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In Galles ai politici sarà vietato mentire: in arrivo una legge, cosa prevede

Promesse ‘creative’? Dati inesatti? Ricostruzioni dei fatti un po’ elastiche? Certi comportamenti dei politici (o di alcuni di essi) potrebbero avere i giorni contati, quanto meno in Galles. Se il disegno di legge in discussione al Senedd (il Parlamento monocamerale) completerà il suo iter tra fine febbraio e inizio marzo, mentire deliberatamente in campagna elettorale infatti sarà ufficialmente vietato. L’obiettivo dichiarato della normativa, approvata in prima lettura lo scorso 13 gennaio, è contrastare la disinformazione, un fenomeno ormai diffuso e preoccupante, e ricostruire la fiducia degli elettori. Questo perché, secondo i promotori, uno dei motivi alla base della disaffezione verso la politica è proprio l’inaffidabilità delle parole dei candidati, che si tratti di promesse o di dichiarazioni.

Cosa prevede il disegno di legge

Il ddl prevede diversi livelli di conseguenze: innanzitutto il politico ritenuto colpevole di aver fatto affermazioni ‘fuorvianti’, ‘ingannevoli’ o false in campagna elettorale deve ritrattare quanto dichiarato, ma si può arrivare alla sospensione dalla corsa elettorale e, in caso di vittoria, alla sostituzione con un altro membro della lista.  L’ambito di applicazione della normativa resta circoscritto alla campagna elettorale escludendo, dunque, quanto avviene durante il mandato eventualmente conquistato. Questo anche se, come è noto, le imprecisioni non scompaiono nemmeno quando si è in carica.

Il Galles prevede già un divieto di dichiarazioni false, limitatamente alla condotta di un altro candidato, nel Representation of the People Act 1983. Il nuovo disegno di legge amplierebbe questa tutela, basandosi su tre pilastri: fatti verificabili, dovere di verifica (intendendo con ciò non l’infallibilità, ma la diligenza) e sanzioni progressive, come abbiamo visto – dalla rettifica alla sospensione fino al richiamo. Per le campagne elettorali si è parlato anche della possibilità di un reato penale, nel presupposto che mentire equivalga a truffare gli elettori.

Cos’è la verità?

Sebbene l’iniziativa sembri necessaria ed encomiabile, e probabilmente sia il sogno di molti, non mancano le perplessità. A partire da come verrà stabilito cosa è vero, e dunque cosa considerare come parametro di riferimento per definire quando un’affermazione è falsa o fuorviante: se con numeri e cifre l’operazione sembra più agevole (e non lo è nemmeno in quei casi), generalmente la situazione rischia di essere più sfumata. Inoltre è da capire anche a chi spetti una tale decisione e con quali criteri. Una commissione legislativa del Senedd ha avvertito che la formulazione attuale del ddl rischia di consentire a un futuro governo di “ostacolare seriamente un dibattito democratico completo e appropriato durante una campagna elettorale”.

C’è poi il da considerare la libertà di parola, perché molte questioni non hanno risposte chiare o univoche, mentre le statistiche e la ricerca qualitativa possono essere interpretate in tanti modi, rendendo il confine tra errore, opinione e menzogna molto sottile. E pertanto discutibile.

D’altronde, il punto su cui si fonda la norma proposta in Galles non è certo punire un errore: è colpire l”inganno deliberato’, ovvero chi mente sapendo di mentire, intenzionalmente, con lo scopo di ottenere consenso e dunque voti. Un aspetto che però aggiunge la questione su come decidere quando ci sia tale intenzionalità e quando no.

Adam Price, politico del partito di centrosinistra Plaid Cymru, tra i promotori della legge, ha spiegato: “Quanto annunciato è davvero storico, pionieristico a livello mondiale. Il nostro governo si impegna affinché la nostra democrazia sia la prima al mondo a introdurre un divieto generale all’inganno da parte dei politici“. “Siamo all’inizio di un movimento globale. Metteremo al bando le menzogne ​​politiche”, ha aggiunto avviando l’iter legislativo nel 2025.

“Dobbiamo innovare, dobbiamo provare cose diverse. È una piccola minoranza di politici, demagoghi populisti, che distorcono deliberatamente la verità per il proprio tornaconto politico, ma avvelenano il pozzo per tutti. Non è mai accettabile che i politici ingannino deliberatamente”, ha affermato ancora, allineandosi alla posizione del governo laburista gallese, secondo cui il ddl contribuirà a costruire “fondamenta più solide per la democrazia gallese”.

Non prima del 2030

In ogni caso, il divieto di menzogna non si vedrà molto presto, dato che, anche se l’iter della legge finirà nei tempi previsti, probabilmente non entrerebbe in vigore prima delle elezioni del 2030; non esiste tuttavia una tempistica precisa, e un ministro ha lasciato intendere che anche quella data potrebbe non essere raggiungibile.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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