LIVORNO – Il motore dell’occupazione livornese gira, ma rischia di ingolfarsi per mancanza di carburante. Il terziario chiama, il mercato del lavoro fatica a rispondere. È la fotografia a tinte miste scattata dai dati Unioncamere ed elaborata da Confcommercio Livorno.
Nel trimestre che va da dicembre a febbraio sono previste in provincia oltre 6.400 assunzioni. Il traino arriva quasi esclusivamente dai servizi: turismo, commercio e attività alla persona coprono il 76% delle richieste. A muovere l’economia sono soprattutto le realtà medio-piccole: il 63% dei nuovi posti nasce in aziende con meno di 50 dipendenti.
Eppure, l’ottimismo sui numeri si scontra con la realtà operativa. Il direttore provinciale Federico Pieragnoli lancia l’allarme: oltre quattro imprese su dieci non trovano i profili necessari. Le cause sono note, ma difficili da scardinare. A volte mancano i candidati, altre volte le competenze non sono allineate con ciò che serve al banco o in ufficio.
Anche la tipologia dei contratti racconta un mercato complesso. La stabilità è merce rara: solo un quinto delle nuove entrate prevede un posto fisso. La maggioranza sono contratti a termine. Inoltre, l’asticella è alta. Nel 70% dei casi le aziende pretendono esperienza specifica. Questo rende difficile l’incrocio tra domanda e offerta, nonostante quasi un terzo delle opportunità sia rivolto esplicitamente ai giovani under 30.
“Il disallineamento è ormai una criticità cronica”, avverte Pieragnoli. Il rischio è concreto: senza personale, le aziende ridimensionano l’attività e smettono di crescere. Confcommercio prova a tamponare l’emergenza con la sua Agenzia per il Lavoro e con lo sportello per il Decreto Flussi, vitale per la manodopera straniera. Ma per il direttore la soluzione vera è altrove: servono interventi strutturali sulla formazione e un orientamento scolastico che smetta di ignorare i reali bisogni delle imprese.



