SORANO – C’è un filo d’acqua calda che scorre invisibile sotto la terra del tufo, capace di legare l’uomo contemporaneo ai suoi antenati di seimila anni fa. A Sorano, nel cuore della Maremma più ancestrale, l’archeologia riscrive le mappe della preistoria: è stata infatti portata alla luce una struttura termale risalente al Neolitico, una scoperta di portata internazionale che documenta come il culto e l’uso terapeutico delle acque termali fossero già radicati millenni prima degli Etruschi e dei Romani.
La genesi del ritrovamento ha il sapore di un’intuizione fortunata. Da tempo Luciano Calvani, presidente delle Antiche Terme Acqua di Sorano, osservava con curiosità alcune vestigia emergenti nei pressi del complesso moderno. La svolta è arrivata durante il soggiorno dell’archeologo Stefano Giuntoli, rimasto folgorato da una vasta cavità che si apriva in un ripiano di travertino, proprio sopra il celebre Bagno dei Frati, una vasca termale risalente al XV secolo. Quell’area di 320 metri quadri, priva di un toponimo e mai indagata prima, nascondeva un segreto profondo oltre tre metri e mezzo.
Grazie al finanziamento della società termale e sotto l’egida del ministero della cultura, l’équipe guidata da Giuntoli e supervisionata dalla Soprintendenza ha avviato una campagna di scavo nel luglio 2024. Ciò che è riaffiorato dalla terra ha lasciato gli esperti senza fiato: un ingresso a imbuto con tre gradini scavati nella viva roccia conduce a una struttura ellissoidale, realizzata in blocchi di travertino e tufo, circondata da robuste massicciate. Ma la vera sorpresa è stata il ritorno alla luce di una falda antica di acqua termale, rimasta ignota per secoli, che ancora oggi fluisce all’interno della struttura.
A dare il sigillo dell’ufficialità scientifica sono state le analisi al radiocarbonio (C14) effettuate sui carboni rinvenuti a contatto con i blocchi. Il responso è inequivocabile: la costruzione risale a un arco temporale compreso tra il 4495 e il 4335 a.C. Questo dato, confermato dal ritrovamento di manufatti in pietra e frammenti ceramici dell’epoca, sposta all’indietro di millenni la cronologia dell’uso delle acque in Toscana, suggerendo funzioni salutari intrecciate a probabili rituali di culto legati alla sacralità della terra e delle sue sorgenti calde.
“Si tratta di un sito di straordinaria importanza — ha commentato l’assessora regionale alla cultura, Cristina Manetti — che offre elementi fondamentali per comprendere il rapporto tra le comunità neolitiche e le risorse naturali. La Toscana continua a sorprenderci, rivelando un patrimonio culturale unico che richiede responsabilità e visione nella sua tutela”.
Con questa scoperta, Sorano non è più solo la città del tufo e delle vie cave, ma diventa il luogo dove l’abbraccio tra l’uomo e l’acqua termale ha trovato la sua prima, monumentale espressione.



