(Adnkronos) – Il governo italiano ha “prenotato” 14,9 miliardi di euro dei fondi Safe e deciderà “entro la fine dell’anno” quanto utilizzare dell’importo complessivo. Una decisione di utilizzare tutti i 14,9 miliardi ancora non è stata presa. Lo ha precisato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell’audizione in commissioni Esteri e Difesa a Roma,
Attraverso lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (Safe), l’Ue fornisce assistenza finanziaria sotto forma di prestiti per un valore fino a 150 miliardi di euro. L’assistenza ha l’obiettivo di aiutare gli Stati membri dell’Ue ad aumentare rapidamente e in modo significativo gli investimenti nel settore della difesa mediante appalti comuni, si legge sul sito del Consiglio europeo.
Il regolamento che istituisce lo strumento Safe è entrato in vigore il 29 maggio 2025.
Safe è finanziato dall’Unione europea attraverso la sua capacità di prestito, in particolare mediante l’emissione di obbligazioni dell’Ue nell’ambito dell’approccio unificato esistente in materia di finanziamenti. Rappresenta il primo pilastro del piano ReArm Europe/Prontezza per il 2030 presentato dalla Commissione europea nel marzo 2025.
Lo strumento finanzia investimenti urgenti e su vasta scala nella base industriale e tecnologica di difesa europea. La ripartizione del bilancio è basata sulla domanda, spiega il Consiglio europeo. Le erogazioni assumono la forma di prestiti a lungo termine a prezzi competitivi, che dovranno essere rimborsati dagli Stati membri dell’Ue beneficiari. In linea di principio, le procedure di appalto comune devono coinvolgere almeno due Paesi partecipanti per poter beneficiare dei prestiti. Tuttavia, Safe consente anche appalti che coinvolgano un solo Stato membro per un periodo di tempo limitato.
Safe sostiene gli appalti di prodotti per la difesa appartenenti a due categorie.
Categoria 1:
munizioni e missili
sistemi di artiglieria, comprese capacità di attacco in profondità di precisione
capacità di combattimento terrestre e relativi sistemi di supporto, comprese attrezzature per soldati e armi di fanteria
droni di piccole dimensioni e relativi sistemi antidrone
protezione delle infrastrutture critiche
cyber-capacità
mobilità militare, compresa la contromobilità
Categoria 2:
sistemi di difesa aerea e missilistica
capacità marittime di superficie e subacquee
droni diversi da quelli di piccole dimensioni e relativi sistemi antidrone
abilitanti strategici quali, tra gli altri, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo, i sistemi C4ISTAR nonché le risorse e i servizi spaziali
protezione delle risorse spaziali
intelligenza artificiale e guerra elettronica
In tutte le categorie i contratti di appalto devono garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi, dell’Ucraina o di Paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo (See) e dell’Associazione europea di libero scambio (Efta): Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. I progetti che riguardano la categoria 2 devono soddisfare condizioni di ammissibilità più rigorose: per esempio, i contraenti devono avere la capacità di modificare le attrezzature, in caso di necessità, senza restrizioni relative ai Paesi terzi.
Safe segna un nuovo capitolo nella cooperazione con i Paesi terzi in materia di difesa. Sebbene soltanto gli Stati membri possano ottenere prestiti Safe, l’Ucraina e i Paesi See/Efta possono partecipare agli appalti comuni a parità di condizioni con gli Stati membri dell’Ue. A seguito della conclusione di un accordo bilaterale con l’Ue nel giugno 2026, sarà possibile affidare appalti anche all’industria canadese.
Possono partecipare agli appalti comuni anche i seguenti Paesi:
– Paesi aderenti, candidati e potenziali candidati all’adesione
– Paesi che hanno firmato partenariati in materia di sicurezza e difesa con l’Ue, come Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldova, Norvegia e Regno Unito
Altri Paesi terzi possono aderire agli appalti comuni previa conclusione di un partenariato in materia di sicurezza e difesa con l’Ue, spiega il Consiglio europeo.
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