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Corinne Baroni, Teatro Coccia: “Il sostegno dei privati consolida le strategie. Ma serve esperienza”

(Adnkronos) –
Nei quasi sette anni di esperienza a Novara, il direttore ha lavorato in sinergia con territorio e comunità: “Il teatro è un motore di crescita per tutti, ma bisogna spiegarne l’importanza. Per questo servono strategie e visioni ben precise”
  Novara, 26 marzo 2025.Nuove strategie. Questa l’esigenza che si impone in ogni settore, per far fronte alle sfide economiche di un mondo produttivo in costante evoluzione. Sfide che, dal punto di vista culturale, appaiono quantomai delicate, soprattutto in settori la cui tradizione rende per certi versi difficile volgere lo sguardo a un futuro che richiede strategie e visioni innovative. Il teatro, in tutto questo, è senza dubbio una fra le realtà che necessita di un cambio di passo. «Il nostro settore sta vivendo una fase di profondo ripensamento – spiega Corinne Baroni, direttore del Teatro Coccia di Novara – È impensabile, oggi, programmare stagioni teatrali o elaborare strategie a lungo termine facendo affidamento sui soli finanziamenti pubblici. Il dato di fatto, però, non può e non deve rappresentare un problema. Anzi, deve essere il punto di partenza per ripensare la gestione di un teatro, lavorando per individuare nuove risorse». Risorse che, nel tempo, hanno visto avvicinarsi sempre di più il mondo culturale a quello delle imprese, consolidando pratiche, come il fundraising, che in Italia hanno già conosciuto risultati virtuosi: «La sinergia fra privati e industria culturale ha un potenziale ma ha tempi “di semina” lunghi che non possono prescindere dalla formazione, dallo studio e dalla sensibilità di chi si occupa di raccolta fondi. Delineare linee strategiche per la pianificazione e l’impostazione dei piani di fundraising richiede competenza, esperienza e lungimiranza». Formazione, quest’ultima, che nel 2018 ha permesso alla Baroni di arrivare a Novara con un’idea ben precisa di quale sarebbe stato il suo compito di direttore: «Lavorare per far comprendere al territorio l’importanza di investire nelle istituzioni culturali». Questo il punto di partenza, che ha permesso al Teatro Coccia di dotarsi di un’area Ricerca e Sviluppo dedicata al coinvolgimento di finanziatori e sostenitori privati: «Un Teatro cresce nel momento in cui questa crescita è condivisa e supportata dall’intera comunità. Ciò significa innanzitutto elaborare strategie che veicolino questo concetto. Se un privato comprende l’importanza di sostenere il Teatro della propria città, allora è possibile innescare un processo virtuoso capace di portare beneficio a tutti». È questo il principio che ha portato in quasi sette anni il Teatro Coccia a essere fra i punti di riferimento dal punto di vista della gestione strategica: «Siamo intervenuti pesantemente sulla struttura a partire dal completo rifacimento della platea e del palcoscenico, la messa a norma di tutti gli impianti e la ristrutturazione dei locali che oggi accolgono l’Accademia AMO. Prendersi cura del luogo fisico è il primo passo per coltivarne l’identità.» Interventi resi possibili grazie al sostegno di Fondazione Cariplo e all’intervento straordinario del Comune di Novara, un esempio virtuoso di sinergia tra pubblico e privato». Un percorso che dimostra come il valore della cultura si costruisca attraverso progettualità condivise e investimenti lungimiranti. L’investimento negli interventi strutturali di un teatro ha un peso importante e non può prescindere dalle istituzioni pubbliche e delle Fondazioni private ma quando interviene un mecenate, il sostegno acquisisce un valore aggiunto:  «La partecipazione di un mecenate non è solo un contributo economico, ma un atto di identificazione profonda con il teatro e la sua missione. Chi sceglie di investire in un luogo di cultura lo fa spesso per affinità di valori, per il desiderio di lasciare un segno tangibile nella comunità e di costruire un’eredità che vada oltre il presente. Questo legame si traduce in un senso di appartenenza autentico, che rafforza l’identità del teatro e il suo ruolo nel territorio, rendendolo non solo un luogo di spettacolo, ma un simbolo condiviso di crescita e bellezza». Ma il mecenatismo si deve motivare: «È fondamentale creare un sistema di “adozione” dei progetti, strutturato in modo flessibile per offrire opportunità su misura ai sostenitori. Diversificare sia le iniziative sia i riconoscimenti permette di attrarre investimenti mirati e di valorizzare il contributo di ogni mecenate. Ad esempio, si può offrire la possibilità di associare il proprio nome a un intervento di restauro, a una stagione artistica o a un progetto educativo. Allo stesso tempo, è essenziale modulare le forme di visibilità e coinvolgimento in base alle aspettative dei finanziatori: alcuni potrebbero desiderare un riconoscimento istituzionale negli eventi, altri preferire occasioni di networking o iniziative legate alla responsabilità sociale d’impresa». In tempi difficili, un teatro non può basarsi solo sui finanziamenti esterni ed è indispensabile adottare strategie per garantirne la sostenibilità economica. Un parametro chiave per misurare l’efficienza gestionale di un teatro è la sua capacità di autofinanziamento: «Il Teatro Coccia rappresenta un modello virtuoso in questo senso: nel 2024 ha raggiunto un indice di autofinanziamento del 47%, dimostrando come una gestione basata su fiducia, progettualità e lavoro di squadra possa generare risultati concreti. La chiave della sostenibilità passa dalla diversificazione delle entrate. Un teatro non può dipendere esclusivamente dai contributi pubblici o privati, ma deve sviluppare un modello economico solido che comprenda diverse fonti di reddito. Tra queste, la vendita di servizi, l’affitto degli spazi per eventi aziendali, conferenze rappresentano un’opportunità che permette di ottimizzare l’uso delle strutture. Anche l’incremento della biglietteria, attraverso strategie di marketing mirate e un ampliamento del pubblico, è un obiettivo fondamentale Ma esigenza economica con la qualità artistica devo trovare un punto di equilibrio: «La qualità artistica deve rimanere al centro di tutto. Un teatro che sacrifica la qualità per esigenze economiche perde la sua identità e il suo valore culturale. Per questo motivo, ogni strategia di sostenibilità deve essere calibrata in modo tale che il teatro non diventi un contenitore, ma rimanga un luogo di produzione artistica di eccellenza. Il bilanciamento tra sostenibilità economica e qualità passa attraverso una programmazione che unisca titoli di richiamo a produzioni innovative, la creazione di esperienze immersive per il pubblico e collaborazioni con artisti e istituzioni che possano arricchire l’offerta senza comprometterne il valore artistico». Il futuro dei Teatri dipende quindi da una visione a lungo termine che ne garantisca il futuro: «Il futuro dei teatri dipende dalla capacità di creare un ecosistema in cui pubblico, privati e istituzioni collaborino attivamente. Serve una strategia che combini finanziamenti diversificati, mecenatismo intelligente e un’offerta artistica che sappia attrarre e coinvolgere le nuove generazioni. Il teatro deve essere vissuto non solo come un luogo di spettacolo, ma come un punto di riferimento culturale, sociale ed economico per la comunità. Solo così potrà affrontare le sfide del presente e consolidare il proprio ruolo nel futuro».  
Contatti:
www.fondazioneteatrococcia.it
 —immediapresswebinfo@adnkronos.com (Web Info)

© Riproduzione riservata

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