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lunedì 23 Febbraio 2026
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Nucleo tutela patrimonio culturale, recuperati manoscritti autografi di Mussolini e Gabriele D’Annunzio

Operazione dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Torino e Firenze: i documenti stavano per essere venduti all'asta

FIRENZE – Pezzi di storia che riemergono dall’oblio dei mercati antiquari e tornano, finalmente, nella loro sede naturale. Un colpo da maestri quello messo a segno dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che tra Torino e Firenze hanno recuperato documenti inediti e preziosissimi firmati da Benito Mussolini e Gabriele D’Annunzio. Carte che sembravano perdute nel caos del 1945 e che invece stavano per finire nelle mani di privati attraverso prestigiose case d’aste.

Il ritrovamento più scottante riguarda cinque fogli manoscritti dal Duce in persona. Si tratta degli appunti privati relativi all’ultimo incontro ufficiale avvenuto con Adolf Hitler il 22 aprile 1944 a Salisburgo, nello scenario spettrale del castello di Klessheim. I militari del Nucleo di Torino li hanno intercettati proprio mentre stavano per essere battuti all’asta sotto l’ombra della Mole. La grafia è inequivocabile, confermata anche dal celebre monogramma “M” che Mussolini era solito apporre in calce ai suoi scritti. Documenti che raccontano le ore convulse della Repubblica Sociale Italiana e che, con ogni probabilità, erano stati trafugati dagli archivi personali del Duce proprio nei giorni della caduta definitiva nell’aprile del 1945.

Ma l’operazione ha avuto un’eco importante anche in Toscana. Grazie al coordinamento della procura di Firenze e alla segnalazione di un cittadino, i carabinieri fiorentini del Tpc hanno recuperato un altro lotto di ‘tesori’ cartacei legati al Vate. Tra i documenti spicca una minuta di un telegramma autografo inviato da Mussolini a Gabriele D’Annunzio, oltre a discorsi ufficiali del 1932 e scritti dedicati ad Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Carte che aprono nuovi squarci di luce sui rapporti tra il regime e il poeta soldato, spesso segnati da reciproca diffidenza e necessità di propaganda.

Tutto il materiale è stato ora restituito ufficialmente all’Archivio Centrale dello Stato a Roma. Non più oggetti di speculazione per collezionisti facoltosi, ma fonti storiche rimesse a disposizione degli studiosi per essere analizzate e conservate. Un recupero fondamentale che sottrae al mercato nero frammenti dell’identità nazionale che rischiavano di sparire per sempre in qualche caveau privato.

© Riproduzione riservata

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