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martedì 17 Febbraio 2026
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Promesse di guadagni ingenti e facili, ma è una truffa: confiscati 4 milioni di euro a un imprenditore

A tradire l'uomo è stata la clamorosa sproporzione tra il tenore di vita ostentato e i redditi dichiarati al fisco

AREZZO – Un impero di carta costruito sulle spalle di ignari risparmiatori, che aveva il suo baricentro operativo e patrimoniale proprio tra le dolci colline dell’aretino. È giunta al capolinea la parabola di un imprenditore romano, per anni residente in Umbria, finito nel mirino del Gico della Guardia di Finanza di Perugia. Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione oggi (17 febbraio) a un decreto di sequestro e contestuale confisca di beni per un valore che supera i 4 milioni di euro: un tesoro accumulato, secondo gli inquirenti, attraverso truffe seriali e abusivismo finanziario.

L’attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare sulla provincia di Arezzo, dove l’uomo aveva blindato gran parte dei suoi investimenti illeciti. Tra i beni sottratti alla disponibilità del sedicente ‘mago della finanza’ spiccano ben 12 fabbricati e 39 terreni situati nei comuni di Lucignano e Subbiano, oltre a un impianto fotovoltaico di ingente valore sempre a Lucignano. Nel bottino finito sotto sigilli compaiono anche quote di 6 società, conti correnti e persino un pezzo da collezione: un claviorgano, strumento musicale antico di estremo pregio.

Il meccanismo della truffa era oliato e spietato: l’imprenditore, riconosciuto come soggetto di ‘pericolosità sociale’, prometteva rendimenti facili e sicuri attraverso l’acquisto di quote di fondi di investimento esteri. In realtà, i capitali dei risparmiatori venivano dirottati su conti personali tra Perugia e Arezzo, utilizzati poi per foraggiare le proprie attività economiche. Un sistema di scatole cinesi e veicoli societari illegali, con sedi anche fuori dai confini nazionali, ideato per rendere quasi impossibile rintracciare i complici e l’origine del denaro.

A tradire l’uomo è stata la clamorosa sproporzione tra il tenore di vita ostentato e i redditi dichiarati al fisco. Le eccezioni sollevate dalla difesa durante le udienze non hanno convinto i giudici: non è stata fornita alcuna prova lecita sulla provenienza dei flussi di denaro. Ora l’intero patrimonio è passato nelle mani di un amministratore giudiziario.

Un’operazione che, come sottolineato dal comando provinciale, punta a ripulire il mercato del risparmio dall’inquinamento di capitali sporchi, restituendo un briciolo di giustizia a chi ha visto i propri risparmi svanire nel nulla.

© Riproduzione riservata

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