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Strage Crans-Montana: scuse inutili. Si estenda catena responsabilità

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Scuse inutili, oltre che tardive

, quelle che arrivano prima dalla lacrimante Jessica Maric, col marito Jacques Moretti gestori del locale teatro della strage di Capodanno a Crans-Montana.

Poi dalla vicesindaca Nicole Bonvin Clivaz.

Che, dieci giorni dopo l’incendio che ha spezzato le vite di Chiara, Achille, Giovanni, Emanuele, Riccardo, Sofia e di tanti altri ragazzini, e tanti giovanissimi stanno lottando negli ospedali, pronuncia con la stampa quelle scuse per la mancanza di controlli che non abbiamo sentito pronunciare nel mea culpa mediatico del sindaco Nicolas Feraud.

Quel sindaco, Nicolas Feraud, che, nel dichiarare il Comune parte lesa e annunciare “Mi porterò un fardello a vita ma non mi dimetto“, ha ammesso zero controlli dopo il 2019 nel locale. Senza dirci il perché dell’omissione di controlli, esattamente come non ha reso noto il perché la vicesindaca nel chiedere scusa. Senza parlarci entrambi nel loro mea culpa mediatico di autorizzazioni e licenze eventuali concesse a priori in termini di sicurezza, oltre che di successivi controlli omessi.

E senza dimettersi né lui, né la vicesindaca, né chi con loro amministra il piccolo Comune di Crans Montana, poco più di diecimila abitanti.

Attendiamo molto, ma molto, fiduciosi che l’inchiesta svizzera porti all’iscrizione nel registro degli indagati di tutta la catena di responsabilità.

Perché i coniugi Moretti nella catena di responsabilità riesce difficile pensare possano essere gli unici protagonisti di quella che per la lacrimante madame Moretti è una “tragedia inimmaginabile”.

Fiduciosi, noi, soprattutto considerando che Italia, Francia e Belgio hanno aperto a loro volta un’inchiesta ben illuminando così la scena svizzera con riflettori internazionali. Inchiesta che intanto, per quanto riguarda l’Italia con la Procura di Roma, sta portando all’autopsia delle giovanissime vittime, evidentemente non svolta in Svizzera.

Fiduciosi, sempre noi, soprattutto perché la presenza di Mattarella, Macron, Metsola, nel giorno del cordoglio in Svizzera il 9 gennaio, coincidente, guarda un po’, con l’arresto di monsieur Moretti, è garanzia di un significato ben preciso.

Intanto, nei prossimi giorni i familiari delle vittime della tragedia di Crans-Montana saranno ricevuti a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e dall’avvocato generale dello Stato, Gabriella Palmieri Sandulli.

L’incontro per concordare una linea comune sul fronte giudiziario, sia in ambito elvetico sia italiano, valutare i profili legali e le possibili iniziative da intraprendere nei due ordinamenti.

Italia che con la premier Meloni è molto chiara: “Siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia“.

Mentre il vicepremier Tajani sottolinea:“Io credo che sia giusto che l’Italia si costituisca parte civile nel procedimento penale nei confronti di chi ha commesso dei reati perché è ovvio che ci sono delle responsabilità, non è stata una fatalità”.

Nel frattempo, ci dica la solerte Procura svizzera per quale motivo il pericolo di fuga che inizialmente ha dichiarato non sussistere pronti via, per monsieur Moretti sussiste invece il 9 gennaio, giorno del suo arresto e data dell’interrogatorio dei coniugi gestori del locale, al momento indagati per omicidio, lesioni, incendio colposi.

Moretti nell’interrogatorio avrebbe ammesso che la porta di servizio situata al piano terra della struttura era chiusa a chiave dall’interno la notte dell’incendio di Capodanno.

Ci dica madame Moretti in che modo si sarebbe salvata, con o senza cassa, dall’incendio nel locale in cui sarebbe stata presente la notte della strage. E quali procedure di sicurezza abbia messo in atto per chi si trovava nel locale.

Ci producano sindaco e vicesindaca la documentazione delle autorizzazioni concesse al locale gestito dai coniugi Moretti. E soprattutto ci dicano, sempre sindaco e vicesindaca, perché in quel locale, hanno dichiarato loro stessi, non sono stati fatti i controlli dal 2020 al 2025. I coniugi Moretti subito dopo la strage hanno parlato di tre controlli in dieci anni.

Perché proprio nel perché dei mancati controlli sembra risiedere buona parte delle risposte in una eventuale catena di responsabilità.

 

 

© Riproduzione riservata

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