PRATO – Un brutale regolamento di conti interno alle reti del traffico di esseri umani si è concluso con l’omicidio di Ijaz Ashraf, 26enne pakistano ucciso per strangolamento con un cavo elettrico e abbandonato lungo l’autostrada M7 in Ungheria. L’indagine, condotta dalla procura di Prato, ha svelato una trama di inganni e messinscena che ha portato all’incriminazione proprio di chi, inizialmente, si era presentato agli inquirenti come amico preoccupato.
Il 6 settembre 2023, due connazionali della vittima, identificati come Alfa e Beta, avevano denunciato la scomparsa di Ashraf, indirizzando i sospetti verso un terzo socio pakistano con cui la vittima gestiva il trasporto di migranti verso l’Austria e la Germania su una vecchia Mercedes Classe C. Secondo la loro versione, il socio avrebbe minacciato di morte Ashraf dopo una lite per la spartizione dei proventi illeciti e per la volontà della vittima di rivendere l’auto utilizzata per i viaggi.
Tuttavia, le analisi tecniche coordinate dagli inquirenti hanno rapidamente ribaltato il racconto. Sebbene Ashraf fosse stato localizzato l’ultima volta nei pressi di Bologna il 5 settembre, i tabulati telefonici hanno tradito i due denuncianti. Il cellulare di uno dei due è stato tracciato in un rapido spostamento da Prato verso il confine sloveno e poi in Ungheria proprio tra il 5 e il 6 settembre, in perfetta concomitanza con il ritrovamento del cadavere. Contemporaneamente, l’altro complice tentava di precostituirsi un alibi effettuando centinaia di chiamate senza risposta verso l’utenza della vittima tramite un servizio automatico, nel vano tentativo di dimostrare la propria estraneità e una persistente ricerca dell’amico scomparso.
Il castello di bugie è crollato definitivamente grazie alla testimonianza di un conoscente, a cui uno dei due indagati avrebbe inizialmente confessato il coinvolgimento di un fantomatico cugino nell’omicidio, per poi ammettere la propria diretta responsabilità.
La vittima, che per timore si era rifugiata per un breve periodo a Ferrara, sarebbe stata attirata in una trappola ed eliminata per motivi economici e per il controllo delle rotte migratorie europee.
Gli inquirenti procedono ora per i reati di omicidio volontario ed estorsione, in un’inchiesta internazionale che collega il distretto pratese alle direttrici del traffico illegale di migranti in territorio ungherese.



