Comportamento animale, l’Università di Pisa documenta in Etiopia la relazione stabile tra un toro e un asino

Il team guidato dalla docente Elisabetta Palagi evidenzia come la socialità e la sessualità in natura possano slegarsi dalla mera funzione riproduttiva

PISA – Un insolito legame interspecifico osservato sugli altipiani dell’Etiopia offre nuove prospettive di studio sul comportamento animale. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa ha documentato una relazione sociale e sessuale stabile tra due esemplari maschi appartenenti a specie diverse: un toro e un asino. La scoperta, oggetto di un articolo appena pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, analizza le dinamiche di questo rapporto, evidenziando come la socialità e la sessualità in natura possano slegarsi dalla mera funzione riproduttiva.

I due animali, ribattezzati dai ricercatori Achille e Patroclo, appartenevano a proprietari differenti e condividevano esclusivamente i momenti dedicati al pascolo. Durante queste fasi, pur avendo a disposizione esemplari della propria specie e di entrambi i sessi, il toro e l’asino sceglievano reciprocamente di trascorrere il tempo insieme. Il monitoraggio sul campo, iniziato in modo inatteso durante un’altra indagine scientifica, ha evidenziato una costante ricerca di vicinanza, priva di reazioni difensive o atteggiamenti di rifiuto da ambo le parti.

“Le interazioni sessuali tra Achille, il toro, e Patroclo, l’asino maschio, non erano eventi isolati”, ha spiegato Elisabetta Palagi, docente dell’Ateneo pisano. “Abbiamo scelto questi nomi in omaggio al forte legame tra i due eroi omerici. Ciò che ha davvero attirato la nostra attenzione è stato il fatto che queste interazioni fossero inserite in una relazione sociale molto selettiva e costante tra i due individui. La natura non si esprime in bianco e nero, ma attinge a un’intera tavolozza di colori possibili, anche nelle forme che assumono le relazioni sociali e sessuali”.

A confermare la particolarità del quadro ambientale è intervenuto André da Cruz, dottorando e co-primo autore dello studio: “Sceglievano ripetutamente di stare vicini e manifestavano diversi comportamenti affiliativi, oltre a quelli sessuali. Questo avveniva in un ambiente sociale in cui entrambi avevano accesso ad altri potenziali partner, compresi individui di entrambi i sessi e della propria specie”.

La presenza di alternative concrete esclude l’ipotesi che la coppia si sia formata per semplice mancanza di opzioni riproduttive o sociali standard. La co-prima autrice e dottoranda Martina Francesconi ha precisato il valore dei dati raccolti: “Il risultato principale è che il comportamento sessuale osservato faceva parte di una relazione sociale più ampia e selettiva. Le nostre osservazioni suggeriscono che non possa essere spiegato facilmente con la sola mancanza di altre opportunità di accoppiamento, anche se questo studio non ci permette di stabilire quale funzione avessero esattamente queste interazioni sessuali”.

Il lavoro del team toscano si pone ora come base per indagini future, con l’obiettivo di decifrare le connessioni tra le strutture sociali e l’espressione dei legami fisici in natura. “Il confronto tra specie con sistemi sociali diversi potrebbe aiutarci a distinguere tra le possibili spiegazioni”, ha concluso Palagi, sottolineando l’importanza di capire “come le relazioni sociali plasmino il comportamento sessuale e come la flessibilità comportamentale consenta agli animali di muoversi in ambienti sociali complessi”.

© Riproduzione riservata

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