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Unicredit-Commerzbank: la partita del risiko tra campioni europei e difesa degli interessi nazionali

(Adnkronos) – Il colpo di Unicredit su Commerz suona il gong al risiko europeo. In altre parole, al tentativo di creare campioni in grado di reggere la competizione mondiale con i giganti Usa: ne va degli investimenti sull’innovazione, sulla tecnologia, sull’intelligenza artificiale. Il confronto è impietoso, in termini di capitalizzazioni: JPMorgan da sola sfiora i 900 miliardi di dollari, mentre la prima banca europea è nell’ordine di 150-160 miliardi di euro. Cosa rallenta il processo? Non è questione di mercato, è noto ai management la necessità di premere sul consolidamento. E neanche di vincoli formali europei, “che infatti non ci sono” spiega all’AdnKronos Guido Rosa, presidente di Aibe. E’ questione di volontà politica, spiega ancora Rosa, “visto che ancora si pensa di difendere l’interesse nazionale ragionando in termini nazionali anziché europei”. La vicenda tedesca, continua il presidente Aibe, con i sindacati e il governo schierati contro la banca guidata da Andrea Orcel “è esemplificativa di quello che si può chiamare un problema ancora di appartenenza geografico-nazionalista”. 

Ma è davvero solo questione di nazionalismo finanziario? Dal finanziamento alla grande industria europea sino alla promessa di più alti rendimenti a chi investe, tutto sembra militare per questa ondata di M&A, italiana ed europea. Eppure, come sottolineato all’AdnKronos da Paolo Ferrè, incaricato di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza per il credito e la finanza, dietro le operazioni consolidamento possono celarsi esternalità da non trascurare : allontanamento delle banche dal territorio, desertificazione, credito ridotto alle piccole e medie imprese (in Italia il 95% delle imprese attive ha meno di dieci addetti) e alle famiglie sono quello che qualcuno già chiama l’altra faccia del risiko. Con il patrimonio delle famiglie ai massimi storici, quasi 6500 miliardi, “aumenta anche la responsabilità del sistema bancario”, dice proprio oggi il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Anche perché la tutela del risparmio è un principio scolpito nella Costituzione della Repubblica. Quale la rotta da percorrere?  

“Diversificazione”, risponde all’AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance presso Sda Bocconi. “L’industry in generale si sta muovendo verso la polarizzazione tra player locali (dove per locali intendo anche banche con presenza in contesti nazionali ma ma limitata a livello internazionale) e grandi gruppi globali: è il percorso segnato”. Certo, ci si deve confrontare con scenari politici e geopolitici che possono accelerare o rallentare il processo. Ed è altrettanto evidente che banche a forte contenuto identitario nazionale (Commerzbank) “hanno anche un valore politico in quanto leve di “comunicazione/contatto” con il cliente/elettore”. “Ma – prosegue ancora Calcaterra – nel caso di Unicredit e Commerzbank l’integrazione, avendo solide basi industriali, è condizionata alla definizione di equilibri futuri di governance che sono raggiungibili”. Insomma: davvero questa operazione può essere la prima nota di un nuovo spartito finanziario europeo. Nei giorni scorsi, chiacchierate informali  

 

finanza

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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