Che i tre anni di permanenza nel porto di Piombino
per il rigassificatore sarebbero scaduti dopo tre anni era noto tre anni fa. Che Snam avrebbe chiesto una proroga era prevedibile. Che l’ex Golar Tundra ora Italis Lng rimarrà a Piombino oltre luglio 2026 pare essere al momento l’unica soluzione.
Visto e considerato che in questi tre anni il governo Meloni non ha individuato dove andrà il rigassificatore dopo i tre anni nel porto di Piombino.
Un punto è certo: Giani, presidente bis Regione Toscana, commissario straordinario per il rigassificatore nominato nel giugno 2022 dall’allora premier Draghi, ministro era Cingolani, ha detto no alla proroga. Non sarà lui a firmarla: “Finché sono io il commissario onestamente non mi sento di mandare avanti nessun’altra proposta: il governo mi revocherà e a quel punto nominerà un commissario per fare la proroga di permanenza della nave, ma con me non lo fa“.
E’ di nuovo scontro per un rigassificatore che mobilitò a lungo la cittadinanza di Piombino che quel rigassificatore a Piombino non lo voleva. Con il sindaco Francesco Ferrari, esponente di FdI, partito guidato dalla premier Meloni, che per respingerlo è ricorso al Tar. E che oggi ribadisce la sua contrarietà.
Così come la ribadisce la Liguria col presidente Bucci che al largo di Vado ligure il rigassificatore non lo vuole.
Giani: “L’Italia conta 20 regioni, la regione Toscana è una. La Toscana ne ospita già due: a Livorno e Piombino, per una capacità complessiva stimata in circa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso i due rigassificatori. Noi abbiamo venti regioni in Italia, di cui quindici si affacciano sul mare e conseguentemente ci sarà un altro porto dove poterlo inserire”.
Era il 2022 quando Draghi nominò Giani commissario straordinario. L’Italia stava uscendo da una emergenza Covid dichiarata da gennaio 2020, a febbraio era scoppiata la guerra Russia-Ucraina, e l’allora premier Draghi con la Russia nostro principale, ed economico, fornitore di gas pronunciò la celebre frase: “Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Cosa vogliamo? La pace con il termosifone acceso, anzi, ormai l’aria condizionata accesa tutta l’estate?“.
Dopo quattro anni in cui le sanzioni Ue contro la Russia sono diventate pesantissime per le nostre tasche, la pace ancora non c’è. E il termosifone acceso pure.
Visto che la povertà energetica in Italia,dati 2024, ha colpito 2.4 milioni di famiglie che dunque, nella sostanza, non sono in condizioni di riscaldare la propria abitazione in maniera adeguata.
E il rigassificatore di Piombino non se lo vuole prendere nessuno.
Francesco Ferrari, sindaco di Piombino: “Ci confronteremo con il Governo e con la Regione e nel caso in cui dovesse prospettarsi una permanenza oltre i termini stabiliti, pretenderemo il pieno rispetto di tutte le autorizzazioni previste dalla legge e garanzie puntuali e verificabili sul piano della sicurezza e della tutela ambientale“.
La Liguria con il presidente Bucci, centrodestra, con una lettera inviata nei giorni scorsi al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha ribadito il suo no al trasferimento al largo della costa di Vado Ligure.
“Non siamo quelli del no a priori. Non si tratta di una presa di posizione politica. La contrarietà più volte espressa sul rigassificatore è il risultato di una valutazione approfondita e condivisa: posizionato al largo di Vado Ligure, l’impianto sarebbe troppo distante dalla dorsale tirrenica del gas e imporrebbe una spesa di 450 milioni per realizzare la rete di tubature necessaria, risorse indubbiamente sprecate. Le infrastrutture restano una priorità, ma devono essere funzionali, sostenibili e coerenti con caratteristiche e bisogni del territorio ligure”.
Giani, che annuncia l’intenzione di parlarne col ministro Pichetto Fratin, ha puntato il dito anche su mancate compensazioni per Piombino.
“Io ho un partner in questo momento nei fatti non credibile e mi riferisco in questo caso alle politiche di Governo. Con il presidente Draghi ho autorizzato il rigassificatore, mi son preso io personalmente tutte le responsabilità, tanto è vero che il presidente Draghi mi ha fatto allora commissario. In quel momento vi erano due cose da fare: la strada, almeno il primo lotto, della strada da Venturina direttamente sul porto, e quella è in costruzione. E poi le bonifiche per le precedenti esperienze siderurgiche. Sono due condizioni che finché avevo come interlocutore il presidente Draghi sono stati realizzate. Ma in realtà le prescrizioni erano una decina. Nel settembre del 2022 cambia il Governo e di quello che avevo scritto nell’ordinanza non ha fatto nulla”.
A dichiararsi favorevoli sono Azione, che con Calenda a Piombino ci mise la faccia dichiarando tra le contestazioni il suo sì al rigassificatore. E che oggi col segretario provinciale Massimo Vitrani dichiara: “Per Azione, la nave rigassificatrice è una scelta fondamentale per la sicurezza energetica nazionale e un’opportunità concreta di rilancio economico per Piombino. Questi sono i fatti. Eppure, tutte le forze politiche locali – dalla destra alla sinistra – continuano a opporsi ideologicamente, con Azione unica eccezione”.
E Confindustria Toscana col presidente Bigazzi.
Intanto il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza una mozione per il trasferimento della nave rigassificatrice dal porto di Piombino. L’atto d’indirizzo, presentato da Alleanza Verdi e Sinistra e sottoscritta anche dal Movimento 5 Stelle, prima firmataria la livornese Diletta Fallani (Avs) è passato con i voti a favore di Pd, Casa riformista, Avs e M5S e l’astensione di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega Salvini. Mozione che impegna la giunta regionale “a sollecitare il Governo affinché concluda quanto prima la procedura necessaria allo spostamento dell’impianto e affinché dia seguito agli impegni presi in merito alle compensazioni nei confronti del territorio ospitante il rigassificatore”.
Mentre invece il Consiglio regionale ligure “ha approvato all’unanimità una mozione che esprime contrarietà al ricollocamento della nave rigassificatrice Fsru Golar Tundra nello specchio acqueo antistante Savona-Vado Ligure, impegnando presidente e giunta a darne seguito nelle sedi istituzionali competenti”.



