioni che consentono di agire nello spazio pubblico in una forma strutturata, significativa e duratura. Resiste ancora la nazione, pur molto indebolita, e spinge l’insurrezione verso destra”. Giovanni Orsina (Roma, 1967) è professore di storia contemporanea e direttore della School of Government all’Università Luiss Guido Carli di Roma. Editorialista della ‘Stampa’, autore di numerosi volumi, con Marsilio ha pubblicato ‘L’alternativa liberale. Malagodi e l’opposizione al centrosinistra’ (2010) e ‘La democrazia del ‘narcisismo. Breve storia dell’antipolitica’ (2018). 

La casa editrice Laterza pubblica ‘La nuova logica del dominio’ di Paolo Benanti. Se un tempo il potere era un’entità visibile, incarnata in monarchi, Stati o istituzioni, oggi si presenta come una forza disincarnata e onnipresente. Non risiede in un palazzo, ma in una rete, in un algoritmo, in un’infrastruttura di dati che attraversa i confini nazionali e invade la sfera privata. È il potere computazionale. È capace di modellare le nostre opinioni, le nostre abitudini e persino la nostra identità. Non si impone con la forza o la legge, ma attraverso la persuasione, la predizione e il controllo. Ci sfida a ridefinire concetti come libertà, giustizia e democrazia perché i dati sono la nuova moneta e gli algoritmi i nuovi legislatori. Non appartiene a un solo attore, ma è frammentato tra le grandi aziende tecnologiche, i governi e gli individui che lo usano per scopi diversi. Come possiamo assicurarci che sia usato per il bene collettivo e non per gli interessi di pochi? Di fronte a un potere così vasto e pervasivo, l’etica della tecnologia non è un semplice accessorio, un’appendice morale da aggiungere a posteriori, ma la condizione necessaria per garantire la coesistenza democratica e la giustizia sociale. Paolo Benanti affronta con grande chiarezza e organicità questi temi scrivendo un libro per capire il nuovo, e sempre mutevole, volto del potere. 

“Una rivoluzione silenziosa – scrive l’autore – ma profonda sta rimodellando ogni aspetto della nostra esistenza: è la rivoluzione del potere computazionale. Non si tratta di scenari fantascientifici, bensì di una trasformazione quotidiana che pervade le nostre abitudini e altera la trama stessa della vita di tutti i giorni: una trasformazione digitale e computazionale del nostro vivere. Questa metamorfosi è così pervasiva da spingerci non solo a adattare il mondo, ma anche la nostra stessa rappresentazione della realtà, al modo in cui funzionano le tecnologie basate sulla computazione. L’impatto di questa tecnologia è tale che essa non lascia le cose come stanno, bensì cambia, in una maniera nuova e legata al software, la natura degli oggetti, crea nuove forme di agenti, plasma delle abitudini, delle aspettative e delle istituzioni inedite, sovvertendo l’ordine esistente senza necessariamente crearne uno nuovo”. 

Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa che ci riguardava più sul piano etico che su quello concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto che le dittature fossero un monito sui libri di scuola o spettri confinati in mondi lontani. E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia ed è nuovamente dominato da logiche imperiali. E’ da queste premesse che Vittorio Emanuele Parsi inizia il suo saggio ‘Contro gli imperi’, in libreria con Bompiani dal 22 aprile. Che Russia e Cina si muovessero in questa direzione era chiaro da tempo: la vera novità, dirompente e inattesa, sono gli Stati Uniti di Trump, che hanno sconvolto dall’interno l’ordine liberale internazionale che per primi avevano contribuito a costruire. Se noi abbiamo potuto vivere la nostra durevole pace è anche perché c’erano loro a garantirla, ma ora il primo ministro canadese lo ha detto con parole nette: quella in atto “non è una transizione, è una rottura”. Attingendo alla potente metafora del “modello di Schweller” queste pagine ci raccontano come la superpotenza americana abbia abbandonato il ruolo del leone che veglia sulla foresta per tornare a vestire quello di lupo affamato in un mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti a seguirli. In questo scenario, qual è il ruolo degli agnelli che ancora credono nella democrazia?  

Vittorio Emanuele Parsi ce lo spiega con lucidità e senza sconti, indicando con altrettanta chiarezza a quale conseguenza andremo incontro se non sapremo reagire: la servitù. Questo libro non vuole essere un requiem per le nostre democrazie. Piuttosto, Parsi ci indica cosa possiamo fare per difendere la libertà che abbiamo ereditato dai nostri genitori e dai nostri nonni. La strada esiste. Ma richiede coraggio, onestà, e la capacità di perseguire una via difficile: quella di essere pacifici, ma non imbelli. Quella di rinunciare alla nostalgia e perseguire una strategia nuova, fatta di forza e di fierezza ma anche di capacità di cooperare per difendere lo spazio felice della nostra libertà. 

Esausta e bisognosa di solitudine, una donna di mezza età abbandona il marito, gli affetti e il lavoro in una fondazione animalista senza avvertire nessuno. Fugge da Sydney per riavvicinarsi ai luoghi in cui è cresciuta e si rifugia in un piccolo convento di suore cattoliche nascosto nelle aride pianure dell’Australia rurale. E’ da qui che inizia ‘Devozione’, il romanzo di Charlotte Wood in libreria con Fazi. Non crede in Dio, non sa cosa sia la preghiera e si ritrova a vivere questa strana esistenza solitaria quasi per caso. Nonostante ciò, il suo bisogno di pace e la sua ricerca di qualcosa di più grande che non sa ben definire la portano a scegliere di condurre proprio questa vita. Le giornate assumono una cadenza lenta, scandite da piccoli rituali e gesti ripetuti. Mentre il tempo si dilata, gli avvenimenti del passato si riaffacciano alla memoria: fatti vissuti e rimasti incompresi che, finalmente, si dischiudono.  

Mossa dalla strenua ricerca di un miglioramento personale e dall’ambizione di diventare una persona buona, la donna si troverà però a dover affrontare una serie di eventi sconvolgenti che minaccia di interrompere la sua ritrovata quiete. Accolto dalla critica internazionale in maniera entusiastica, finalista al Booker Prize, tra i migliori dieci libri dell’anno per ‘The New York Times’ e ‘The Washington Post’, ‘Devozione’ è un romanzo che scorre calmo come la superficie di un fiume, ma che del fiume possiede la profondità, le correnti e i vortici. Intenso e commovente, è il libro fondamentale di una scrittrice di rara potenza, che si domanda cosa significhi ritirarsi dal mondo e quale sia l’effetto prolungato del dolore sull’animo umano.  

Australiana, Charlotte Wood è autrice di tre saggi e sette romanzi, tra cui Il weekend. I suoi articoli sono apparsi, tra gli altri, su ‘The New York Times’, ‘The Guardian’, ‘Literary Hub’, ‘The Sydney Morning Herald’ e ‘The Saturday Paper’. ‘Devozione’, il suo ultimo romanzo, pubblicato in Australia e Gran Bretagna nel 2024 e negli Stati Uniti nel 2025, è in fase di pubblicazione in dodici paesi. Vive a Sydney con il marito. 

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