“Muy bueno esto Grana Padana made in Usa“: l’Argentina potrebbe presto trovarsi sulle proprie tavole cibi americani chiamati che non rispettano le norme europee ed italiane sulla denominazione.
L’accordo bilaterale Arti (Agreement on Reciprocal Trade and Investment) firmato il 12 febbraio 2026 tra Washington e Buenos Aires rischia di vanificare gli sforzi per l’accordo Ue-Mercosur nonché anni di negoziati europei per la tutela delle denominazioni d’origine nel mercato sudamericano. Il trattato prevede che l’Argentina riconosca come “nomi comuni” una lista di 39 denominazioni che per l’Unione europea sono invece Igp (Indicazioni geografica protetta).
La produzione italiana sarebbe direttamente colpita da questo accordo: nella lista dei nomi da “liberalizzare” ci sono grana, gorgonzola, asiago, fontina, pecorino, provolone e parmesan. L’accordo riconosce appena 31 Dop e Igp italiane su oltre 300.
In pratica, i produttori americani potranno vendere i loro formaggi in Argentina usando legalmente questi nomi perché la clausola stabilisce espressamente che l’uso di questi termini non possa costituire motivo per limitare l’accesso dei prodotti statunitensi al mercato argentino. Una formulazione che svuota di fatto la protezione garantita dall’accordo Ue-Mercosur, ancora in attesa di ratifica.
Come funziona l’accordo Arti: dazi zero e nomi “generici”
L’intesa commerciale tra Washington e Buenos Aires si articola su due pilastri: riduzione o eliminazione dei dazi doganali e tutela dei “nomi comuni“. Sul fronte tariffario, Javier Milei ha concesso all’amico Donald Trump una quota di 1.000 tonnellate annue di formaggi a dazio zero, con riduzioni che arrivano fino al 28% su diverse categorie di prodotti lattiero-caseari.
Il pilastro più insidioso per le denominazioni europee è il secondo: l’Argentina si impegna a non restringere l’accesso al proprio mercato per prodotti che utilizzano una lista di termini considerati “generici” dagli Stati Uniti. Nella lista compaiono denominazioni che per l’Unione europea rimandano a prodotti tutelati: oltre ai formaggi italiani, figurano camembert, feta, gouda ed emmental.
L’accordo Arti elimina inoltre le licenze di importazione non automatiche per i beni provenienti dagli Stati Uniti, garantendo un accesso preferenziale che non è attualmente garantito nella stessa misura ai prodotti europei. Questo vantaggio logistico e amministrativo pone le imprese italiane in una posizione di svantaggio competitivo immediato sul piano dei prezzi e della distribuzione.
Il modello Usa e l’Italian sounding
L’intesa tra Trump e Milei formalizza una distanza irriducibile tra due modelli opposti di tutela delle denominazioni agroalimentari.
Da un lato, il sistema europeo delle Denominazioni di Origine Protetta (Dop) e delle Indicazioni Geografiche Protette (Igp), che lega il nome del prodotto a un territorio specifico, a un disciplinare di produzione e a controlli rigorosi. Dall’altro, l’approccio statunitense, che considera molti di questi nomi come “termini generici” utilizzabili da chiunque.
Gli Stati Uniti sono in testa alla classifica mondiale dei produttori di Italian sounding, con una produzione che ha superato i 40 miliardi di euro di valore. I formaggi rappresentano il prodotto di punta di questo fenomeno, che sottrae mercato e reddito alle imprese italiane. Il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma e il Prosciutto di San Daniele sono le Dop italiane più a rischio.
La posizione americana sul tema non è nata con Donald Trump. Da decenni Washington rivendica il diritto di imitare le specialità europee e ha più volte tentato di imporre questo principio anche nei mercati internazionali. L’accordo con l’Argentina rappresenta una formalizzazione di questa strategia, con un precedente pericoloso per altri negoziati commerciali in corso.
L’impatto sull’accordo Ue-Mercosur
L’accordo commerciale tra Argentina e Usa è una concreta minaccia per l’intesa tra Unione europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) è stata negoziata per vent’anni ed è considerata strategica per la tutela delle indicazioni geografiche italiane. L’accordo prevede il riconoscimento e la protezione di 31 Dop e Igp italiane sul mercato sudamericano, tra cui Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, Aceto Balsamico di Modena e Mozzarella di Bufala Campana.
L’accordo bilaterale Usa-Argentina mina alla base questa tutela. Se Buenos Aires ha accettato di riconoscere come “generici” i nomi protetti dall’Unione europea, quale valore ha la protezione garantita dal Mercosur? Quale protezione potrebbe garantire l’accordo Mercosur alle specialità italiane se uno dei principali sottoscrittori dell’intesa apre a una completa liberalizzazione delle loro imitazioni?
La risposta è contenuta nella stessa formulazione del Mercosur: Dop italiane e imitazioni americane coesisteranno su quei mercati. In pratica, un consumatore argentino potrà trovare sugli scaffali sia il Grana Padano Dop italiano sia il “grana” made in Usa, con il rischio concreto che la confusione tra i due prodotti avvantaggi quello più economico (e quindi quello americano).
Il nodo della ratifica del Mercosur
L’accordo Ue-Mercosur, firmato nel 2019, è ancora in attesa di ratifica da parte dei parlamenti nazionali degli Stati membri. La Francia ha più volte minacciato di bloccarlo, sostenendo che mette a rischio l’agricoltura europea e non offre garanzie sufficienti su ambiente e diritti dei lavoratori. L’intesa Usa-Argentina aggiunge un elemento di incertezza: se l’Argentina apre alle imitazioni americane, l’accordo europeo vale ancora la pena di essere ratificato?
Per l’Italia, la risposta è sì, ma con riserve. Il Mercosur garantisce comunque un livello di tutela superiore a quello offerto dall’accordo bilaterale Usa-Argentina, e la coesistenza delle due intese potrebbe almeno limitare i danni. Ma è evidente che l’efficacia dell’accordo europeo dipenderà dalla capacità di Bruxelles di vigilare sull’applicazione concreta delle clausole di protezione e di contrastare la proliferazione di imitazioni made in Usa sui mercati sudamericani. A fine gennaio, il Parlamento europeo ha deciso di rinviare il dossier alla Corte di giustizia dell’Unione europea per verificare se l’intesa sia compatibile con i Trattati.
Intanto, il tempo stringe. Più l‘Unione europea ritarda la ratifica del Mercosur, più l’accordo Trump-Milei consolida un modello alternativo che erode la tutela delle denominazioni europee. E con esso, un pezzo del valore economico e culturale del made in Italy.
Le reazioni italiane e la richiesta di ratifica rapida
La liaison commerciale tra Trump e Milei ha immediatamente scosso i produttori europei.
Origin Italia, l’associazione che riunisce i Consorzi di tutela delle denominazioni d’origine, ha sottolineato l’importanza di accelerare l’entrata in vigore dell’accordo Ue-Mercosur per proteggere le indicazioni geografiche italiane e evitare falle che potrebbero comprometterne la tutela. Assolatte ha evidenziato la necessità di vigilare sull’applicazione corretta dell’accordo e ratificarlo tempestivamente per preservare gli sforzi dedicati alla difesa delle Dop più rappresentative.
Coldiretti e Filiera Italia hanno denunciato che l’intesa tra Stati Uniti e Argentina “cancella di fatto la protezione accordata dal Mercosur alle eccellenze a indicazione d’origine italiane ed europee, compromettendo l’intesa”. Le organizzazioni agricole hanno chiesto interventi immediati a Bruxelles per contrastare l’effetto domino che l’accordo Arti potrebbe generare in altri mercati extra-europei.
C’è poi un altro rischio, più a lungo termine, per le aziende europee: il rischio è che l’intesa Trump-Milei diventi un modello replicabile. Se l’Argentina accetta di considerare “generici” i nomi delle Dop europee in cambio di accesso facilitato per i prodotti americani, altri Paesi potrebbero seguire la stessa strada, minando decenni di lavoro diplomatico e normativo dell’Unione europea per tutelare le denominazioni d’origine.
Non è un caso che Washington abbia più volte tentato di imporre nei negoziati commerciali con l’Ue il riconoscimento dei “nomi comuni” anche sul mercato europeo. Finora l’Unione europea ha resistito, ma la pressione americana resta costante. Anzi, in crescita con Donald Trump alla Casa Bianca.
Terzo, alimenta la confusione tra prodotti autentici e imitazioni, danneggiando la reputazione delle denominazioni italiane e riducendo il valore percepito dai consumatori internazionali.
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