(Adnkronos) – Immotus nec iners: fermo, ma non inerte. È questa, in sintesi, la linea del governo sul nuovo capitolo del risiko bancario che sta ridisegnando gli equilibri del credito italiano. L’esecutivo evita di prendere posizione sulle singole operazioni, ma ribadisce di seguire con attenzione un processo nel quale mercato, politica e regolazione sono ormai inscindibili.
A sintetizzare l’approccio è stato il sottosegretario al Ministero dell’Economia, Federico Freni: “Il mercato va e il governo osserva”, una formula che conferma la volontà dell’esecutivo di non interferire direttamente nelle dinamiche industriali, pur mantenendo alta l’attenzione sugli sviluppi.
Sulla stessa linea, ma con qualche sfumatura differente, si è espresso anche Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, analizzando con l’Adnkronos il fermento che sta caratterizzando il settore dopo l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps e le indiscrezioni su un possibile rafforzamento di Crédit Agricole nel capitale di Banco Bpm. “Io non sono né soddisfatto, né non soddisfatto”, ha affermato Osnato. “Come giustamente dice il sottosegretario Freni, noi osserviamo e osserviamo felicemente che le norme che anche il governo ha messo a disposizione del mercato hanno fluidificato un settore che era immobile da tanto tempo”.
Per il presidente della Commissione Finanze, il punto centrale resta la tutela degli interessi strategici del Paese. Alla domanda su eventuali motivi di preoccupazione, Osnato ha risposto: “l’unica preoccupazione che noi abbiamo è quella di salvaguardare il risparmio degli italiani e l’interesse nazionale”. Obiettivi che, secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, possono essere garantiti anche dagli strumenti già previsti dall’ordinamento, “a partire dal Golden Power”, motivo per cui “osserviamo”.
Le dichiarazioni confermano come il governo intenda mantenere un ruolo di vigilanza piuttosto che di intervento diretto. Una posizione che riflette la natura stessa del nuovo risiko bancario, dove ogni operazione non può più essere letta esclusivamente con le lenti del mercato.
Secondo una fonte molto ben informata contattata da AdnKronos, il consolidamento del settore si muove lungo una triade ormai imprescindibile: regolamentazione, politica e mercato. Le strategie industriali degli istituti devono confrontarsi con i vincoli delle autorità di vigilanza, con gli strumenti di tutela dell’interesse nazionale e con gli equilibri politici, oltre che con le logiche finanziarie. È all’incrocio di questi tre fattori, spiega la fonte, che si giocheranno le prossime mosse del consolidamento bancario italiano. (di Andrea Persili)
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